Dopo tanti giri, la tv mangereccia torna alla figura primigenia del fornello: la nonna. Immagine sacra per noi italiani, bravissimi nel disegnare un’infanzia fatta di favole e fritture, inchiodati, per fortuna o per disgrazia, all’iconografia odorosa della Sora Lella. In autunno Tv8 lancerà Cooking grandmas, un format animato da dieci concorrenti over 70 in gara tra loro giudicate da Alessandro Borghese. Riunite in un casolare, le nonne si misureranno con alta cucina, street food e ricette etniche, perché quando la sapienza è autentica non teme lo straniero. Eppure, mentre la tv rilancia la nonna custode del ricettario, da qualche anno gli storici dell’alimentazione ne ridimensionano il mito. Molti dei piatti che oggi consideriamo della tradizione si affermano solo nel secondo dopoguerra, quando arrivano gli ingredienti. Nelle famiglie allargate degli anni cinquanta il sapere culinario non veniva trasmesso da un’unica figura sacerdotale, ma circolava naturalmente tra più generazioni conviventi. La nonna come custode si consolida negli anni settanta, quando la tv, tra crisi ed emancipazione femminile, ricostruisce un passato rassicurante quanto immaginario. La cucina rurale, fatta di razionamento, improvvisazione e cura, scalda gli stomaci di nipoti già traditi dal consumismo e alimenta un pensiero duro a morire: care donne, sappiate che il fornello è il vostro altare, l’arrotino il vostro arcangelo. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati





