Mentre Kiev si preparava a un inverno tranquillo, perfino con un certo ottimismo, la Russia perfezionava le tattiche per colpire le sue infrastrutture energetiche. Il risultato è che nei giorni più freddi l’Ucraina oggi ha un deficit energetico pari al consumo di un piccolo stato europeo.
È inutile sperare in qualche cessate il fuoco temporaneo, come quello di tre giorni accettato dal presidente russo Vladimir Putin il 29 gennaio: i problemi che già ci sono peseranno sulla vita degli ucraini per anni. Anche perché le conseguenze degli attacchi russi sono amplificate dagli errori commessi dalle autorità di Kiev. Senza un vero sforzo per correggerli, l’Ucraina rischia di perdere del tutto la “guerra dell’energia”. Il quarto inverno del conflitto ha dimostrato chiaramente chi si è preparato meglio. Il settore energetico ucraino sarebbe dovuto diventare un modello di resistenza al terrore russo; oggi, invece, Mosca ne sta sfruttando con successo i punti deboli, trasformandoli in vantaggi militari.
Al momento le centrali elettriche ucraine sono in grado di produrre solo 11 gigawatt, contro una domanda di almeno 18. Anche tenendo conto delle importazioni dall’Europa, il deficit nei momenti di picco è più o meno pari al consumo massimo di elettricità di paesi come la Danimarca o l’Irlanda.
È evidente che Kiev non è ancora riuscita a costringere i russi ad abbandonare l’obiettivo di far sprofondare il paese nell’oscurità e nel freddo per un lungo periodo. Al contrario, dopo i primi attacchi al sistema energetico ucraino, lo scorso autunno il Cremlino ha avuto la conferma che la tattica è efficace. I russi l’avevano testata nella primavera del 2023, riuscendo a scollegare Odessa dalla rete elettrica, e poi l’hanno messa a punto nell’estate del 2024.
Già prima dell’inverno gli esperti della Ukraine facility platform (la piattaforma che coordina le riforme per la modernizzazione e la ricostruzione del paese) avevano previsto in dettaglio le azioni russe. Per semplificare, la logica di Mosca è la seguente: visto che non è possibile far collassare il sistema energetico ucraino bombardando a tappeto le principali infrastrutture, bisogna colpire le stazioni e le centrali in aree specifiche. Lo scopo è trasformare tutto il territorio sulla riva sinistra del fiume Dnipro, inclusa Kiev, in una zona con gravi problemi di energia.
La tattica russa è il risultato di un’attenta valutazione basata sulla conoscenza dei punti deboli dell’Ucraina, tra cui il blocco della centrale nucleare di Zaporižžja, le difficoltà del polo energetico di Kiev e i danni inflitti in precedenza alle centrali elettriche. E si basa su attacchi con i droni contro centrali termo e idroelettriche, sottostazioni ad alta tensione, ma anche sugli impianti a gas e i sistemi di riscaldamento.
◆ La notte del 3 febbraio 2026 le forze russe hanno lanciato un pesante attacco, con centinaia di droni e missili, contro gli impianti energetici ucraini. Nel bombardamento – il più grave dall’inizio dell’anno, secondo la compagnia energetica Dtek – sono state colpite anche varie città a centinaia di chilometri dalla linea del fronte. Questa operazione segna la fine del breve cessate il fuoco annunciato il 29 gennaio dal presidente statunitense Donald Trump, in base al quale Mosca si impegnava a non colpire per tre giorni le infrastrutture energetiche ucraine. Durante e subito dopo la tregua la Russia ha anche colpito obiettivi civili in tutta l’Ucraina, tra cui il reparto maternità di un ospedale a Zaporižžja e un autobus che trasportava un gruppo di minatori nella regione di Dnipropetrovsk, causando almeno ventisei morti e più di quaranta feriti. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche delle ultime settimane hanno lasciato milioni di persone, a Kiev e in altre zone del paese, senza luce e riscaldamento, con le temperature esterne che hanno raggiunto i 20 gradi sottozero. The Kyiv Independent, Novaja Gazeta Europe
Un circolo vizioso
Il governo, le autorità locali e il settore energetico si stavano preparando per una situazione tutto sommato positiva. E oggi non sono in grado di affrontare la crisi. Cosa c’è alla base di questo fallimento?
In questi anni l’Ucraina ha continuato a prepararsi all’inverno secondo schemi creati in tempo di pace. E in tempo di pace per decenni aveva ridotto il consumo di elettricità e gas naturale. Per farla breve, le autorità pensano a come superare l’inverno imminente, invece di prepararsi a tutti i futuri inverni sotto una minaccia russa permanente. Se allo sviluppo di sistemi per proteggere le infrastrutture si aggiunge che le autorità si aspettavano bombardamenti più leggeri, allora si capisce perché le priorità più “allettanti” sono rimaste altre: per esempio conservare il controllo sulle imprese energetiche statali e sui loro flussi di denaro o mettere persone di fiducia nei consigli di sorveglianza.
Questo non fa che moltiplicare gli effetti degli attacchi russi. Le regioni che si sono preparate all’inverno basandosi su previsioni ottimistiche o solo moderatamente critiche si sono ritrovate del tutto impreparate. Oggi, quindi, è l’intero sistema di gestione dell’energia, decentralizzazione e sviluppo regionale a mostrare i suoi limiti. Che prospettive ha l’Ucraina se crede di poter ancora fare affidamento su un sistema ereditato dall’epoca sovietica? Se l’intensità delle azioni russe non calerà, i blackout programmati continueranno per tutta la primavera e anche d’estate, soprattutto se farà molto caldo.
La Russia, intanto, porta avanti la sua guerra di logoramento, in cui è particolarmente esperta, e cerca di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica con iniziative come il cosiddetto cessate il fuoco del 30 gennaio. Lo scopo è dare l’illusione che le cose si stiano normalizzando e rallentare così il processo – già comunque lento – per rafforzare il sistema energetico ucraino. Per spezzare questo circolo vizioso il governo ucraino deve riconoscere che solo la collaborazione tra il settore privato e le comunità locali può portare rapidamente alla nascita di una rete di distribuzione capillare, capace di funzionare anche nelle ore di maggiore domanda. Poi bisognerà semplificare le procedure burocratiche.
Il punto è riconoscere che la Russia resterà per sempre la nostra vicina. Per questo abbiamo bisogno di un piano realistico per sconfiggerla nella guerra dell’energia. Dobbiamo capire come riattivare il sistema dopo gli attacchi, proteggere le infrastrutture e sviluppare una rete di produzione e distribuzione in grado di sostenere la domanda delle regioni. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati