Ecco che Asterix e Obelix visitano finalmente anche il Portogallo, o meglio la Lusitania (per restare all’epoca loro). Se ai disegni troviamo sempre l’ottimo Didier Conrad che si muove con efficacia sul solco tracciato da Albert Uderzo, è a Fabcaro, anche scrittore e musicista rock, subentrato alle sceneggiature dal precedente Asterix e l’Iris bianco, che si deve il rilancio della saga. Fabcaro, che proviene dal fumetto d’avanguardia, ha infatti ben recuperato la linea del geniale creatore letterario di Asterix, René Goscinny: parlare in maniera umoristica del passato per raccontare meglio il presente e trattare in maniera adulta il fumetto per ragazzi. Riesce anche a fissare con brio e precisione le nevrosi e follie contemporanee ma inserendole sempre nelle nevralgie del capitalismo. E, ancora in linea con Goscinny, parodiando sempre i cliché sui popoli e mai i popoli. Il governatore Maximus Surplus vorrebbe prendere il posto di Cesare con l’aiuto del piccolo intrigante Malafedes. Prepara una grande orgia sulla sua galera Davos, alla quale sono invitati tutti i più importanti uomini d’affari della regione per onorare la presenza di Cesare. Lo scopo è di farsi portare proprio da Cesare a Roma e una volta lì organizzare una congiura contro di lui. Asterix e Obelix sventano tutto scoprendo la bellezza della cultura lusitana. Come sentenzia Obelix: “Triste e allegro?! Sono pazzi questi lusitani!”.

Francesco Boille

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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati