Mentre i democratici statunitensi continuano ad analizzare le macerie lasciate dalle disastrose elezioni del 2024, c’è una verità impossibile da ignorare: il partito sta continuando a perdere sostegni tra gli elettori della classe lavoratrice, un problema che i passi falsi di Donald Trump non bastano a risolvere. La sua rielezione ha dimostrato che i lavoratori statunitensi, dagli uomini neri e latinoamericani ai giovani con un reddito basso, si sentono sempre più lontani dal Partito democratico.

Forse i democratici di oggi non sono sprezzanti nei confronti della classe operaia come lo era stato il democratico Chuck Schumer prima delle elezioni del 2016, quando aveva dichiarato che per ogni voto operaio perso, il suo partito ne avrebbe potuto guadagnare due tra i repubblicani laureati. Tuttavia, è evidente che molti democratici continuano a pensare che conquistare il voto dei lavoratori non sia essenziale per sconfiggere il movimento Make America great again (Maga) o per costruire una coalizione progressista e duratura.

Un nuovo rapporto pubblicato dal Center for working class politics (Cwcp) e dalla rivista Jacobin, basato sull’analisi di centinaia di sondaggi condotti negli ultimi sessant’anni, suggerisce che gli elettori della classe lavoratrice non sono irraggiungibili, se i democratici sono disposti a puntare su una politica populista in campo economico. Il rapporto indica infatti che i lavoratori statunitensi sostengono da tempo (e in larga maggioranza lo fanno ancora) l’idea di un programma progressista per l’economia. Se i democratici mettessero queste linee guida al centro della loro agenda politica, non solo potrebbero migliorare le condizioni dei lavoratori, ma sarebbero anche in grado di ricostruire la fiducia della parte di elettori di cui hanno più bisogno.

Le riforme economiche progressiste – aumento del salario minimo a livello federale, garanzie sul lavoro, espansione della previdenza sociale, aumento delle tasse per i ricchi e degli investimenti pubblici in settori come l’istruzione e le infrastrutture – sono sostenute dagli elettori tendenzialmente democratici e anche da buona parte della base elettorale di Trump.

Oggi i vertici nazionali del Partito democratico sembrano non avere idea di come ricostruire il legame con questi lavoratori, ma in tutto il paese una nuova generazione di populisti in campo economico sta indicando la strada da seguire. A New YorkZohran Mamdani ha vinto le primarie democratiche grazie a una campagna elettorale basata sulla promessa di tassare i ricchi, finanziare il settore pubblico e contrastare i grandi proprietari di immobili.

In Nebraska il leader sindacale indipendente Dan Osborn – meccanico e attivista – si è candidato con un programma incentrato sui diritti dei lavoratori e sul controllo dell’operato delle multinazionali, staccando Kamala Harris di quattordici punti in uno stato tradizionalmente dominato dai repubblicani.

In alcuni distretti decisivi per la camera i democratici che puntano sul populismo economico stanno ottenendo risultati incoraggianti. Nel 17° distretto della Pennsylvania, il veterano della marina Chris Deluzio propone un “patriottismo economico” e attacca le élite finanziarie del paese e gli accordi commerciali sfavorevoli, promettendo allo stesso tempo di ricostruire l’industria nazionale e rafforzare i diritti dei lavoratori.

Nel 2° distretto del New Mexico, Gabe Vasquez ha basato il suo programma su una critica feroce dell’avidità della grandi aziende, accusando gli amministratori delegati e i grandi investitori di preoccuparsi solo dei profitti, penalizzando i lavoratori. Vasquez sostiene l’aumento del salario minimo fino a 15 dollari e il taglio delle tasse per le famiglie di lavoratori.

Nel 3° distretto del Wisconsin la democratica Rebecca Cooke – cameriera e piccola imprenditrice cresciuta in una fattoria – sta preparando il suo ritorno nel 2026. Nel 2024 era andata meglio degli altri candidati democratici, ma non era stata eletta per meno di tre punti percentuali. Si era candidata prendendo di mira l’aumento dei prezzi indiscriminato imposto dalle grandi aziende, promettendo di espandere il programma a sostegno degli alloggi nelle zone rurali e difendendo le famiglie degli agricoltori.

Questi candidati operano in contesti diversi e hanno posizioni ideologiche eterogenee, ma condividono una precisa strategia politica: si presentano come populisti in campo economico molto rigorosi e si rivolgono agli elettori della classe lavoratrice con un linguaggio semplice, diretto ed empatico.

Al contrario di molti opinionisti di centro, che hanno bisogno di evitare una retorica radicale, i democratici non devono sposare il conservatorismo sociale. Lo studio del Cwcp dimostra che i lavoratori, pur posizionandosi in genere a destra della classe media sulle questioni culturali, hanno una visione moderata e in alcuni casi addirittura progressista in ambiti come l’immigrazione, l’aborto e i diritti civili. Questi elettori non vogliono che i democratici imitino i repubblicani sui temi più delicati, ma preferirebbero ricevere un messaggio basato sul buon senso e sulla loro realtà economica.

Gli elettori della classe lavoratrice non si limitano a sostenere i politici che presentano proposte sensate. La nostra ricerca precedente, infatti, indica che queste persone vorrebbero essere rappresentate da leader che capiscano i loro problemi, condividano un percorso simile a loro e parlino chiaramente di cosa intendono fare e perché. Di conseguenza il cammino verso la riconquista dei lavoratori passa attraverso l’autenticità, la chiarezza e un impegno credibile a migliorare la vita delle persone.

Sfortunatamente, i vertici nazionali del Partito democratico sono molto lenti ad adattarsi. La campagna condotta da Harris nel 2024 comprendeva ambiziose proposte economiche che avrebbero portato benefici a milioni di statunitensi, ma nel corso delle presidenziali la candidata democratica è diventata sempre più riluttante ad affidarsi al populismo economico, puntando invece su una strategia costruita attorno alla paura di Trump. Forse in questo modo Harris ha accontentato i finanziatori e i consulenti, ma di sicuro ha perso il sostegno di molti lavoratori e ha permesso ai repubblicani di presentarsi come paladini del popolo.

Questo vuoto ha concesso ai repubblicani la possibilità di sbandierare promesse impregnate di populismo economico, e questo nonostante il loro programma fosse favorevole soprattutto alle grandi aziende e ai cittadini più ricchi. La cosiddetta grande e bellissima legge di Trump, spacciata come una manna per la classe lavoratrice, ha invece stabilito una massiccia riduzione delle tasse per i ricchi.

I parlamentari repubblicani hanno attaccato i sindacati e i programmi di assistenza sociale, mosse del tutto in contrasto con le preferenze della classe lavoratrice. Eppure la mancanza di un’alternativa democratica affidabile ha permesso al populismo dei miliardari di destra di mettere radici. Se i democratici vogliono ricostruire una maggioranza duratura, avranno bisogno di candidati capaci di concentrarsi sul populismo economico e in grado di stare lontani dalle guerre culturali.

Per arrestare il declino del Partito democratico tra gli elettori della classe lavoratrice non servono luoghi comuni e foto in posa con i caschi da operai, ma un cambiamento reale nelle priorità politiche. I democratici dovrebbero creare campagne elettorali che si concentrino su miglioramenti economici concreti e promuovere candidati che rappresentino le esperienze dei lavoratori. Di sicuro serve un messaggio chiaro che metta la classe e la dignità al centro della politica del Partito democratico.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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