Sara Mesa
Il concorso
La Nuova Frontiera, 224 pagine, 17,50 euro

Cos’è il lavoro? Questa la domanda che _Il concorso _sembra voler consegnare a chi legge. La routine con cui si apre l’ultimo romanzo di Sara Mesa pare uscita da un romanzo distopico: le atmosfere orwelliane si stringono intorno alla protagonista, mentre un ingranaggio ben oliato si muove per inerzia, incomprensibile eppure affascinante. Sara Villalba è il motore nuovo di questa macchia burocratica, puntellata da gesti ripetitivi, mansioni insensate, giornate vuote: un impiego temporaneo, in attesa del concorso. Senza doti, ambizioni o slanci particolari, Sara aspetta, osservando con curiosità, noia, con un senso di inutilità e fallimento, i colleghi, le loro mansioni, la vita attraverso il vetro e dentro l’acquario. La quasi totalità della trama è ambientata entro i confini asfittici degli uffici. I caricaturali personaggi secondari hanno ruoli precisi, robotici. A questa alienazione si oppone una resistenza creativa, poetica. La prosa di Mesa è ipnotica, nonostante l’economia con cui dosa le parole (o forse, proprio per quella). Ancor più quando prende in prestito il linguaggio burocratico, piegandolo al grottesco. L’autrice madrilena è precisa nel proiettare la lettura in un mondo la cui logica appare innegabile, sfumando la soglia che divide finzione e realtà. Nulla è più reale del non-lavoro, della noia, della precarietà che ci vengono mostrati in un romanzo imperdibile. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati