Cosa si può dire di un nuovo film di Spider-Man se non, con tono di incredulità, “Ne è uscito un altro?!”. Ma in effetti qualcosa da dire c’è. Il regista di Spider-Man: brand new day è Destin Daniel Cretton, che nel 2021 ha diretto anche Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli. A me era piaciuto: era un film spensierato e ironico, con scene di azione eccellenti e un bel lavoro sui personaggi secondari, e che per un po’ ha reso Simu Liu una star di Hollywood. Tra l’altro mi piacerebbe molto vedere più film con Simu Liu, e non intendo quelli in cui interpreta particine tipo uno dei Ken in Barbie (2023) o uno dei vari Avengers, come accadrà quando tornerà nei panni di Shang-Chi nel prossimo Avengers: doomsday. È giusto che il ragazzo si guadagni da vivere, ma è davvero un peccato vedere che Hollywood sprechi così il suo fascino carismatico.
Ora le giovani star che stanno ricevendo più coccole da parte del settore sono Tom Holland e Zendaya, che in questi giorni tornano sugli schermi per il quarto episodio della versione più recente dell’Uomo ragno, dopo la trilogia Spider-Man: homecoming (2017), Spider-Man: far from home (2019) e Spider-Man: no way home (2021). Con le loro interpretazioni di Spider-Man/Peter Parker e la sua irriverente fidanzata Michelle “MJ” Jones-Watson in questo avvio di una nuova trilogia – dio mio, non ci danno tregua – Holland e Zendaya hanno raggiunto un picco professionale, complici anche il loro matrimonio molto pubblicizzato e la loro partecipazione in Odissea, il successo di epiche proporzioni uscito solo qualche settimana fa e ancora in sala su schermi rivali.
In Spider-Man: brand new day sono entrambi molto più bravi. Il tono da bravo ragazzo con accento americano ingenuamente entusiasta adottato da Holland – che è britannico – suona strano e distrae quando veste i panni di Telemaco, principe di Itaca e giovane figlio inesperto di Ulisse, mentre funziona alla perfezione nell’atmosfera giocosa e fumettistica dei film di Spider-Man. E a Zendaya, che è sempre bellissima, il ruolo della dea Atena nella riscrittura di Christopher Nolan, quello di spettatrice preoccupata senza niente di divino, non le rende giustizia. In questo film invece ha un atteggiamento meravigliosamente moderno e un ottimo senso dei tempi comici. E con Tom Holland hanno un modo rilassato di scambiarsi le battute che è al tempo stesso dolce e divertente.
La cosa migliore di Spider-Man: brand new day è che non cerca di essere nient’altro che un film gioiosamente divertente, un misto di azione frenetica, molte risate e tantissimo dramma emotivo. E poi c’è pochissima di quella profondità fasulla che ci si aspetta quando alcuni registi di cui non faremo il nome assumono l’incarico di dirigere un film di supereroi. Il film è già un successo colossale, con un record di incassi nel giorno di lancio che ha battuto quello di un altro film della Marvel, Avengers: endgame (2019).
Spider-Man: brand new day riprende dal punto in cui si era interrotto il film precedente, riassumendo in poche righe nei titoli di testa la trama, in cui Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) aveva lanciato un incantesimo per far dimenticare al mondo di Peter Parker, la cui identità era trapelata con conseguenze potenzialmente disastrose. Il risultato è che Spider-Man ora può continuare a lottare contro il crimine a New York senza che nessuno conosca la sua vera identità, comprese però anche le persone a lui più care, ossia la sua ragazza MJ e il suo amico Ned Leeds (Jacob Batalon).
Dopo che la sua affettuosa zia May (Marisa Tomei) è morta a causa del suo legame con Spider-Man, Peter ora vive una vita di isolamento monacale, dedito solo alla lotta solitaria contro nemici pericolosi e cattivi. Il suo rapporto più stretto è quello con la poliziotta Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas), con cui parla al telefono di rapine e pericoli per la gente comune.
È una trama da supereroi che abbiamo visto un milione di volte: un personaggio idolatrato dal pubblico per la sua velocità, la sua forza e le sue imprese eroiche che conduce in realtà una vita infelice e solitaria, deve ritrovare qualche forma di autentico legame umano per riuscire a salvarsi. Ci affascina il romanticismo cupo di questo tipo di personaggio, così come ci appassionano sempre le storie delle star del cinema che sembrano avere tutto - bellezza, denaro, fama, adorazione - mentre poi si scopre che sono sempre state tormentate e infelici.
Poteri incontrollabili
Le disavventure di Peter Parker/Spider-Man, però, non finiscono qui, perché stavolta deve fare i conti anche con un problema potenzialmente fatale, scatenato proprio dalla sua angoscia: nel suo organismo infatti si registra un’impennata degli ormoni aracnidi legati allo stress e questo rende i suoi poteri instabili e poco controllabili. All’improvviso le ragnatele cominciano a uscirgli direttamente dai polsi anziché dalla tuta, e lui non riesce a deciderne la quantità: a volte non esce nulla, altre volte ne produce così tante da risvegliarsi avvolto in un bozzolo, sospeso sull’orlo di un edificio.
