Dopo che un ufficiale di polizia ha sparato in faccia a Carlo Giuliani, il settimanale Time ha pubblicato un requiem di circostanza, spiegando che il manifestante italiano di 23 anni ha avuto più o meno ciò che si meritava. “A Genova è morto un uomo. Un uomo, dobbiamo supporre, che era stato sviato dalla falsa promessa che la violenza, e non la protesta pacifica, non la partecipazione al processo democratico, fosse il modo migliore per fare trionfare una causa politica”. L’articolo finiva così: “Speriamo almeno che la prossima volta, quando i suoi amici raccoglieranno una pietra, si ricordino una lezione imparata per la prima volta quando l’aratro solcò la terra in Mesopotamia: raccoglierai quello che hai seminato”.

Predica soddisfatta

Il più diffuso settimanale degli Stati Uniti non è stato l’unico a usare questo tono predicatorio e soddisfatto. L’uccisione di Giuliani è stata considerata (e talvolta addirittura applaudita) come un atto di giustizia sommaria solo da pochissimi commentatori. “Scusatemi se non piango per il giovane che è stato ucciso dalla polizia durante il vertice economico”, ha scritto il commentatore del Houston Chronicle, Cragg Hines. “È stata una tragedia ma se l’è voluta lui”.

A Genova le cariche della polizia italiana sono state sistematiche e pesanti, e hanno provocato centinaia di feriti gravi. Ma i resoconti della stampa statunitense sono stati evasivi. “La polizia italiana ha fatto una retata in una scuola che ospitava degli attivisti e ha arrestato tutti i novantadue presenti”, ha scritto il Wall Street Journal, il 23 luglio. “Dopo i pavimenti erano coperti di pozze di sangue e pieni di computer fracassati. Diversi giornalisti presenti nella scuola sono stati feriti; uno ha un braccio rotto. La polizia ha dichiarato che sessantuno degli arrestati erano rimasti feriti in scontri precedenti alla retata, ma i vicini hanno detto di aver sentito per ore botte e urla provenire dalla scuola”.

Il 25 luglio, quando ho chiamato il Committee to Protect Journalists (Cpj), l’organizzazione per la difesa dei giornalisti non aveva ancora rilasciato alcuna dichiarazione. Ma il direttore, Richard M. Murphy, mi ha detto: “Il Cpj è molto preoccupato dalle notizie di giornalisti in servizio aggrediti sia dalla polizia sia dai dimostranti mentre seguivano le manifestazioni di Genova”. Questo commento è impreciso. La grande maggioranza degli attacchi ai giornalisti di cui si è avuta notizia sono stati compiuti dalle forze dell’ordine. ◆ g.m.&c.d.

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Questo articolo è uscito sul numero 397 di Internazionale, a pagina 6. Compra questo numero | Abbonati