A Roma da una settimana più di duecento persone dormono per strada davanti allo Spin Time Labs, un palazzo di dieci piani tra la basilica di Santa Croce in Gerusalemme e piazza Vittorio, occupato da tredici anni da più di quattrocento persone.

I bambini giocano nelle piscine gonfiabili che i volontari gli hanno portato, qualcuno improvvisa una partita a pallone, altri si rinfrescano rincorrendosi con le pistole ad acqua. Lo considerano un campeggio improvvisato sulla strada.

I genitori invece hanno l’aria stanca e cominciano a non credere più che si possa trovare una soluzione. I volontari distribuiscono pesche e bottiglie d’acqua. Gli abitanti del palazzo sono seduti su sedie di plastica, brandine e panche all’ombra dei teli, ma temono di non rientrare più a casa, soprattutto dopo che il 6 agosto il fondo immobiliare che possiede l’immobile ha rifiutato la proposta del comune di Roma che voleva comprare il palazzo per renderlo agibile e regolarizzare l’occupazione.

“È stato un no irrevocabile”, ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri dopo un incontro in prefettura con i rappresentanti del fondo. Gualtieri ha promesso di trovare in fretta, già la prossima settimana, sistemazioni per i nuclei familiari più vulnerabili.

L’incendio

Tutto è cominciato il 29 luglio, quando un incendio è scoppiato intorno alle 22. Luis Rodriguez López, un muratore originario della Colombia, che ha due figli e vive allo Spin Time da tredici anni, era a casa sua, trenta metri quadrati al sesto piano dell’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme. Era tranquillo finché qualcuno non ha bussato alla porta. “Esci, presto, stiamo andando a fuoco”, ha detto il vicino.

All’inizio Rodriguez López non riusciva a capire, non era la prima volta che nel palazzo c’erano allarmi di questo tipo. Sul pianerottolo non c’era ancora fumo. Poi dalla scala centrale ha visto una colonna nera salire rapidamente. Ha chiuso la porta di casa ed è sceso per andare ad aiutare. Nel cortile c’erano quattro ragazzi che stavano cercando di spegnere il fuoco con dei secchi d’acqua. Si è messo a portare acqua anche lui. Uno dei ragazzi si è ricordato che al primo piano c’era anche un idrante.

“Abbiamo tirato fuori il tubo e con l’acqua siamo riusciti a spegnerlo”, racconta. “Con la tenacia, con la forza siamo riusciti a spegnerlo”, aggiunge. Quando sono arrivati i vigili del fuoco, l’incendio era già sotto controllo. Erano tutti convinti che il peggio fosse passato, invece quello era solo l’inizio.

Spin Time, Roma, 30 luglio 2026  (Claudia Deganutti)

I vigili li hanno fatti uscire dal palazzo per controllare l’impianto elettrico e capire la causa del rogo. Gli è stato detto che avrebbero dovuto aspettare un’ora, forse un’ora e mezza in strada. Ma poi è successo qualcosa d’inaspettato: la polizia è entrata nel palazzo e agli abitanti non è stato più consentito di rientrare. Un’evacuazione temporanea è diventata uno sgombero permanente. Sono rimasti per strada, attoniti, senza avere portato niente con sé.

“Sinceramente non ce l’aspettavamo. La prima notte 150 bambini hanno dormito per terra, sui cartoni”, racconta Rodriguez López. “Le persone anziane non sapevano cosa fare. Tanti sono usciti senza prendere i documenti, i vestiti, le medicine”.

Da tempo gli abitanti del palazzo temevano di essere sgomberati, si vociferava che il governo di Giorgia Meloni, che ha già sgomberato diversi centri sociali italiani come il Leoncavallo a Milano, l’Askatasuna a Torino e il Laurentino 38 a Roma non avrebbe risparmiato lo Spin Time. Ma quello che non si aspettavano era che questo sgombero sarebbe stato presentato come un’azione di tutela per la loro sicurezza.

È successa una cosa simile lo scorso gennaio agli abitanti di un grattacielo di Ferrara. Anche in quel caso gli inquilini, in gran parte di origine straniera, sono stati costretti a lasciare le loro case a causa di un incendio, poi sedato, che ha fatto dichiarare inagibile l’intero stabile.

Presidio permanente

Dopo lo sgombero, gli abitanti dello Spin Time hanno proclamato un presidio permanente, rivendicando il lavoro sociale e culturale fatto per la città nei tredici anni in cui il palazzo abbandonato è tornato a vivere. Alcune decine di persone sono state trasferite dalla sala operativa sociale del comune di Roma in luoghi messi a disposizione per la notte da alcune associazioni. Ma la maggior parte degli abitanti è rimasta accampata davanti al palazzo.

Le istituzioni cittadine hanno avviato una trattativa con la proprietà per acquistarlo. L’operazione era già stata inserita nel piano casa della giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri con l’obiettivo di regolarizzare l’occupazione. Tuttavia, le trattative finora sono sempre naufragate a causa dell’ostilità del fondo immobiliare che possiede l’edificio e che vorrebbe trasformarlo in un albergo.

Per Luis Rodriguez López lo Spin Time è stata una casa, l’unica possibile: “Erano tre anni che cercavo un appartamento in affitto a Roma, senza risultati. Allo Spin Time avevo trovato trenta metri quadrati dove abitare in tre, ma almeno avevamo una casa dove tornare la sera”. A Roma, continua a spiegare l’uomo, trovare una casa a prezzi accessibili per un lavoratore è impossibile: “Ci sono solo affittacamere e airbnb”. La convivenza con gli altri inquilini all’inizio non è stata facile: “Qui siamo di tante nazionalità diverse, ma con gli anni siamo diventati una comunità”.

La città solidale

Lo Spin Time, nato come occupazione abitativa nel 2013 nell’ex sede dell’Inpdap, negli anni è diventato anche un centro culturale e sociale animato da 24 associazioni e aperto alla città. Dentro il palazzo sono nati laboratori, attività artistiche, spazi di incontro, servizi. Dopo l’incendio, quella comunità non è scomparsa. Si è spostata in strada.

È quello che racconta Flavia Serichetti, volontaria del giornale Scomodo, che aveva la redazione all’interno del palazzo. “Dentro quel palazzo ci stava una città e ora quella città si è spostata fuori, sulla strada”, afferma, mentre rievoca i momenti passati nell’edificio. “Partecipavo ai corsi di falegnameria, ho tenuto il doposcuola per i bambini, venivo a mangiare nell’osteria con la mia famiglia, ho stampato magliette alla serigrafia, ho visto spettacoli al teatro. La redazione era la mia casa. Così come per tutte le persone che ora sono qui”.

Le associazioni si sono organizzate: hanno portato tende, materassi gonfiabili, tavoli, vestiti, kit igienici, pasti, ma anche giochi, ventilatori, attività per non fare sentire soli gli abitanti del palazzo: “Non volevamo che questo tempo di attesa fosse vuoto”.

Nonostante il periodo estivo, alla chiamata hanno risposto più di duecento associazioni, i centri sociali storici, i circoli Arci, la Cgil, le ong come Medu, Lav e Nonna Roma. Ma anche diversi parlamentari e molte personalità della cultura come il regista Matteo Garrone, lo scrittore Roberto Saviano, la cantante Dito nella piaga, il giornalista Diego Bianchi, l’attore Ascanio Celestini, il fumettista Zerocalcare e il gruppo Assalti frontali.

Il palazzo dello Spin Time Labs, 2 agosto 2026 (Mattia Crocetti)

Anche gli oggetti portati davanti allo Spin Time testimoniano questa rete: le casse arrivano dal centro sociale Forte Prenestino, lo schermo dal Brancaleone, i microfoni dall’Angelo Mai. Tutti arrivano con qualcosa, tutti insieme sono una città che non lascia soli gli ultimi, che non si perde davanti ai soprusi e che è capace di organizzarsi con rapidità per far fronte alle emergenze e ai vuoti lasciati o addirittura prodotti dalle istituzioni.

La Roma solidale già sgomberata a Ponte Mammolo nel 2015, al Baobab di via Cupa nel 2016, a via Curtatone nel 2017 è tornata a farsi vedere anche in via di Santa Croce in Gerusalemme. “La raccolta fondi in tre giorni ha superato i novantamila euro. Ci hanno chiesto di non portare più roba perché non c’è più spazio”, racconta ancora Serichetti.

È la Roma che dagli anni sessanta combatte per il diritto all’abitare in uno dei movimenti di lotta per la casa più longevi del paese, la città che durante la pandemia di covid-19 si è organizzata per portare la spesa a chi era rimasto senza lavoro anche nei quartieri più periferici, e quella di don Luigi Di Liegro e di Dino Frisullo, che negli anni ottanta a pochi metri dallo Spin Time, nell’edificio dell’ex pastificio Pantanella in via Casilina, sostennero le lotte e le rivendicazioni di più di tremila immigrati, soprattutto asiatici, che si erano stabiliti nel palazzo.

La trattativa

Nell’accampamento c’è anche una tenda che funziona da pronto soccorso, perché come spiega Annalisa Villa, medico dell’ambulatorio popolare di Roma est, al momento c’è soprattutto un’emergenza sanitaria.

“Ci sono persone molto fragili, con patologie croniche: diabete, ipertensione, problemi cardiovascolari”, racconta. “Nei primi giorni non era possibile rientrare neanche per prendere le medicine. Alcuni non hanno potuto prendere l’insulina”.

A rendere tutto più difficile c’è il caldo: temperature fino a quaranta gradi che sull’asfalto diventano anche più alte. Le persone dormono fuori durante una delle settimane più torride dell’estate, i servizi igienici sono insufficienti, gli spazi sono ridotti.

“Tutti loro fino a cinque giorni fa avevano una casa”, dice Villa, che fa parte di una squadra di 120 medici volontari venuti per fare i turni e dare una mano.

I bambini stanno sviluppando infezioni cutanee, bronchiti, episodi di disidratazione. Uno è stato portato in pronto soccorso per difficoltà respiratorie il 4 agosto, il giorno successivo un adulto ha avuto problemi cardiaci. “Quello che fa rabbia è che si tratta di un’emergenza indotta, quindi evitabile”, sottolinea Villa.

Ora il futuro è ancora più incerto. Gli abitanti chiedono che il palazzo sia sottratto alla speculazione finanziaria e acquisito dal comune, tornando a essere un bene pubblico. Nel 2022 uno studio condotto da Open impact, che fa ricerche per l’università Bicocca di Milano, ha stimato il valore sociale in termini di servizi e benessere collettivo prodotto all’interno del palazzo in 71,5 milioni di euro. La cifra reale che potrebbe essere offerta per l’acquisto è di 37 milioni di euro.

Ma davanti al cancello rosso dello Spin Time le domande rimangono senza risposte: “Che succederà adesso? E quanto tempo ancora si rimarrà in strada?”. Il cancello è chiuso, il tempo sembra essere finito, i volontari della Lav cercano di entrare per soccorrere gli animali domestici che sono rimasti negli appartamenti, la prima a uscire è stata una tartaruga. Gli abitanti trattano con gli agenti schierati all’ingresso per andare qualche minuto a prendere le loro cose rimaste dentro. La comunità resiste, la città che stava dentro, ora è fuori, sotto al sole, sulla strada.

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