Peter prova diversi rimedi scientifici, dando vita a scene divertenti mentre barcolla, precipita e schizza via in modo imprevedibile per tutta la città. Questo però è il momento peggiore per perdere il controllo dei propri poteri, perché a New York opera una nuova e misteriosa forza distruttiva: un’entità invisibile che si impossessa degli esseri umani passando rapidamente da una persona all’altra, lasciandole poi ad agitarsi avanti e indietro come quei pupazzi tubolari gonfiabili che ondeggiano davanti ai concessionari di auto usate. Spider-Man quindi non ha idea di chi sia il suo avversario: continua a imbattersi in persone a caso che per strada lo fissano con aria di scherno, gli intimano di stare al passo e gli dicono sprezzanti: “Sei solo un ragno”.
Nel frattempo, Peter/Spidey ha tutto il tempo di struggersi seguendo a distanza MJ e Ned, sprofondando ancora di più nella tristezza. Passatempo favorito dal fatto che Ned è costantemente online e che ha una passione per Spider-Man, al punto da aver inventato uno “Spidey-tracker” per telefoni che tornerà utile in più di un’occasione.
In questo film il talento affiora dappertutto: attori straordinariamente dotati compaiono in piccoli ruoli e offrono senza sforzo interpretazioni magnifiche. Florence Pugh è, come sempre, favolosa nei panni di Yelena Belova/Black Widow: in alcune scene se ne sta comicamente immersa in una vasca termale, che lei chiama “il mio ufficio”, e liquida con ironia le questioni di poco conto - anzi, i “problemini” - di cui si occupa Spider-Man, a differenza dei problemoni che affrontano gli Avengers. In qualche modo, il tono pop e leggero del personaggio rende lo straordinario talento recitativo di Pugh ancora più sorprendente di quanto appaia quando interpreta ruoli più impegnativi.
Mark Ruffalo arricchisce la sua interpretazione di Bruce Banner/Hulk di ogni sorta di sfumatura, perché a quanto pare è uno che deve fare le cose fatte per bene, invece di limitarsi a recitare svogliatamente e incassare un enorme compenso per una manciata di scene. Anche Sadie Sink, già vista in Stranger things, ha un ruolo importante di cui non posso dire nulla per non svelare troppo, se non che è molto convincente. Qui è ben rappresentato anche il talento proveniente dalla televisione, con Tramell Tillman che porta nel film le stesse qualità enigmatiche mostrate in Severance e Liza Colón-Zayas di The bear che riesce a offrire un’interpretazione sorprendentemente calorosa in un ruolo generico da poliziotta buona.
L’unica interpretazione di cui avrei fatto volentieri a meno è quella di Jon Bernthal nei panni di Frank Castle/Punisher: il suo giustizialismo machista è rappresentato con un’aggressività talmente grossolana che, alla lunga, infastidisce vedere Peter/Spidey che continua a fidarsi di lui. Bernthal – che era anche in Odissea, dove interpretava Menelao come un bruto assetato di vendetta – ultimamente sembra sbucare fuori da tutte le parti, sempre alle prese con diverse varianti di mascolinità tossica. Immagino non sia colpa sua se ha quell’aspetto da duro con il naso rotto, ma certo, che razza di modo di guadagnarsi da vivere!
Comunque, se cercate un intrattenimento facile, Spider-Man: brand new day offre diversi elementi di distrazione in grado di accompagnarvi per tutta la durata del film, molto lunga e, come spesso accade, sovraccarica di trama. Bisogna però ricordarsi di non lasciare vagare la mente durante la visione: soprattutto è meglio non pensare allo stato disastroso del cinema né a quello, ancora più disastroso, del mondo.
Perché se amate il cinema, l’inarrestabile macchina dei film di supereroi è ormai da tempo estenuante e deprimente: assorbe denaro, talenti, energie e attenzione mediatica, lasciando soltanto le briciole a tutte le altre opere cinematografiche potenzialmente più ambiziose. E se vi soffermate a pensare all’enorme quantità di risorse destinate a questi circhi cinematografici a cui prendiamo parte mentre siamo nel bel mezzo di decine di crisi globali potenzialmente fatali per ogni forma di vita sulla Terra, vi sentirete male al pensiero di tutto ciò che si potrebbe fare con quel denaro, invece di buttarlo via. E questo di certo non vi aiuterà a seguire con interesse il modo in cui Spider-Man riuscirà a catturare la minaccia che continua a saltare da un corpo all’altro né a chiedervi se Peter Parker troverà mai il coraggio di raccontare a MJ dell’amore che hanno perduto.
A volte, ammettiamolo, abbiamo un disperato bisogno di un po’ di vacua distrazione.
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