Venerdì 12 giugno 2026, quando sulla costa est degli Stati Uniti erano le 17.21, proprio mentre Artificiale andava in vacanza per due settimane, la Anthropic ha ricevuto una lettera dal dipartimento del commercio statunitense. Conteneva l’ordine di sospensione immediata dell’accesso a Fable e Mythos, i due modelli più avanzati dell’azienda lanciati appena tre giorni prima, per qualunque cittadino non statunitense, compresi i dipendenti stranieri della stessa Anthropic.
Il motivo? Questioni di sicurezza nazionale. Ironicamente, qualche giorno prima lo stesso amministratore delegato dell’azienda, Dario Amodei, aveva proposto una pausa mondiale della ricerca sulle ia per i troppi rischi che rappresenterebbe.
Comunque, distinguere gli utenti per nazionalità in tempo reale si è rivelato impossibile e così entro sera la Anthropic ha disattivato Fable e Mythos per tutti, in ogni paese, senza eccezioni.
Fable e Mythos sono la fascia più alta dei modelli prodotti dalla Anthropic. Prima di questo blocco, la Anthropic aveva già riservato l’uso di Mythos a un gruppo selezionato di partner del programma Glasswing per la sicurezza informatica, sostenendo che il modello fosse pericolosissimo.
Secondo le ricostruzioni circolate nei giorni successivi, è stato l’amministratore delegato Andy Jassy ad avvisare le autorità statunitensi di una vulnerabilità di Fable. La Anthropic l’ha definita un problema minore, già noto e comunque presente anche su altri modelli disponibili al pubblico di altre aziende (come Gpt-5.5 della OpenAi): “Crediamo che ci sia un malinteso”, ha scritto l’azienda in un comunicato dichiarandosi comunque disposta a collaborare. La sospensione è arrivata poco dopo che la Anthropic aveva depositato il suo progetto per la quotazione in borsa, con una valutazione che sfiora i 965 miliardi di dollari, circa 840 miliardi di euro.
Poi, però, le parti in causa hanno cominciato a lavorare insieme. Il 26 giugno il governo ha riaperto Mythos 5 a un centinaio di organizzazioni fidate del programma Glasswing. Il 30 giugno ha revocato del tutto i blocchi.
Infine, il primo luglio, il prodotto che fino a pochi giorni prima era un problema per la sicurezza degli Stati Uniti, è tornato disponibile in tutto il mondo (e costosissimo: si pagherà a consumo e non sarà incluso negli abbonamenti a Claude) perché la Anthropic ha messo a punto un nuovo sistema di sicurezza, testato e approvato anche dal governo statunitense.
Oltre la cronaca
Andiamo oltre la cronaca: i modelli linguistici sono strumenti usati già, tra ricerca, programmazione e lavoro quotidiano, da centinaia di milioni di persone. Un solo dipartimento di una sola nazione ha potuto spegnerne uno fra i più efficaci, con effetto praticamente immediato e globale, senza alcun tipo di discussione pubblica, senza spiegare fino in fondo il motivo della propria decisione e, ora che è tornata sui suoi passi, senza che si possa verificare cosa è stato fatto per risolvere il problema.
Lo stesso dipartimento ha poi deciso quali organizzazioni potessero riavere i modelli per prime e quando tutti gli altri, dopo un processo opaco che coinvolge grandi aziende private e istituzioni.
È un esercizio di potere che abbiamo visto raramente su un’infrastruttura di uso così diffuso: un ufficio politico statunitense può decidere che cosa accade a buona parte delle intelligenze artificiali in tutto il mondo.
Non solo: se la storia della segnalazione di Amazon è vera, allora vuol dire che l’oligopolio delle poche aziende statunitensi usa anche i poteri dello stato come leva contro gli altri membri di quello stesso oligopolio, creando ancora più confusione e opacità.
Chi altro potrà attivare lo stesso meccanismo domani? E con quali garanzie per chi, nel frattempo, avrà adottato quegli strumenti? Con quali garanzie per l’intera infrastruttura digitale?
Questa storia dimostra quanto sia importante un’infrastruttura pubblica e sovranazionale per le ia. Ma è un modello che fatica a farsi strada: piuttosto di provarci c’è stato persino chi, dall’Austria, ha proposto di offrire alla Anthropic un’ospitalità europea per sottrarla alle decisioni di Washington. È molto difficile che questa ipotesi diventi un piano concreto, ma segnala almeno due cose: che la dipendenza da un’infrastruttura decisa altrove è percepita anche in Europa come un problema politico e che si fatica a uscire da schemi già percorsi per trovare soluzioni.
Le ia sono un’infrastruttura troppo importante per essere lasciata solo al mercato e solo a uno stato, bisogna renderle pubbliche e con una governance trasparente. E non bisogna stancarsi di ripeterlo.
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