La longevità dipende dai geni molto più di quanto si pensasse, almeno nei paesi ricchi. Finora si riteneva che il contributo dei tratti ereditari fosse compreso tra il 10 e il 25 per cento e che la durata della vita fosse determinata soprattutto dalle abitudini e dai fattori ambientali. Secondo un nuovo studio condotto in Svezia e in Danimarca però l’influenza della componente genetica potrebbe arrivare al 55 per cento. I ricercatori hanno confrontato la durata della vita di gemelli monozigoti con quella di gemelli dizigoti, che condividono solo la metà del dna, usando modelli matematici in grado di distinguere i decessi dovuti a fattori esterni – come incidenti o infezioni – dalle morti naturali per patologie legate all’invecchiamento. Gli studi passati, invece, tendevano a mescolare questi due aspetti, mascherando così l’importanza dei geni. Se confermata, la scoperta potrebbe dare nuovo impulso alla ricerca sui geni della longevità e sui meccanismi biologici dell’invecchiamento. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 103. Compra questo numero | Abbonati