In un soleggiato venerdì mattina di metà gennaio Lorenzo Di Marco, 17 anni, non è a scuola ma sta cominciando un’escursione tra le colline dell’Italia centrale. Lorenzo, capelli lunghi raccolti con un elastico, sta lasciando il paese di Villa San Giovanni in Tuscia, in provincia di Viterbo, una settantina di chilometri a nord di Roma. Con lui ci sono altri tredici studenti italiani.
La classe è accompagnata da cinque persone adulte che sono guide e insegnanti. Gli adolescenti stanno attraversando l’Italia a piedi e saranno in viaggio per l’intero anno scolastico, in un percorso che va dalla Valle d’Aosta all’estremo sud. “È incredibilmente bello. Siamo immersi nella natura e ogni giorno è diverso”, racconta Lorenzo mentre il gruppo attraversa un uliveto.
I 14 studenti partecipano a una forma di istruzione unica: il programma si chiama Strade maestre. Il gruppo di volontari che organizza questo lungo cammino non ha trovato un progetto simile fuori dell’Italia.
Un nuovo tipo di convivenza
È il secondo anno in cui una classe di ragazzi tra i sedici e i diciannove anni attraversa l’Italia a piedi. Sono studenti che provengono da tutto il paese: dalla Lombardia, dal Lazio, dalla Sardegna e dalla Calabria. Nello zaino hanno un materassino e un sacco a pelo, dormono in monasteri, ostelli, associazioni giovanili, parrocchie e nelle case di privati, possibilmente gratis. I genitori pagano ottomila euro. Gli sponsor coprono il resto.
Ogni ragazzo segue online il programma della propria scuola. Nel 2024 si sono iscritti alla prima edizione di Strade maestre otto studenti e tutti hanno superato l’esame necessario per iscriversi alla classe successiva. Lo studio avviene spesso nel pomeriggio, quando i ragazzi hanno concluso la loro camminata. Ma imparano anche durante il tragitto: in Sicilia, nelle prossime tappe del viaggio, gli accompagnatori parleranno dello scrittore siciliano Luigi Pirandello. Sul Vesuvio si fa geografia. Sull’Appennino toscoemiliano si percorrono i sentieri vicini a quella che fu la linea gotica e si discute di seconda guerra mondiale.
Strade maestre è nato da un’idea di Marco Saverio Loperfido, 49 anni, guida escursionistica e scrittore con una formazione in filosofia, sociologia e pedagogia. Dal 2007 guida lunghe escursioni con pazienti psichiatrici su incarico dell’azienda sanitaria locale. Loperfido cammina anche con alcuni ex detenuti. È una forma di terapia di gruppo. È un uomo calmo con una folta chioma e una barba rossa: “Durante il mio lavoro vedo che le persone camminando in gruppo hanno l’opportunità di guardarsi con occhi diversi. Possono ridefinire la propria identità. E sperimentano un nuovo tipo di convivenza fatta di solidarietà, uguaglianza, ascolto e attesa”.
Loperfido ha notato che camminare insieme e per lungo tempo ha dato molti benefici sia ai pazienti psichiatrici sia agli ex detenuti. Così gli è venuta l’idea di far camminare per un intero anno scolastico, circa otto mesi, anche gli studenti che stanno per passare all’età adulta. “Adolescenti alla ricerca della loro identità. Con Strade maestre vivono mille situazioni diverse. Lungo la strada incontrano persone di ogni tipo e questo li aiuta a capire cosa vogliono fare in futuro. Questo viaggio ha un valore formativo. Si può paragonare al grand tour, il viaggio di formazione in Italia che facevano secoli fa i giovani uomini del Nordeuropa”, spiega Loperfido.
Durante il cammino verso Vetralla, un paese poco distante da San Giovanni in Tuscia, lungo sentieri fangosi che attraversano i boschi e che passano accanto alle pecore al pascolo, Lorenzo spiega perché ha deciso di partecipare a questo progetto: “Sono iperattivo e fatico a stare seduto tutto il giorno sul banco. Preferisco stare in mezzo alla natura. Studiare mi pesava. Inoltre trovavo che la mia vita fosse noiosa, fatta di abitudini. Ogni giorno prendevo lo stesso treno per la stessa scuola. Mia madre ha letto qualcosa su questa iniziativa e quando me ne ha parlato sono stato subito entusiasta”. In questi mesi di cammino Lorenzo ha già capito una cosa: che lavoro vuole fare in futuro. “Voglio diventare guida naturalistica. Magari in montagna, vicino a casa mia, in Lombardia. Stare all’aperto, lavorare con il corpo”.
Spiega che grazie a Strade maestre ha ritrovato anche il piacere di studiare. “Qualche problema nasce quando di solito la sera cuciniamo in gruppo”, aggiunge. “Alcune volte non si riesce a trovare qualcosa per me che sono vegetariano e quindi si cucinano piatti che contengono carne o pesce.
Bisogno di un cambiamento
Anche la madre di Amanda Valloggia, 17 anni, ha letto della classe itinerante e ha suggerito l’idea alla figlia. Amanda si è iscritta e ora sta camminando per le vie di Vetralla insieme al gruppo. “Con qualcuno vai più d’accordo che con altri. Ma non ci sono grossi problemi. Credo che ci vogliamo tutti bene”, racconta.
La ragazza spiega di aver scelto questo anno speciale perché aveva bisogno di cambiamento: “A scuola mi sentivo stressata e avevo poco tempo per me”. Ora che è in viaggio da un po’ si sente cambiata: “Mi sento libera di essere me stessa. Nessuno qui ha aspettative su di me. Sono davvero felice”. Inoltre trova stimolante uscire dalla propria zona di comfort. “Una volta abbiamo camminato più di 40 chilometri in un solo giorno, in dodici ore. E ce l’ho fatta! Non avrei mai pensato di riuscirci”, dice soddisfatta.
Verso mezzogiorno quando la classe arriva nella piazza centrale di Vetralla i ragazzi, allegri, si tolgono gli zaini pesanti, qualcuno si accende una sigaretta, e si siedono sulle panchine. Un uomo anziano si avvicina: “Ciao ragazzi mi chiamo Beppe. Posso mostrarvi una splendida chiesa del tredicesimo secolo. Ci sono dei bellissimi affreschi. Vi va?”. I ragazzi rispondono di sì.
E Lorenzo, ridendo: “Ecco, una visita guidata improvvisata. Ogni giorno succedono cose inaspettate. E anche se non stiamo con il naso nei libri di scuola, impariamo comunque tantissimo”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 37. Compra questo numero | Abbonati