Il 10 aprile è arrivata a Mogadiscio la nave turca Çağrı Bey per lanciare operazioni di ricerca di gas e petrolio in acque profonde. La Somalia, scrive The East African, “si prepara a sfruttare le ricchezze del sottosuolo e ad arricchirsi. I funzionari governativi sono entusiasti perché pensano di rimpinguare le casse statali con i proventi petroliferi. Ma restano dubbi sulla collaborazione con il governo di Ankara: il timore è che siano soprattutto i turchi a beneficiarne”. Un accordo decennale di difesa e cooperazione economica raggiunto dai due governi nel 2024 garantisce alla TurkishPetroleum Corporation i diritti esclusivi per esplorare e sviluppare i giacimenti somali. Chi critica il patto nota che la Turchia si sta comportando come una potenza coloniale sfruttando la debolezza del governo somalo, che le ha concesso anche il controllo di porti, aeroporti e della sicurezza marittima. Le strette relazioni tra i due paesi risalgono al 2011, quando Ankara mobilitò ampie risorse per aiutare la Somalia colpita dalla carestia. Da allora i legami si sono approfonditi e sono culminati nell’accordo del 2024. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 25. Compra questo numero | Abbonati