Alle 22 del 12 giugno un aereo proveniente dalla Louisiana, negli Stati Uniti, è atterrato a Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, dopo aver fatto scalo in Ghana. A bordo c’erano circa venti migranti di varie nazionalità, tra cui afgani e siriani, espulsi dagli Stati Uniti.
Come riferisce la Reuters, a bordo c’era anche un’attivista iraniana per la democrazia. La sua avvocata, Emily Trostle, ha definito “estremamente pericoloso” il suo trasferimento nella Repubblica Centrafricana.
“Queste persone vengono allontanate dagli Stati Uniti e abbandonate in paesi in cui non hanno status legale, legami o reti di sostegno. Temiamo che molte di loro saranno costrette a tornare nei paesi da cui erano fuggite”, ha spiegato Trostle all’agenzia di stampa britannica.
Secondo l’Iranian american legal defense fund (Ialdf), citato dalla Reuters, espellere cittadini iraniani verso la Repubblica Centrafricana è “un’azione che mette a rischio la loro vita, visti i problemi di sicurezza nel paese e il rischio che siano rimpatriati in Iran”. Ali Rahnama, direttore ad interim dello Ialdf, ha sottolineato che la situazione è particolarmente preoccupante “perché nella Repubblica Centrafricana c’è una forte presenza di mercenari russi del gruppo Wagner impegnati nella lotta contro i gruppi armati e, come sappiamo, Mosca ha ottimi rapporti con il regime iraniano”.
Come afferma 1843 magazine, la testata gemella dell’Economist, “dal 2018 la Repubblica Centrafricana è sempre stata la missione di punta del gruppo Wagner in Africa, un laboratorio per le sue tattiche di guardia dei regimi e di sostegno alla repressione delle rivolte. Dopo la morte del fondatore Evgenij Prigožin ci si aspettava che il gruppo si sarebbe ridimensionato a Bangui, come in altri paesi africani, ma invece è più forte che mai”.
La Repubblica Centrafricana è solo l’ultimo di una lunga serie di paesi africani – tra cui Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Sierra Leone, Camerun, Ghana, Sud Sudan, Eswatini e Guinea Equatoriale – che hanno accettato di accogliere persone originarie di paesi terzi, collaborando alla linea dura dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione irregolare.
“Sia la Repubblica Centrafricana sia il Ghana, dove l’aereo ha fatto scalo, hanno concluso accordi con l’amministrazione Trump per accogliere migranti che in molti casi avevano ottenuto protezione legale nei tribunali statunitensi. Washington punta su questi accordi – compreso uno con la Repubblica Democratica del Congo, dov’è in corso un’epidemia di ebola – per espellere persone che non possono essere rimpatriate legalmente nei paesi d’origine”, afferma la Reuters.
“L’amministrazione Trump sostiene che questi accordi siano legittimi, mentre le organizzazioni per i diritti umani li considerano poco trasparenti e sottolineano come molte delle persone espulse siano poi costrette a tornare nei paesi d’origine”, aggiunge l’agenzia.
La rivista panafricana Jeune Afrique si sofferma sul caso della Repubblica Centrafricana, che il presidente Faustin Archange Touadéra ha reso, in seguito a negoziati condotti in gran segreto, una delle principali destinazioni dei migranti espulsi dagli Stati Uniti.
“In base alle informazioni in nostro possesso, la questione è stata affrontata ai massimi livelli dello stato, con il coinvolgimento diretto di Touadéra. Il 18 maggio il capo dello stato aveva ricevuto una delegazione statunitense guidata da Christian Ehrhardt, un importante funzionario del dipartimento di stato”, afferma Jeune Afrique.
“Dietro la decisione di accogliere i migranti c’è una strategia diplomatica più ampia. Bangui punta infatti a migliorare le relazioni con Washington, messe a dura prova dalla presenza dei mercenari russi. Il paese avrebbe anche ottenuto delle contropartite finanziarie, confermate da varie fonti, di cui però non è noto l’importo”, aggiunge il mensile.
Jeune Afrique sottolinea che le condizioni di soggiorno dei migranti nella Repubblica Centrafricana non sono note, nonostante sia stato confermato un coinvolgimento delle Nazioni Unite.
Un milione di dollari a persona
Secondo il sito d’informazione panafricano Business Insider Africa “un funzionario dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha dichiarato che l’agenzia assisterà le persone espulse verso la Repubblica Centrafricana”. Il sito aggiunge che “quest’anno gli Stati Uniti hanno stanziato 85 milioni di dollari per le attività dell’Oim nel paese”.
“L’immigrazione sta diventando un tema centrale delle relazioni di Washington con i governi africani, nonostante le critiche delle organizzazioni per i diritti umani e dei politici democratici a Washington. Di recente alcune ong hanno presentato una denuncia alla Commissione africana sui diritti dell’uomo e dei popoli (un organismo dell’Unione africana) in merito alle espulsioni verso la Guinea Equatoriale di migranti che avevano ottenuto tutele legali negli Stati Uniti. Alcune delle persone espulse erano state successivamente rimpatriate in paesi dai quali i tribunali statunitensi gli avevano garantito protezione”, afferma Business Insider Africa.
“Secondo un rapporto messo a punto dai senatori democratici della commissione per le relazioni estere della camera alta statunitense, che contesta l’efficacia e la trasparenza del programma, più di 32 milioni di dollari sono stati versati a cinque paesi per facilitare le espulsioni. Alcuni trasferimenti sono costati più di un milione di dollari a persona”, aggiunge.
|
Iscriviti a Africana |
Cosa succede in Africa. A cura di Francesca Sibani. Ogni giovedì.
|
| Iscriviti |
|
Iscriviti a Africana
|
|
Cosa succede in Africa. A cura di Francesca Sibani. Ogni giovedì.
|
| Iscriviti |
L’Associated Press ha pubblicato un’inchiesta su un hotel della Guinea Equatoriale che è stato trasformato in prigione per richiedenti asilo espulsi dagli Stati Uniti.
“In base a un accordo poco trasparente da 7,5 milioni di dollari con l’amministrazione Trump, Teodoro Obiang Nguema, l’autoritario presidente della Guinea Equatoriale, ha trasformato l’hotel, di proprietà della sua famiglia, in una prigione per richiedenti asilo espulsi dagli Stati Uniti. L’hotel però è solo una tappa intermedia. Venticinque delle 32 persone imprigionate da novembre, che avevano ottenuto protezione legale negli Stati Uniti, sono state costrette a tornare nei paesi d’origine in Africa, dove potrebbero essere in pericolo di vita. Le altre sette continuano a subire pressioni affinché se ne vadano”, afferma l’agenzia di stampa statunitense.
Secondo il New York Times, “la Casa Bianca ha trasformato le espulsioni, una classica questione di sicurezza interna, in un elemento centrale della politica estera degli Stati Uniti”.
“Nella sua ricerca di paesi disposti ad accogliere migliaia di migranti che gli Stati Uniti vogliono espellere, il presidente Trump ha presto scoperto che i più disponibili sono di solito guidati da uomini forti, autocrati e violatori seriali dei diritti umani”, sottolinea il quotidiano.
“Per concludere questi accordi l’amministrazione Trump è disposta praticamente a tutto: pagare forze di sicurezza straniere, allentare restrizioni sui visti, ridurre dazi doganali, finanziare servizi sanitari pubblici e rimuovere paesi da liste nere”, aggiunge.
Simon Dunaway
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it