Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Frédéric, 55 anni.

Il primo giorno

“Vivo nel dipartimento delle Alte Alpi, una regione turistica dove lavoro come stagionale, il che mi permette di viaggiare nel resto del tempo. Nel 1988, l’anno dei miei 25 anni, decido di attraversare l’Atlantico a vela facendo una sorta di autostop nautico. Su consiglio di un amico vado a Palma di Maiorca, dove faccio qualche lavoretto sulle barche a vela, soprattutto pulizie o piccole riparazioni, per conoscere persone che possano prendermi a bordo.

Nonostante i miei sforzi non trovo nulla, finché un giorno passo davanti al Félin, uno Swan 65 ormeggiato nel porto che farebbe morire d’invidia i miei amici appassionati di vela. Mi vesto bene per fare una buona impressione sullo skipper. Malgrado la mia mancanza di esperienza devo essergli sembrato abbastanza credibile, perché mi assume per una traversata atlantica fino alle Antille. Sono entusiasta all’idea di partire con degli sconosciuti!

La sera mi invitano a conoscere il resto dell’equipaggio, entro subito in sintonia con una ragazza tedesca che per navigare ha messo in pausa i suoi studi. Lavora già da un po’ sul Félin. Mentre lo skipper è un ex militare della marina britannica, simpatico ma piuttosto burbero, Lena è cordiale. Calorosa e sorridente, si preoccupa del benessere dei nuovi arrivati. Sembra quasi che la barca sia sua.

È con lei che condividerò i turni di guardia: tre ore al timone, noi due, ogni sei ore, giorno e notte. Non ci si ferma mai. Viviamo il momento presente, guardiamo gli arcobaleni salire dal mare per poi rituffarsi a centinaia di chilometri di distanza, osserviamo le stelle cadenti e parliamo delle nostre sensazioni.

Soli al mondo per un mese, condividiamo le nostre vite, in mezzo all’oceano. Per quanto mi riguarda, vivo una relazione libera e felice con la mia ragazza rimasta in Francia; Lena, invece, ha appena lasciato il fidanzato. Ha solo vent’anni ma ha già una grande esperienza: ha passato parte della sua vita nel Regno Unito e poi in Brasile, prima di trasferirsi a Maiorca. Ci confidiamo, ma ci sono anche momenti in cui stiamo vicini senza dirci nulla. Guardiamo la curvatura della Terra, con l’impressione di trovarci su un pallone blu.

Mentre il viaggio è quasi al termine, vorrei confessarle i miei sentimenti, che sono diventati sempre più intensi. Ma non oso, è troppo difficile. E se mi rifiuta, cosa facciamo? Non possiamo certo andare ognuno per la sua strada! Quando trovo il coraggio di parlarle, lei ha già capito. ‘Ma hai una ragazza in Francia, no?’. Io le piaccio, ma non l’idea di cominciare una storia sulla barca. ‘Staremmo troppo appiccicati’.

Dopo il nostro arrivo in Guadalupa, lo skipper tira fuori una bottiglia di champagne. Ho un nodo allo stomaco, non voglio lasciare né Lena né la barca. È un po’ come aver trovato la propria casa e poi, all’improvviso, ritrovarsi in mezzo alla strada. Ci stringiamo forte tra le braccia. Mi rendo conto di aver vissuto più un’esperienza di vita che di navigazione, che mi ha legato profondamente a Lena.

Per un anno ci scriviamo regolarmente. Una sera, mentre lavoro in un club di kayak nel dipartimento del Var, nel sud della Francia, vedo qualcuno avvicinarsi, è lei. Indossa dei sandali, pantaloncini e maglietta e ha lo zaino in spalla. È venuta a trovarmi senza avvertirmi, ma non sono sorpreso. Entrambi sapevamo che quel momento sarebbe arrivato. Quel giorno diventiamo amanti”.

L’ultimo giorno

“Tra poco è il mio compleanno e sto per fare un passo importante. Con mia moglie decidiamo di organizzare una grande festa in mezzo alla natura. Il programma prevede cocktail e grigliata. È l’occasione per ritrovare gli amici dell’università, ma anche una persona che ho perso di vista da tempo, Lena. Sapendo che ha tradotto qualche libro, rintraccio il suo editore, che mi dà il suo contatto.

Il giorno della festa la riconosco subito tra tutti gli invitati. Alta, bionda, i capelli ricci. È bella, non è cambiata per niente. È venuta con i suoi due figli, che hanno all’incirca la stessa età dei miei. Sono felice ed emozionato di starle accanto, ma non voglio che si noti troppo. Lei sembra un po’ imbarazzata: ‘Dai, vai dagli altri’, mi sussurra.

Dopo i festeggiamenti ci mandiamo regolarmente delle mail. Lei sta vivendo un divorzio difficile che si trascina da tempo. Da parte mia, sto rimettendo in discussione tutta la mia vita, sia a livello professionale sia familiare, e sono sul punto di separarmi da mia moglie. Con Lena ci diamo appuntamento di nascosto ad Annecy. Non appena mi vede, parcheggia l’auto sul marciapiede e mi salta al collo. Ricominciamo ad avere una relazione piena di follia ed estasi, dobbiamo liberarci di tante cose.

Per tre giorni ci svegliamo e ci addormentiamo a qualsiasi ora, non so nemmeno come facciamo a mangiare. Viviamo fuori dal tempo. A più riprese ci ritroviamo in segreto. Mi lego sempre di più a lei. In estate spero che, per una volta, passeremo un mese insieme. Ma mi rendo conto che lei vede la nostra relazione come qualcosa di saltuario. Al telefono mi dice che è finita e mi dà appuntamento per un ultimo saluto. Sono distrutto.

Ci ritroviamo una mattina sulla ‘nostra’ panchina ad Annecy. Sono sdraiato lì, sotto un grande pino, vicino a una passerella di cui scoprirò più tardi il nome: ‘il ponte degli amori’. La aspetto, assonnato, dopo una notte difficile. Sento che sta arrivando. Quando ci stringiamo tra le braccia, scoppio in lacrime. Mi regala dei quaderni e delle penne, perché sa che mi piace scrivere.

Passiamo la giornata a rimandare il momento della separazione. Facciamo il bagno, parliamo d’altro. ‘Vieni, andiamo a prendere un caffè’, mi propone. La voce di Francis Cabrel risuona nella brasserie. Lei riconosce subito la melodia, anche se questo cantante non è affatto conosciuto in Germania. Mi ricorda che le facevo ascoltare le sue canzoni durante i turni di guardia sul Félin. Ha conservato la cassetta che le avevo regalato.

‘È strano, la gente penserà che siamo pazzamente innamorati, mentre invece ci stiamo per dire addio per sempre’, mi dice. Cerco un modo per tenerla ancora un po’ con me. Le sussurro che le ho lasciato un regalo nell’appartamento. Ma lei non sale, perché sa che rischierebbe di passare la notte con me. Mentre si appresta a tornare da alcuni amici in Svizzera, salgo sulla sua auto per prolungare il nostro momento insieme.

All’ultimo bivio prima dell’autostrada, accosta in una stradina, un posto squallido, dove continuiamo a parlare senza accorgerci del tempo che passa. Quando alla fine apro la portiera, resto per dieci minuti con un piede dentro e uno fuori. Non riusciamo a separarci. Va avanti così per un po’. Alla fine chiudo la portiera, lei parte a tutta velocità, senza guardare la strada. Proprio in quel momento arriva un’auto. Urlo. Per fortuna va tutto bene”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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