Eleonora C. Caruso
Backroom
Nutrimenti, 208 pagine, 18 euro

Che il nuovo libro di Eleonora Caruso sia geniale lo capisco a pagina 18, quando il protagonista pensa: “Berlusconi c’è sempre: è il suo vero padre”. Con uno stile serratissimo, vorticoso e molto ironico, l’autrice ci riporta negli anni novanta. In questi giorni stavo rileggendo Annie Ernaux, che decostruisce la donna che è stata. Mi pare che Caruso in questo libro faccia qualcosa di simile, all’inverso: costruisce intorno al protagonista dal nome cancellato, che si articola in una terza e in una seconda persona, il mondo, l’accumulo generazionale, estetico e tecnologico che l’ha reso tale. La costruzione della Backroom è l’ossessione totalizzante e l’utopia millennial, incarnata da un ragazzo che è finito a fare in Irlanda il moderatore di contenuti estremi per una piattaforma digitale, guardando per ore orrori e violenze su internet. Annichilito da quell’esistenza, si pone come obiettivo quello di farsi dio e profeta di una generazione disillusa, riportandola a un mondo fuori tempo, che non esiste più nella sua luminosa fiducia verso il futuro. Back­room è forse il romanzo più originale letto da molto tempo a questa parte: non è sempre facile stare dietro a una voce narrante ora lucidissima ora delirante, ma il racconto che compone è innovativo nella sua capacità di creare un linguaggio che non abbiamo mai avuto e usarlo per descrivere come la vita si specchia negli schermi. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati