**◆ **Tra le tante espressioni che il covid-19 ci ha costretti a utilizzare senza che ci capissimo granché c’è sicuramente “immunità di gregge”. A immunità ci siamo subito affezionati e la parola s’è tirata dietro confortevolmente immunologo , appimmuni , immunoterapia . Invece gregge ci ha un po’ infastiditi e l’abbiamo accantonata. Ma più passa il tempo, più torna. Gregge? Siamo gregge? Gregge pascolato da pastori tipo Boris Johnson, che credeva di guidare la mandria mettendo in conto di perderne un bel po’ e poi ha rischiato di perdere se stesso? Ebbene sì, lo siamo. Il buon pastore ci dice di immolarci e noi ci immoliamo. Il buon pastore ci dice di chiuderci dentro il recinto e noi lo facciamo. Il buon pastore ci dice: potete uscire ma facendo attenzione, e noi gioiosi, ruzzando, ubbidiamo. In effetti viviamo così da quando mondo è mondo, affidando i nostri corpi animali a venerati pastori di grande ingegno, inventori di senso, rifondatori e chiosatori di sistemi teologico-poetico-filosofico-scientifico-politico-astronomici sempre pronti a manifestare un errore di fondo; e, contemporaneamente, a gentarella angosciata quanto noi che, dato il ruolo, mima lungimiranza senza averla. Vogliono tutti, per certo, il bene di noi gregge, vogliono plasmarci la via, la verità e la vita. Solo che a sera, mentre il covid-19 seguita a impazzare, di essere gregge ci si stufa un po’.

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Questo articolo è uscito sul numero 1361 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati