Senza la croce bianca su sfondo blu della bandiera nazionale scozzese, la Union Jack (la bandiera britannica) non può esistere. Senza la Scozia intonare il canto patriottico Rule, Britannia! sventolando la bandiera diventa impossibile. Il ministro Michael Gove, cresciuto in Scozia, ha appassionatamente denunciato la minaccia mortale che l’indipendenza scozzese pone alla sopravvivenza del governo e del Partito conservatore britannici. I tory non dovrebbero dire addio solo al Regno Unito, ma anche a tutti i simboli che lo accompagnano. La loro legittimità andrebbe in frantumi.
Eppure alla fine di agosto la prima ministra della Scozia, Nicola Sturgeon, ha annunciato che il governo scozzese presenterà una seconda proposta di referendum per l’indipendenza. Il tempismo è impeccabile: Sturgeon prevede che il premier britannico Boris Johnson romperà con l’Unione europea e che questo sarà il principale argomento della campagna elettorale scozzese nel 2021. Forte dei sondaggi che oggi mostrano una maggioranza del 55 per cento a favore dell’indipendenza, Sturgeon sosterrà che gli elettori scozzesi devono dare al Partito nazionale scozzese (Snp) il mandato per chiedere un secondo referendum. Il primo atto di una Scozia indipendente sarebbe la richiesta d’ingresso nell’Unione europea.
La prima ministra della Scozia Nicola Sturgeon ha annunciato che il governo scozzese presenterà una seconda proposta di referendum per l’indipendenza scozzese
I partiti unionisti in Scozia sono disorientati. Avrebbero argomentazioni persuasive da opporre: la non sostenibilità economica di una Scozia indipendente, la rottura di legami d’amore e affinità costruiti nel corso di trecento anni, il valore emotivo dell’unione, un distacco che sarebbe molto più tossico della Brexit, la natura essenzialmente regressiva e deleteria di ogni nazionalismo. Ma queste argomentazioni cadono sempre più spesso nel vuoto.
Il Regno Unito, ormai nelle mani degli inglesi di vedute ristrette e dei carrieristi incompetenti oggi alla guida del Partito conservatore, è poco amato ed è percepito come estraneo. Gli scozzesi vorrebbero diventare una Danimarca all’interno dell’Unione europea. Sarà difficile, ma almeno è un progetto nazionale di cui essere fieri. Qual è invece il progetto nazionale di cui i britannici possono sentirsi fieri? Cosa darebbe ai partiti unionisti scozzesi una ragione per lottare la prossima primavera? Alcuni inglesi, alla destra del Partito conservatore, pensano che l’Inghilterra dovrebbe lasciar andare la Scozia come ha fatto con l’Irlanda del Nord, permettendole di restare nel mercato unico e nell’unione doganale europea. Una riunificazione irlandese appare quindi sempre più probabile. L’Inghilterra diventerà uno striminzito regno dei tory.
Con i liberaldemocratici scozzesi fuori dai giochi e il Partito conservatore scozzese intrappolato tra Brexit e inglesità, il Partito laburista è in teoria l’unico in grado di tenere insieme il paese. Ci sono forti pressioni affinché Richard Leonard, il leader dei laburisti in Scozia, si dimetta. Ma nessun successore farà meglio se il partito non gli offrirà qualcosa di convincente da dire oltre alle prediche sull’economia produttiva e la giustizia sociale.
Quello che succede in Scozia anticipa la battaglia politica più importante: quella per il cuore e le menti dell’intero paese. Il nuovo leader dei laburisti britannici Keir Starmer ha cominciato a gettare le basi. Non è caduto nella trappola costruita dalla destra: il patriottismo, ha detto, per lui va bene. Gli elementi di questa grande battaglia politica sono sempre più chiari: una miscela in cui si fondono un vigoroso patriottismo contemporaneo, un nuovo accordo costituzionale federale britannico e un impegno a rientrare nell’Unione europea sancito da un referendum. Solo in questo modo si potrà lanciare una sfida al Partito nazionale scozzese.
Uno degli eventi più significativi, amati ed emozionanti della Scozia è l’annuale parata militare di Edimburgo. Cornamuse, kilt e onorificenze militari testimoniano il ruolo fondamentale che la Scozia ha sempre avuto nelle forze armate britanniche e quanto forti siano questi legami. Il Partito laburista scozzese deve fare propri eventi come questo. Allo stesso tempo deve proporre un accordo costituzionale federale che garantisca alla Scozia una solida autonomia. E deve ripudiare la Brexit: l’Snp non può essere l’unica forza filoeuropea. Nel corso della mia carriera ho conosciuto la grande generazione dei politici laburisti scozzesi oggi scomparsi: John Smith, Donald Dewar, Robin Cook. Avrebbero tutti scelto una strategia di questo tipo.
Per la politica non c’è un compito più grande di questo: tenere insieme un grande paese. Keir Starmer e il suo Partito laburista sono diventati la sottile linea rossa. Se avranno successo, la ricompensa sarà enorme: non solo mantenere il paese intero all’interno dell’Unione europea, ma diventare il naturale e fidato partito di governo del Regno Unito. Gove capisce quali rischi corrano i conservatori. Starmer si rende conto dell’opportunità per i laburisti? ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1375 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati





