Claire Adam
Golden child
66thand2nd, 264 pagine, 20 euro

Incontro Claire Adam nei giorni del Salone del libro di Torino, a colazione: mi racconta che, come accade al protagonista del suo romanzo, ha studiato negli Stati Uniti. Mi chiedo se anche lei sia stata una golden child, la figlia prediletta. Peter e Paul sono due gemelli di una famiglia che vive nel bush di Trinidad. Il modo in cui sono narrati (uno come un genio, l’altro con un ritardo cognitivo causato dalla mancanza di ossigeno durante il parto) ne sovrascrive la natura. Così Peter diventa il ragazzo d’oro di questa storia, quello su cui il padre Clyde investe una somma considerevole, che si trasformerà anche in un dilemma etico e in una spada di Damocle sulle teste di tutti loro. Li incontriamo per la prima volta dopo un tentativo di furto nella loro casa, poi la narrazione si sposta indietro, alla nascita e all’infanzia dei gemelli, e di nuovo in avanti, a un rapimento. Claire Adam costruisce la tensione narrativa con maestria e arguzia, restituendo al contempo un ritratto della complessa società di Trinidad (viene in mente, naturalmente, il premio Nobel V.S. Naipaul); ma anche diverse prospettive sulla mascolinità, a partire da quella del padre padrone Clyde, una figura con cui è forse difficile empatizzare. Il momento topico monta lentamente, e quando arriva ci interroga sulla nostra capacità di sopportare le conseguenze. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati