Prima di sbarcare a Hollywood, Kane Parsons, nella sua cameretta, aveva solo un computer economico, una fotocamera di medio livello e un’immagine sgranata trovata su un forum di 4chan.
Quando era ancora un adolescente, e online era conosciuto come Kane Pixels, pubblicava video horror a bassa risoluzione su YouTube, tra cui la serie The backrooms. Ora, a vent’anni, ha diretto un film per la famosa casa di produzione A24.
Tra i produttori del film Backrooms, appena uscito nelle sale, ci sono il regista Shawn Levy e il guru dell’horror James Wan, mentre i protagonisti del film sono due star come Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve.
Quello di Parsons non è un colpo di fortuna, ma un percorso che evidenzia un cambiamento radicale negli ambienti in cui l’industria del cinema “pesca” nuove idee, soprattutto nel campo dell’horror.
Tutto è cominciato su una bacheca di 4chan. Nel maggio 2019 un utente anonimo della sezione dedicata al paranormale ha pubblicato una fotografia di un corridoio con le pareti dipinte di giallo in un thread sulle immagini inquietanti.
Un altro utente anonimo ha risposto con un breve testo: “Se non farai attenzione al ‘noclip’, finirai nell’area sbagliata e ti ritroverai nelle backrooms, dove resterai intrappolato nel fetore di vecchi tappeti ammuffiti, nella follia del monocolore giallo e nell’infinito rumore di fondo delle luci fluorescenti che ronzano al volume massimo, perso tra due miliardi di chilometri quadrati di stanze vuote con forme senza criterio. Dio abbia pietà di te se sentirai qualcosa che vaga nelle vicinanze, perché di sicuro quel qualcosa sa benissimo dove sei”.
Noclip, un termine preso in prestito dal mondo dei videogiochi, indica la situazione in cui un utente attraversa barriere solitamente impenetrabili, come i muri, i tetti e i pavimenti. Nel contesto di Backrooms, il noclip conduce verso un labirinto apparentemente infinito di stanze vuote con le pareti giallo pallido.
Quella risposta anonima è diventata il seme di una mitologia più ampia. È il classico esempio di quello che la cultura di internet chiama creepypasta, una breve opera di finzione o folclore horror, solitamente anonima, che si diffonde attraverso le piattaforme online e invita altri utenti ad ampliarla.
Quello che ha reso The backrooms insolitamente efficace è l’immagine originaria, uno degli esempi più conosciuti dell’estetica online degli “spazi liminali” (luoghi di passaggio sospesi tra due luoghi, tra due funzioni, tra due stati). Questa tendenza si basa su fotografie di aree di transito che evocano un inquietante senso di familiarità e disagio.
Il predestinato
Kane Parsons è cresciuto a Petaluma, nella California del Nord. Aveva 14 anni quando si è imbattuto nell’immagine che avrebbe dato vita alla sua serie. In un’intervista con Esquire, ha raccontato quell’esperienza: “Ho cominciato a vederla costantemente, per un paio di settimane. Ho avuto l’impressione che trasmettesse un senso di dannazione. Credo che sia ancora così”.
All’epoca Parsons si dilettava già con la regia. Dall’età di dieci anni pubblicava video su YouTube, presentando i suoi lavori ai festival locali. Il suo amore per le immagini in movimento lo ha portato a imparare come animare e creare effetti visivi suando strumenti gratuiti disponibili online.
Spinto dalla mitologia e dall’immaginario sulle backrooms, Parsons ha dato sfogo alla sua creatività utilizzando Blender e Adobe After Effects per creare il suo primo video Backrooms. Per completarlo ci è voluto un mese.
Parsons ha pubblicato il video nel gennaio 2022, considerandolo un lavoro unico e senza aspettarsi grandi reazioni. Ma il filmato, lungo nove minuti, è passato da un milione a sette milioni di visualizzazioni nell’arco di 48 ore. Da allora, la serie web che ne è scaturita ha accumulato quasi 200 milioni di visualizzazioni.
Quello che separa la prospettiva di Parsons dagli altri approcci allo stesso tema è la sua rigorosa logica interna. Il regista è convinto che Backrooms si ricolleghi al nostro desiderio istintivo di mappare e comprendere gli spazi. Parte dell’orrore nasce dall’attenzione dedicata al disorientamento e al terrore prodotti da un ambiente apparentemente infinito.
Dopo che il suo primo video è diventato virale, gli studi cinematografici hanno cominciato a contattare Parsons. Alla fine il via libera per realizzare il film è arrivato dalla A24, nel 2025. Parsons è diventato il più giovane regista nella storia della società di produzione.
The backrooms è fedele alla logica della serie web, attorno a cui riesce a costruire una narrativa aggiuntiva. Ambientato nel 1990, il film racconta la storia di Clark (Ejiofor) proprietario di un negozio di mobili che scopre un portale ultraterreno nel suo scantinato e recluta alcuni dipendenti per esplorarlo. Quando Clark sparisce durante una delle visite, la sua psicologa (Reinsve) lo segue per cercare di metterlo in salvo.
La nuova frontiera
Backrooms non è il primo esempio di un contenuto nato su internet che finisce sul grande schermo, ma potrebbe essere l’esempio più significativo di un collegamento diretto in cui gli studios si affidano al creatore dell’opera originale e mantengono intatto il concetto. La mitologia consolidata, in questo caso, viene considerata una risorsa anziché un semplice strumento di marketing, senza alterare gli elementi che hanno attratto il pubblico online.
Il genere horror è diventato una delle aree in cui la sovrapposizione tra la cultura della rete e quella di Hollywood risulta più prolifica, anche perché YouTube è uno spazio in cui i registi horror possono sviluppare le loro abilità tecniche e la loro prospettiva, incontrando il loro primo pubblico.
I fratelli Phillipou hanno ottenuto un enorme successo con Talk to me (2022) e Bring her back (2025), ma è su YouTube che hanno conquistato il primo gruppo di appassionati. Il comico e regista Curry Barker, il cui film Obsession (2026) è uscito di recente nelle sale conquistando la critica e il botteghino, ha seguito una traiettoria simile.
Ancora non sappiamo se e come questa tendenza influenzerà il percorso tradizionale verso il successo cinematografico, ma almeno per quanto riguarda il genere horror, possiamo dire che YouTube è una fucina di progetti liberamente accessibile che gli studios continuano a monitorare per trovare voci originali.
Parsons, dal canto suo, sembra aver scoperto la sua personale versione del “noclip”, superando le classiche barriere che in passato hanno impedito ad altri ventenni di girare un film a Hollywood. Il risultato di The backrooms al botteghino sarà un test importante per questa nuova frontiera.
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