Con La nostra guerra quotidiana lo scrittore ucraino Andrei Kurkov dà il meglio di sé nell’usare l’ironia per narrare l’oscura e fitta boscaglia della guerra culturale russa che fa da sfondo all’invasione voluta da Vladimir Putin. Dopo la conquista di una città tutti i residenti vengono controllati e registrati dalle autorità russe. “Solo coloro che non hanno tatuaggi patriottici, non hanno pubblicato post filo-ucraini sui social network e possono dimostrare la loro lealtà alla Russia ‘superano’ il processo di filtraggio”, scrive Kurkov. Chi fallisce viene mandato in un campo di prigionia o ucciso sul posto, secondo alcuni testimoni. La nostra guerra quotidiana si basa in gran parte sugli avvenimenti del primo anno dell’invasione in cui la presunta guerra lampo di Putin si trasformò in una disastrosa disavventura, il morale russo crollò ed entrambe le parti cominciarono lentamente a rendersi conto che il conflitto sarebbe durato molto a lungo.
Roger Boyes, The Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati