In queste settimane milioni di persone lasceranno la Gran Bretagna diretti in vari paesi stranieri. Alcuni di questi paesi vantano migliori tradizioni di tutela dei diritti umani rispetto ad altri. Nessun turista, si presume, prevede di avere problemi con il sistema giudiziario o con le forze di polizia del paese di cui sarà ospite. Se ciò dovesse capitare, pensano probabilmente i più, c’è da star sicuri che il consolato o l’ambasciata britannica faranno in modo di tutelare i diritti elementari stabiliti dalle convenzioni internazionali.

Eppure qualcosa dovrebbe fargli cambiare idea: ci riferiamo ai fatti accaduti nei giorni del vertice del G8 di Genova e alla scandalosa vicenda dei cinque cittadini britannici picchiati e trattenuti dalla polizia per cinque giorni senza poter comunicare con la famiglia o con i loro legali. Mano a mano che veniva alla luce la storia della brutalità a cui erano stati sottoposti i manifestanti inermi nei quartieri generali del Genoa Social Forum, l’indignazione per il terrore seminato dalla polizia è stata pari solo all’incredulità per la compiacenza e l’inerzia delle autorità britanniche.

Alessandro Tosatto/Contrasto

Amici e parenti dei cittadini britannici arrestati in Italia hanno dovuto scoprire da sé dove si trovavano i loro cari. Il personale del consolato ha incontrato le persone che erano state fermate solo dopo il loro rilascio e il Foreign Office deve ancora raccogliere le deposizioni dei quattro che sono tornati in patria.

Roberto Arcari/Contrasto

L’Italia deve prepararsi a un lungo periodo di proteste politiche e indagini su questo brutale attacco della polizia, che ha coperto di vergogna una delle principali democrazie del mondo. Ma anche noi britannici dovremmo essere preoccupati per la nostra democrazia. Questo governo è sempre pronto a condannare il dissenso in qualsiasi forma, ma è lento a capirlo. Il primo ministro Tony Blair e il ministro degli Esteri Jack Straw non hanno avuto nessuna difficoltà nel mostrare comprensione per la polizia italiana e l’hanno fatto con una fretta indecente. Jack Straw ha detto che avrebbe cercato di verificare se c’erano motivi per “formulare una protesta con la P maiuscola”.

Non si sorprenda se i cittadini cominceranno a esprimere la loro rabbia con la R maiuscola. ◆ pb

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Questo articolo è uscito sul numero 397 di Internazionale, a pagina 6. Compra questo numero | Abbonati