Il mercato della cannabis in Canada, legalizzato nell’ottobre del 2018, è uno dei pochi settori dell’economia nazionale cresciuto in piena pandemia. L’isolamento, la noia e lo stress generati dai ripetuti lockdown o la perdita del lavoro hanno provocato in tutto il mondo un aumento del consumo di alcolici. Per placare la loro angoscia, invece, i canadesi si sono rivolti alle virtù distensive o euforizzanti della cannabis.
Agathe, 28 anni, ha perso il lavoro da due mesi. All’uscita da una succursale della Société québécoise du cannabis ci racconta che i pochi grammi di foglie essiccate che compra ogni settimana le permettono di sopportare la situazione. “M’impediscono di pensare a questo dannato virus. Non ho niente da fare tutto il giorno, perciò è più piacevole girare in tondo in una nuvola che girare in tondo nella vita reale”. Pascal, operaio edile, confessa di aver aumentato di parecchio il consumo di cannabis dall’inizio della crisi. Prima fumava solo di sera, con gli amici dopo il lavoro. “Sto vivendo una situazione troppo difficile. L’erba mi fa rilassare, mi fa dormire e mi dà l’illusione di passare attraverso la crisi”, confida.
Da marzo del 2020 i consumatori regolari di cannabis si sono precipitati nei negozi o su internet. Il 3 aprile il sito dell’Ontario cannabis store, che ha il monopolio delle vendite su internet nella provincia con il mercato più vasto del settore, ha registrato quasi 14mila ordini al giorno, rispetto ai duemila ricevuti abitualmente. Tra marzo e aprile del 2020 gli acquisti di fiori essiccati o di altri prodotti derivati dalla cannabis sono aumentati del 600 per cento. Il timore di trovare i negozi improvvisamente chiusi o con gli scaffali vuoti ha provocato ovunque un aumento delle vendite: la Société québécoise du cannabis, l’unica azienda statale abilitata alla vendita nel Québec, ha annunciato per il secondo trimestre del 2020 un fatturato record di 120 milioni di dollari canadesi, contro i 56,6 milioni registrati nello stesso periodo del 2019. Secondo un’indagine di Statistique Canada, l’anno scorso la vendita di cannabis in Canada ha assicurato 2,6 miliardi di dollari canadesi, rispetto agli 1,1 miliardi del 2019.
Gli esperti del Centro canadese sulle dipendenze e l’uso di sostanze sono preoccupati per l’aumento del consumo, legato alle fragilità psicologiche di una parte crescente della popolazione. Ma rispetto alla scelta di chiudere i negozi per contrastare il covid-19, le autorità preferiscono lasciare quelli che vendono cannabis tra gli “esercizi commerciali essenziali”.
Interazioni poco raccomandabili
“La pandemia è stata un colpo di fortuna per il commercio legale della cannabis”, spiega David Soberman, professore di marketing all’università di Toronto. Il mercato nero, che secondo Soberman costituiva l’80 per cento della vendita totale prima della pandemia, è sembrato ai consumatori meno “sicuro”. Affidarsi a un venditore per strada comportava delle interazioni poco raccomandabili in tempi di rigide imposizioni sanitarie, mentre nei negozi legali sono previsti l’uso delle mascherine, il lavaggio delle mani e il distanziamento fisico.
“La cannabis legale ormai costa quasi quanto quella illegale”, aggiunge Soberman. Una buona notizia per le finanze pubbliche. Ma, cosa ancora più importante, “se le abitudini assunte durante la pandemia si manterranno anche dopo, il mercato interno conoscerà un forte consolidamento”, conclude.
Il settore ha approfittato dell’aumento dei consumi per rafforzarsi. A dicembre due grandi produttori canadesi, l’Aphria e la Tilray, hanno annunciato la fusione, diventando l’azienda più importante del mercato. A marzo le azioni della Canopy Growth costavano 9,73 dollari l’una, mentre oggi sono sui 24 dollari. “Si stanno anche aprendo nuove possibilità di utilizzo”, spiega Sylvain Charlebois, direttore del laboratorio di ricerca di scienze analitiche agroalimentari dell’università di Dalhousie. “Durante la pandemia, per esempio, molti canadesi hanno scoperto la cannabis commestibile per cucinare e preparare le tisane”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1392 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati