Come si chiama la medicina tradizionale che funziona? Medicina! Questa vecchia battuta contiene più di un pizzico di verità. Quando, per esempio, la chimica cinese Tu Youyou ha cominciato a studiare l’Artemisia annua, usata nella medicina tradizionale per curare la malaria, ha finito per isolare l’artemisinina, salvando milioni di vite umane e ricevendo il Nobel per la medicina nel 2015.
Non tutte le cure tradizionali sono però studiate in modo così approfondito, e neanche tutte le patologie. Più di 1,7 miliardi di persone, per la maggior parte abitanti dei paesi poveri, soffrono di venti disturbi noti come malattie tropicali neglette (Mtn), che spesso causano disabilità e gravano su sistemi sanitari poco attrezzati per contrastarle.
C’è un motivo se queste malattie sono “neglette”. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 sulla rivista International
Health, alla loro cura è destinato appena lo 0,6 per cento dei finanziamenti in ambito sanitario assegnati dai paesi ricchi a quelli poveri. Da allora la situazione non è migliorata. Il gruppo internazionale di esperti Policy cures research ha affermato di recente che i fondi disponibili per curare le Mtn sono gli stessi di dieci anni fa e sono meno di quelli stanziati per contrastare la malaria o la tubercolosi.
La mancanza di risorse può avere gravi conseguenze. Se in Ghana tra il 2010 e il 2018 l’incidenza della filariosi linfatica (o elefantiasi) è scesa dell’88 per cento, quella della schistosomiasi (o bilharziosi) e dell’oncocercosi (o cecità fluviale) è salita rispettivamente del 39 e dell’81 per cento. La dottoressa Dorcas Osei-Safo, dell’università del Ghana, ha però un piano. Dato che nel suo paese la medicina tradizionale ha un ruolo importante e l’agenzia locale del farmaco autorizza una serie di rimedi naturali per il trattamento delle malattie, tra cui la malaria, ha deciso di approfittarne. Con l’aiuto della sua équipe ha contattato vari esperti di medicina tradizionale e ottenuto i campioni di quindici rimedi usati contro le Mtn. Alcuni sono miscugli di erbe essiccate, altri soluzioni acquose. L’obiettivo di Osei-Safo era testarne l’efficacia sulle colture di laboratorio di alcuni parassiti, isolandone poi i principi attivi.
◆ Nel 2010 l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato il volume Traditional herbal remedies for primary health care, che contiene 28 monografie su malattie comuni che possono essere trattate con rimedi naturali. L’obiettivo è promuoverne un uso sicuro, razionale e appropriato.
Quasi tutti i campioni si sono rivelati efficaci su uno o più parassiti, ma uno in particolare si è distinto contro i tripanosomi responsabili della tripanosomiasi africana (o malattia del sonno). Si tratta di un miscuglio secco di Aloe vera, una pianta succulenta a stelo corto, e Taraxacum officinale, il tarassaco comune. Incuriositi dalla scoperta, i ricercatori hanno sottoposto il campione a due cicli di cromatografia per scomporlo nei suoi elementi costitutivi, ripetendo poi i test su ciascuno. Lo studio, appena pubblicato sulla rivista Plos Neglected Tropical Diseases, ha individuato un olio che uccide i tripanosomi con un’efficacia superiore del 30 per cento rispetto all’attuale farmaco a base di diminazene aceturato.
Molti ricercatori ne avrebbero approfittato per fare un salto all’ufficio brevetti e negoziare ulteriori test con qualche casa farmaceutica. La dottoressa Osei-Safo, invece, non vuole mettere a punto un preparato più sofisticato, ma solo indicare ai malati i migliori rimedi naturali disponibili. Il prossimo passo, se i fondi bastano, è capire perché l’olio è efficace e in quali circostanze le erbe da cui è tratto hanno effetti curativi. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1392 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati