Ad aprile, i deputati repubblicani James Comer ed Eric Burlison hanno scritto lettere urgenti al governo per chiedere d’indagare su una serie di morti e sparizioni di scienziati coinvolti in programmi aerospaziali. Sebbene si tratti di una casistica normale, nell’arco di tre anni, l’allarme trova le sue radici nella tv, imbattibile quando c’è da montare una follia collettiva. Il 20 giugno 1977 la rete britannica Itv mandò in onda un documentario dal titolo Alternative 3, presentato come una rigorosa inchiesta scientifica. La tesi era questa: il cambiamento climatico stava rendendo la Terra così inabitabile che le superpotenze avevano deciso in gran segreto di costruire colonie su Marte per salvare un’élite selezionata. Per farlo avevano bisogno di personale qualificato. Chi accettava spariva volontariamente. Chi rifiutava veniva eliminato. Il programma era una finzione, ma realizzato con tale precisione e autorevolezza da convincere tutti. Il pubblico si divise tra chi voleva partire, chi chiedeva protezione e chi denunciava di essere già sotto sorveglianza. La rete provò a rivelare il gioco, ma il fiume cospirazionista aveva rotto gli argini. Ci si tuffò anche il veterano Milton William Cooper, che infilandoci dentro extraterrestri e altre corbellerie, garantì lunga vita al complotto. Una verità parallela che cinquant’anni dopo non poteva non trovare ospitalità nelle menti feconde della galassia trumpiana. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati