**◆ **Più si avvicinano i miliardi europei – miliardi ai quali non credeva nessuno tranne Conte – più si avvicina il momento in cui Conte sarà mandato a casa. Questo signore di tono medio, che s’è caricato sulle spalle le sguaiatezze di Salvini, la labilità di Di Maio, sbarazzandosi con metodo diversificato di entrambi e associandosi con tatto al Pd di Zingaretti giusto in tempo per vedersi piombare addosso la pandemia, subirla e poi fortunosamente governarla, questo signore è difficile che sopravviva al tornado dei soldi a palate. I miliardi della risurrezione, dopo il calvario del virus, non si lasciano in mano a un povero cristo di passaggio. La sua massima colpa? È poco veloce. Veloce ovviamente nel distribuire il denaro presente e futuro. E il coro è quasi unanime: Conte, sei un mollaccione, sbrigati, prendi il Mes, fai risorgere la domanda, dai fulminee risposte, subito, se no son disordini sociali, son licenziamenti, son capitali in fuga, il finimondo. All’improvviso un paese, le cui classi dirigenti si sono sempre distinte non per prontezza ma per improntitudine – il paese dei bizantinismi, il paese ad alto tasso di corrotti, il paese dei conte Attilio e dei conte zio (ah, Manzoni) – ce l’ha con questo Conte Giuseppe perché coi miliardi non è un Achille. Mettiamoci comodi, dunque, arriverà un piè veloce. Ce ne sono tanti e con la mano lestamente alzata.

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Questo articolo è uscito sul numero 1362 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati