Da tempo c’è chi denuncia i danni che l’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale può fare al diritto d’autore e ai musicisti. L’ultimo esempio in ordine di tempo che sembra dargli ragione è quello della musicista folk Emily Portman, che di recente ha scoperto di essere stata truffata da qualcuno che aveva pubblicato nelle sue pagine di Spotify e altri servizi di streaming della musica generata con l’intelligenza artificiale per sottrarle i profitti derivanti dal copyright.

A luglio Portman ha ricevuto un messaggio da un fan che elogiava il suo nuovo album e diceva: “La musica folk inglese è in buone mani”. Così ha seguito un link ed è stata indirizzata a quella che sembrava essere la sua ultima uscita. “Ma non l’ho riconosciuta, perché non avevo ancora pubblicato un nuovo album. Ho cliccato e ho scoperto un album disponibile ovunque: su Spotify, iTunes e su tutte le piattaforme online”, ha raccontato Portman.

Il disco s’intitolava Orca. “Era musica evidentemente generata dall’intelligenza artificiale, che era stata abilmente addestrata, credo, su di me. La voce aveva lo stile folk più vicino possibile al mio che un’ia potesse creare”. Anche la strumentazione era molto simile. Era qualcosa che Portman, vincitrice di un Bbc Folk Award nel 2013, ha trovato “davvero inquietante”. I brani erano stati inseriti anche nei cataloghi ufficiali dei negozi online.

Di solito, quando la musica generata dall’intelligenza artificiale compare sulle piattaforme, viene pubblicata sotto falsi nomi o usando quelli di artisti famosissimi, ma senza finire direttamente sui loro profili ufficiali. Stavolta, invece, è successa una cosa nuova: un’artista già affermata, ma non una superstar, è diventata bersaglio di uscite fasulle. Il fenomeno riguarda perfino musicisti morti, che improvvisamente si vedono attribuiti “nuovi” album creati artificialmente.

Nel caso di Portman, dopo Orca è apparso anche un altro disco, questa volta ancora meno credibile: “Venti tracce banali e strumentali. Solo spazzatura prodotta da un algoritmo”, ha commentato l’artista. Portman ha presentato denunce per violazione del copyright, ma il processo di rimozione è stato lungo e complesso. Alcune piattaforme hanno reagito rapidamente, ma Spotify ci ha messo tre settimane e, ancora oggi, la cantautrice sostiene di non avere pieno controllo del suo profilo ufficiale.

Spotify, da parte sua, ha dichiarato: “Questi album erano stati erroneamente aggiunti al profilo di un’artista con lo stesso nome e sono stati rimossi una volta segnalati”. Una spiegazione che la musicista considera poco convincente. Non è sola. Altri musicisti hanno raccontato esperienze simili. Josh Kaufman, produttore e autore di New York noto anche per aver collaborato con Taylor Swift nell’album Folklore, ha ricevuto messaggi da fan confusi per una presunta svolta stilistica nelle sue ultime uscite, che però non c’erano mai state.

Inganni più facili

Tra i musicisti colpiti di recente figurano anche il frontman dei Wilco Jeff Tweedy, Father John Misty, Sam Beam degli Iron & Wine, Teddy Thompson e Jakob Dylan. Tutte le pubblicazioni false sembrano provenire dalla stessa fonte, accomunate da grafiche generate dall’ia e attribuite a tre etichette discografiche, due delle quali con nomi indonesiani. Spesso compare lo stesso autore, Zyan Maliq Mahardika, già associato a brani contraffatti in altri generi, dal metalcore alla musica cristiana.

Secondo Tatiana Cirisano della società di consulenza Midia Research l’ia “sta rendendo più semplice per i truffatori ingannare gli ascoltatori”, con l’obiettivo d’incassare soldi. È probabile che i falsari prendano di mira artisti meno noti per operare sottotraccia, evitando di colpire superstar che potrebbero subito mobilitare i colossi dello streaming.

Le piattaforme, intanto, sostengono di impegnarsi a individuare e rimuovere i contenuti fraudolenti, anche grazie all’uso della stessa intelligenza artificiale. Ma la partita è tutt’altro che chiusa: più i distributori affinano i sistemi di riconoscimento, più i truffatori perfezionano le loro strategie di elusione. Un gioco infinito di guardie e ladri che ricorda da vicino l’epoca del download illegale. Per gli artisti e gli ascoltatori, al momento, il problema non sembra di facile soluzione, perché ci vorrà tempo per mettere a punto delle leggi in grado di risolvere il problema.

Questo testo è tratto dalla newsletter Musicale.

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