Sarà per un disturbo di qualche tipo, ma arriva puntualmente quel giorno estivo in cui io penso al Mare d’inverno cantata da Loredana Bertè. Nella stagione delle “discoteche piene di bugie”, mi ritrovo ad anticipare le chiusure e i paesaggi sfollati delle cittadine balneari, quando la riviera torna a essere una palude, o così avrebbe detto Tondelli. Trentuno anni fa Pier Vittorio Tondelli appariva su un poster pubblicitario per il lancio del romanzo Rimini con una camicia fiorata che virava al lilla e al rosa accanto al claim “Il romanzo dell’estate”, e malgrado la posa rilassata, e uno sguardo appena appena guardingo, la pubblicità pare contenere qualcosa di mortifero che sta in agguato nell’estate italiana, diventata sempre più apocalittica e torrida. È uno spazio mentale in cui il “mare mare mare” in cui annegare di Franco Battiato incrocia il “mare mare ma cosa son venuto a fare” di Luca Carboni e il freddo (ormai quasi inesistente) che “agita anche me” di Enrico Ruggeri e Loredana Bertè. Canzoni e romanzi che coprono un arco temporale che va dal 1983 al 1991 e rappresentano una vetta nel canzoniere italiano sul come non sprecare una parola banale e difficilissima. Qualcosa che riuscirà anche a Niccolò Fabi e Max Gazzè con Vento d’estate del 1998. Ma, anche se non lo nomina esplicitamente e si riferisce a un segmento della giornata e non a una stagione, il vero successore delle canzoni anti-estive citate è I pomeriggi di Giorgio Poi. Se gestissi un chiringuito credo che questa sarebbe l’unica playlist estiva che avrei il coraggio di proporre. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati