Se oggi ordinaste qualcosa su Glovo o Deliveroo, potreste aspettare a lungo prima che arrivino i vostri piatti: è infatti in corso uno sciopero dei rider per protestare contro la precarietà e la mancanza di tutele, in particolare in questi giorni di ondate di caldo. Lo sciopero è stato indetto dal sindacato Nidil Cgil, che tutela i lavoratori atipici, a Firenze, Milano e Bologna, mentre il 16 luglio toccherà a Torino, Biella e Novara. Il 16 luglio a Roma è previsto anche un incontro tra i sindacati e il ministero del lavoro.

In molte città italiane i rider sono costretti a fermarsi dalle 12.30 alle 16 nei giorni con il bollino rosso, visto che all’inizio dell’estate molte regioni hanno emanato un’ordinanza che vieta ai lavoratori più esposti di lavorare nelle ore più calde dei giorni più caldi: a includere anche i rider nelle categorie a rischio sono state il Piemonte, le Marche, il Lazio, la Puglia e la Sicilia, e da quest’anno anche l’Emilia-Romagna. La settimana scorsa il sindaco di Milano ha firmato un’ordinanza per bloccare le consegne di chi si muove in bici.

Sospendere il lavoro nelle ore più calde ha però effetti diversi in base al settore: mentre per i braccianti o i muratori è sufficiente cominciare a lavorare prima, per i rider è più complicato fermarsi proprio dalle 12.30 alle 16, quando si fa un gran numero di consegne. Formalmente si tratta di lavoratori autonomi, a partita iva o con collaborazione occasionale, che dunque non hanno diritto ad ammortizzatori sociali come la cassa integrazione compensativa per le ore di lavoro perse: non lavorare significa quindi ridurre drasticamente le proprie entrate.

“Quando lavori ti pagano, quando non lavori non ti pagano”, dice Ali (nome di fantasia), 41 anni, dal Pakistan. Arrivato a Bologna per studiare architettura, dopo la laurea non ha trovato lavoro e così da tre anni fa il rider per Glovo e Deliveroo. “In media guadagno 70-75 euro al giorno”, racconta. “Da quando sono costretto a fermarmi nelle ore centrali della giornata, però, arrivo a malapena a trenta”.

“Bollino rosso” è l’espressione con cui è indicato il livello di rischio più alto per condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute di tutta la popolazione, e non solo per le persone più vulnerabili, come anziani, bambini o chi ha malattie croniche. Figuriamoci quanto può essere pericoloso in quei giorni lavorare sotto il sole nelle ore centrali della giornata, ossia quando le temperature sono più alte e il rischio di insolazione o disidratazione aumenta. Le ordinanze delle amministrazioni locali nascono proprio per prevenire eventuali conseguenze sulla salute e sulla sicurezza di lavoratori e lavoratrici.

Nonostante le indicazioni delle regioni, comunque, molti rider continuano a lavorare anche nelle ore più calde delle giornate più calde. È possibile grazie al fatto che le ordinanze prevedono per le aziende la possibilità di non fermare l’attività, a patto che i lavoratori siano messi nelle condizioni di continuare a lavorare in sicurezza, attraverso non meglio definite “misure di mitigazione del rischio”.

La scappatoia

L’associazione di categoria Assodelivery, di cui fanno parte le principali piattaforme come Glovo e Deliveroo, ha allora stabilito le misure specifiche da adottare in caso di caldo estremo: in sostanza si tratta di un piccolo contributo economico per comprare acqua, sali minerali e borracce, e di una formazione online sui rischi legati al caldo. Per il resto, è il singolo rider che deve decidere se lavorare oppure no.

“Sono risposte assolutamente insufficienti”, spiega Roberta Turi, segretaria nazionale della Nidil Cgil. “Lo conferma un’ordinanza del tribunale di Milano, che lo scorso agosto aveva definito queste misure ‘inadeguate’, chiedendo alle piattaforme di dare sostegni reali a chi si trova a lavorare in condizioni estreme a causa delle temperature”.

Ogni ordinanza ha la sua specificità: in Emilia-Romagna e a Milano, ad esempio, sono inclusi solo i rider che si muovono in bici (anche elettrica), mentre chi ha un motorino o un’auto può continuare a fare consegne anche nei giorni con il bollino rosso. Per rispettare gli obblighi, le app di Glovo e Deliveroo bloccano le consegne solo ai lavoratori che non hanno caricato la patente di guida sul loro profilo (e che quindi si possono muovere solo in bici), dando per scontato che tutti gli altri si spostino in moto o in auto.

“Glovo e Deliveroo usano la patente come una sorta di ‘visto’ digitale per tenere attivo il profilo del rider”, spiega Utibe Joseph della Nidil Cgil Bologna. “L’azienda non fa alcun controllo reale sul mezzo usato: pur di continuare a lavorare, alcuni rider caricano la patente e dichiarano di usare la moto o l’auto, così l’app non blocca automaticamente le consegne. Basta fare un giro per Bologna a ora di pranzo per rendersi conto che in tantissimi in realtà si muovono in bici: purtroppo la responsabilità di fermarsi e le eventuali sanzioni nel caso di mancato stop attualmente ricadono sui lavoratori stessi”.

In Toscana invece l’ordinanza regionale per tutelare i lavoratori troppo esposti al caldo non include i rider. A Firenze lo sciopero nasce allora per chiedere più tutele e diritti, superando il modello attuale, che si basa sul lavoro a cottimo, ossia sul pagamento a consegna, in favore di un contratto di lavoro vero e proprio. La rivendicazione ha ripreso forza dopo che lo scorso febbraio la procura di Milano ha messo sotto controllo giudiziario sia Glovo sia Deliveroo per sfruttamento del lavoro e caporalato.

“Con questo caldo proviamo a passare per le strade con un po’ di ombra, ma dobbiamo essere veloci a fare le consegne e a volte è necessario attraversare vie o piazze in pieno sole”, dice Muhammad (nome di fantasia), pakistano, che lavora a Firenze con Deliveroo da cinque anni. “Noi che ci muoviamo in bici sudiamo tanto e rischiamo la disidratazione. Io ad esempio lavoro dodici ore al giorno, a volte anche di più, sette giorni su sette, per guadagnare 1.800-1.900 euro al mese. A volte è molto dura, ma per il momento qual è l’alternativa?”.

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