Il film I want your sex di Gregg Araki racconta la relazione erotica e altamente esplosiva che s’instaura tra un’artista e il suo stagista di 23 anni. La loro alchimia si basa su un’asimmetria di potere, ma anche di riferimenti erotici. Quando l’artista, interpretata da Olivia Wilde, chiede al suo assistente perché la sua generazione “rovini il piacere non appena qualcosa diventa eccitante”, quest’ultimo, interpretato da Cooper Hoffman, le spiega che i millennial e la generazione Z sono cresciuti “in un’epoca in cui nulla sembra più sicuro né accettabile”, con genitori “che li hanno protetti da ogni forma di disagio”. Al che l’artista replica: “Ma il punto è proprio sperimentare il disagio!”.
Partiamo dalla diagnosi: è vero che i giovani di oggi sono incapaci di uscire dalla zona in cui si sentono a proprio agio e, di conseguenza, di lasciarsi andare nella sfera sessuale? Dal punto di vista dei dinosauri come me, sicuramente il nuovo mondo erotico appare molto controllato, molto inquadrato.
La tendenza al controllo comincia da un’attenzione minuziosa al proprio aspetto (muscolatura, depilazione, interminabili routine di bellezza), prosegue nella selezione dei partner (esame minuzioso dei social network, ricerca di campanelli d’allarme) e termina a letto (richiesta del consenso, definizione delle pratiche consentite, uso di parole di sicurezza per interrompere a comando qualsiasi interazione sessuale).
A lungo andare questo bisogno di controllo produce coppie trasparenti: secondo un sondaggio condotto dall’Institut français d’opinion publique (Ifop) e dal sito di incontri NousLib pubblicato il 30 giugno, quattro giovani su cinque accetterebbero che il proprio partner consulti l’intero contenuto del loro telefono, comprese le chat e la cronologia delle ricerche (il che implica l’accesso ai materiali con cui ci si masturba). Traduzione: o il giardino segreto non esiste, oppure non è segreto.
Stranamente questa trasparenza va di pari passo con un forte timore del giudizio. Stando allo stesso sondaggio, il 67 per cento dei giovani uomini e il 56 per cento delle giovani donne tra i 15 e i 29 anni hanno già rinunciato a esprimere al proprio partner un desiderio sessuale. Come osserva l’Ifop, “se queste fantasie rimangono taciute, è perché fanno paura: il 57 per cento dei giovani è già stato sorpreso, o addirittura destabilizzato, da qualche suo desiderio”.
Sessualità pericolosa
Se ci attenessimo a questa descrizione, la protagonista di I want your sex non avrebbe del tutto torto quando si mostra sprezzante verso le nuove generazioni. Ma prima di lamentarci perché “era meglio prima”, osserviamo i fatti. Perché, come vi ho spiegato in dettaglio nella mia rubrica del mese scorso, i giovani sotto i 35 anni apprezzano in massa pratiche sessuali che, personalmente, definirei “dure”. Circa il 60 per cento delle giovani donne e il 43 per cento dei giovani uomini avrebbe già ricevuto schiaffi, graffi, morsi o si sarebbe fatto tirare i capelli durante un rapporto sessuale (Ifop/Joyclub, giugno 2026). Più di un terzo delle donne e quasi un quarto degli uomini sono già stati strangolati o imbavagliati: gesti che rischiano di causare gravi incidenti.
Capite già dove voglio arrivare: è difficile definire queste pratiche una “zona di comfort”. Ancora meno se si riconosce che ormai fanno parte del normale copione erotico, e in quanto tali non sempre sono messe in discussione.
E qui arriviamo a una narrazione che mette in crisi i nostri discorsi da dinosauri: se i ragazzi e le ragazze cercano di più la sicurezza è perché la loro sessualità è oggettivamente più pericolosa. Se si interrogano costantemente sull’accettabilità di questo o quel gesto, è perché la loro normalità sessuale li espone di continuo alla questione dei limiti. Da ciò la mia immensa saggezza trae una conclusione inoppugnabile: be’, amici miei, i giovani non sono poi così fessi.
Bisogna rendersi conto del ribaltamento di situazione in atto. Perché nella nostra era preistorica la sessualità funzionava a codici invertiti: il discorso della trasgressione era banalizzato (“Il sesso è meglio quando fa male”), ma il brivido vero era il kamasutra (accipicchia!). A quei tempi, a meno di non imbattersi in un appassionato di bondage e sottomissione, o di frequentare luoghi e comunità dedicate a quella sfera, era inconcepibile trovarsi a essere strangolati a tradimento.
Sentieri battuti
È giusto quindi ridere sotto i baffi quando la generazione X e i baby boomer si vantano di avventure epiche a letto. Se il salto nel buio, la perdita di punti di riferimento e la sessualità fuori dagli schemi facessero davvero parte della nostra quotidianità, viene da chiedersi perché da decenni a questa parte le riviste siano piene di suggerimenti su come rompere la routine.
E vi dirò di più: sinceramente, non sono convinta che le persone della mia età siano molto emancipate. Secondo un sondaggio del 2024, il 29 per cento dei francesi (di tutte le generazioni) non ha mai parlato delle proprie fantasie con nessuno, e solo il 52 per cento ne ha parlato con un partner. Anche tralasciando le pratiche basate sulla paura, sul dolore, sulla coercizione o sull’umiliazione, è difficile definire il nostro un repertorio sessuale da mattacchioni. Certo, noi dinosauri abbiamo paura di correre rischi, di apparire brutti, ridicoli, smarriti, rifiutati!
Ed è assolutamente normale: anche senza ferirci fisicamente o psicologicamente, una sessualità genuinamente avventurosa ci destabilizzerebbe. Ci darebbe l’impressione di essere incompetenti, incapaci di sapere cosa dire, cosa fare o come reagire. Come accettare gesti incerti e posizioni mal riuscite, proprio quando nella sessualità si concentrano le nostre vulnerabilità, i nostri segreti e, in una certa misura, la nostra identità?
Per allontanare queste angosce, preferiamo restare sui sentieri battuti: nella nostra zona di comfort, con una forma di controllo. E a questo proposito, anche se il suo film mi è piaciuto molto, invece del conflitto schematico tra generazioni messo in scena da Araki vorrei proporre una riflessione più sfumata: due epoche diverse hanno scelto due modi diversi di fare i conti con il concetto di pericolo. Perché in realtà lasciarsi andare è complicato per tutti. Anche per chi sostiene di non mettere alcun ego nelle proprie avventure sessuali.
D’altra parte potremmo benissimo rinunciare al fascino dell’incontrollabile e accontentarci dei sentieri battuti. Probabilmente vivremmo felici. Ma ciò significherebbe ignorare il funzionamento del nostro desiderio, che aspira legittimamente alla novità e all’imprevedibilità, e continua a farci fantasticare su una sessualità in cui poterci lasciare andare del tutto.
In I want your sex Gregg Araki ci propone una soluzione semplicissima: affidare il controllo a qualcun altro, nel bene e nel male. È proprio ciò che sceglie di fare il suo protagonista, che rinuncia a qualsiasi responsabilità per vivere al meglio fantasie più o meno deliranti (che non sono nemmeno necessariamente le sue). Non importa cosa sia “sicuro o accettabile”, non importa la morale o la questione dei limiti, lui farà ciò che gli viene detto di fare, anche quando non è pronto, anche quando non è sicuro di sé. Quando gli viene chiesto di descrivere come si sente nel ruolo di schiavo, l’unica parola che pronuncia è “gratitudine”. Possiamo davvero biasimarlo?
(Traduzione di Francesco Graziosi)
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