A marzo, dopo la chiusura dei negozi e dei ristoranti a causa della pandemia, Rebecca Fyffe, responsabile di un’azienda di disinfestazione di Chicago, si è avventurata in una delle sue consuete battute di caccia ai ratti. La Landmark pest management offre i suoi servizi a molti ristoranti stellati che, costretti a chiudere in tutta fretta, hanno buttato montagne di provviste alimentari. Accanto a un cassonetto c’erano casse di avocado andati a male. “E c’erano ratti ovunque”, racconta Fyffe. Mentre gli abitanti della città si barricavano in casa per evitare il contagio, loro si concedevano un ultimo banchetto.

Poi è arrivata la carestia. Con i ristoranti chiusi le colonie di ratti hanno cominciato a morire di fame. Nei quartieri dei ristoranti, Fyffe ha avvistato esemplari feriti nelle zuffe per accaparrarsi il poco cibo disponibile, e ne ha trovati anche di più nelle sue trappole, forse perché le esche erano diventate molto invitanti. In alcune aree i ratti sono quasi scomparsi. Dal 20 aprile al 20 maggio la sua squadra ne ha catturati 19 davanti a un ristorante chiuso. Nelle due settimane seguenti solo due.

chiara dattola

Un esperimento naturale

Oltre ad aver scombussolato la vita ai cittadini, la pandemia ha stravolto anche l’habitat dei ratti urbani. Nella loro convivenza millenaria con noi si sono adeguati al nostro stile di vita e ora stanno cercando di adattarsi alla nuova situazione. “È una specie di esperimento naturale”, dice Maureen Murray, ecologa esperta di malattie della fauna selvatica, che lavora allo zoo di Lincoln park a Chicago. Con la riapertura delle attività, i ratti si riadatteranno, come hanno sempre fatto.

Una cosa è certa: non sono destinati all’estinzione. Una femmina di ratto grigio, il più diffuso negli Stati Uniti, può avere cucciolate di una decina di piccoli a poche settimane l’una dall’altra. Una popolazione decimata dalla carestia può ricostituirsi rapidamente appena il cibo torna disponibile. Secondo alcune stime, a Chicago ci sono centinaia di migliaia di ratti.

Le città, però, non sono omogenee e gli effetti della pandemia sui ratti variano da un isolato all’altro. “Non c’è una situazione uniforme”, spiega Fyffe. “Nei quartieri residenziali, dove i ratti vivono dei rifiuti delle case, il cibo non scarseggia e forse, a causa delle misure di confinamento, è addirittura aumentato. Nei quartieri commerciali come quelli monitorati da Fyffe, invece, la situazione è molto diversa. Lì i ratti possono anche fermarsi a mangiare i rifiuti di un singolo ristorante per tutta la vita. Quando le attività hanno chiuso, hanno dovuto spostarsi per non morire di fame.

I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) hanno messo in guardia dai ratti affamati, che potrebbero essere insolitamente aggressivi. Davanti al moltiplicarsi di racconti raccapriccianti su roditori che invadono Bourbon street a New Orleans o colonizzano i motori delle automobili, Matthew Combs, ecologo della Columbia university a New York, ha tranquillizzato la popolazione spiegando che i ratti non si stanno trasformando: “Mangiano i loro simili più giovani, è vero, ma lo facevano anche prima. Si stanno solo adattando a una nuova situazione”.

Forse anche altri animali urbani stanno modificando i loro comportamenti. Basta pensare al traffico. “Tanti animali limitano gli spostamenti per non essere investiti dalle automobili”, dice Murray. I coyote, per esempio, sono diventati animali notturni nel corso dei decenni. Christopher Schell, ecologo urbano dell’università di Washington a Tacoma, ha piazzato delle telecamere negli spazi verdi per capire se i coyote hanno cambiato le loro abitudini durante la pandemia. Il progetto rientra nell’Urban wildlife information network, presente in 25 città del Nordamerica per dare un resoconto il più possibile completo sugli effetti che la pandemia ha avuto sulla fauna urbana.

Lavorando da casa, molte persone hanno notato per la prima volta le creature che le circondano. Per le imprese di disinfestazione è una fase frenetica. “Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto tantissime telefonate”, dice Fyffe. Alcuni hanno avvistato i coyote in giardino e gli scoiattoli in soffitta, ma la coabitazione non è certo una novità. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1363 di Internazionale, a pagina 95. Compra questo numero | Abbonati