Otto anni fa Bhanudas More ha fatto un normale esame del sangue. More, un agricoltore di un piccolo villaggio del Maharashtra, in India, era magro, lavorava per ore nei campi e sembrava in buona salute. Così i risultati l’hanno sorpreso: era affetto da diabete di tipo 2, una malattia solitamente associata alla vita sedentaria in città. I farmaci non gli sono stati d’aiuto, e ha cominciato a soffrire di gonfiore e disturbi gastrici. “C’era sempre qualcosa che non andava”, racconta More, che oggi ha 56 anni. “In alcune giornate non riuscivo nemmeno a lavorare”.
L’origine dei suoi problemi resta incerta, ma i medici hanno trovato un indizio quando gli hanno chiesto di descrivere il suo lavoro. Nei campi More era continuamente esposto a un mix di pesticidi.
Oggi un numero sempre maggiore di ricerche suggerisce che questi composti possano alterare il microbiota intestinale, l’ecosistema composto da migliaia di miliardi di batteri, funghi e virus che contribuiscono alla digestione del cibo, producono nutrienti essenziali, rafforzano il sistema immunitario e inviano segnali chimici che influenzano il metabolismo e perfino le funzioni cerebrali. Queste alterazioni potrebbero essere all’origine di una serie di disturbi, tra cui l’aumento globale dei casi di diabete di tipo 2 in persone non obese.
I soggetti esposti ai pesticidi sul lavoro, come More, presentano i rischi più elevati. “Se un individuo entra ripetutamente in contatto con basse dosi di composti bioattivi potrebbe non notare un effetto immediato, ma subisce comunque una pressione selettiva a lungo termine”, spiega Robin Mesnage, direttore delle cliniche Buchinger Wilhelmi e ricercatore del King’s college London.
Finora non esistono prove certe di danni alla salute umana. Gli scienziati sottolineano che il microbiota è influenzato da molti fattori, tra cui la dieta, lo stile di vita e i tratti genetici, e isolare gli effetti concreti dei pesticidi è difficile.
Nel 2023 nel mondo sono state usate 3,73 milioni di tonnellate di pesticidi, circa il doppio rispetto al 1990. Le ricerche sui rischi per la salute si sono concentrate su avvelenamento acuto, neurotossicità e cancro, ma di recente nuovi strumenti genetici per lo studio degli ecosistemi microbici hanno permesso di analizzare l’effetto dei pesticidi sul microbioma (il patrimonio genetico del microbiota).
Velmurugan Ganesan, della Kmch research foundation, si chiede se l’esposizione ai pesticidi possa spiegare una scoperta curiosa. In uno studio su circa tremila soggetti nell’India meridionale, la sua squadra ha infatti riscontrato che il 23 per cento dei partecipanti che vivevano nelle aree urbane soffriva di diabete, un dato che rispecchiava i classici fattori di rischio come l’obesità e il colesterolo alto. Ma nelle campagne l’incidenza era comunque del 16 per cento, senza nessuna correlazione con i fattori di rischio. “Ci siamo chiesti se i composti chimici potessero avere un ruolo ”, spiega Ganesan.
In seguito i ricercatori hanno studiato gli effetti sui topi dell’esposizione a uno degli insetticidi più usati in agricoltura, il clorpirifos. In molti dei precedenti studi sugli animali erano state somministrate dosi elevate per brevi periodi, mentre la squadra di Ganesan ha usato una “dose realistica” basata sui residui dei pesticidi nella dieta indiana media, per 120 giorni. Lo studio ha riscontrato che il clorpirifos aveva alterato il microbiota, provocando un declino dei batteri benefici come il Lactobacillus _e un aumento di specie potenzialmente pericolose come l’Helicobacter_. I topi esposti al clorpirifos mostravano un aumento della glicemia e una maggiore incidenza del diabete.
Dalla pancia alla testa
I pesticidi sembrano causare non solo una variazione nella quantità di microbi intestinali, ma anche un cambiamento nella loro attività. In uno studio pubblicato nel 2025, per esempio, i ricercatori hanno esposto 17 specie di batteri presenti nell’intestino umano a 18 pesticidi, rilevando alterazioni nella produzione microbica di centinaia di molecole, tra cui acidi grassi a catena corta, acidi biliari e metaboliti del triptofano, che contribuiscono a mantenere sane le pareti intestinali, combattono le infiammazioni e indirizzano la risposta immunitaria. I ricercatori hanno inoltre riscontrato che alcuni batteri accumulano pesticidi al loro interno, il che potrebbe prolungarne la presenza nel corpo umano e aumentare il rischio di conseguenze a lungo termine.
Alterando ciò che i batteri intestinali producono, i pesticidi potrebbero influenzare anche l’attività cerebrale e le risposte immunitarie. Negli studi sugli animali, per esempio, l’esposizione al clorpirifos è stata collegata a comportamenti di tipo depressivo oltre che ai cambiamenti nei batteri intestinali. “Non è un meccanismo unico, ma una rete di effetti biologici che possono alterare la comunicazione tra intestino e cervello”, spiega John Cryan dello University college Cork.
Ancora non è chiaro se i pesticidi possano avere un impatto simile sugli esseri umani, che sono spesso esposti per anni a un mix di varie sostanze chimiche. Mesnage e i suoi colleghi hanno verificato la presenza di residui di 186 pesticidi comuni nell’urina di 130 cittadini britannici, trovando residui di insetticidi piretroidi e organofosforici in tutti i partecipanti, con livelli più elevati in chi consumava grandi quantità di frutta e verdura. Alle concentrazioni più alte di residui corrispondevano cambiamenti nella composizione microbica intestinale e nel metabolismo.
Per collegare definitivamente queste alterazioni ai pesticidi serviranno studi di intervento. Per esempio ai partecipanti potrebbe essere chiesto di consumare solo prodotti biologici, in modo da ridurre la loro esposizione ai pesticidi e verificare i cambiamenti nel microbiota intestinale.
Al momento non si sa se è possibile rimediare alle alterazioni del microbiota intestinale dovute ai pesticidi. “Non c’è una soluzione semplice o universale”, conferma Cryan. “Si tende a pensare che assumendo probiotici si possa risolvere tutto”, dice, ma il microbiota è influenzato da molti fattori e ripristinarne l’equilibrio non è semplice.
Per ora gli scienziati ritengono che la cosa migliore sia ridurre l’esposizione ai pesticidi. Ma per le persone come More non è facile. Ha cominciato a coprirsi il volto quando sparge i pesticidi e spesso si chiede se sia il caso di cambiare lavoro. Ma come molti altri abitanti del suo villaggio, in realtà non ha scelta. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati