Forse c’è stato un piccolo equivoco. avevamo l’impressione che l’Italia fosse un membro rispettato dell’Unione europea, il club esclusivo che si aspetta dai suoi soci alti standard in materia di diritti individuali. L’Ue rimprovera regolarmente i governi stranieri per cattiva condotta. In genere, comunque, i paesi dell’Unione prendono lo Stato di diritto abbastanza sul serio.

Non sempre, però, a giudicare dai fatti avvenuti a Genova negli ultimi giorni. Lasciamo perdere per un momento la violenza della polizia durante gli incontri del vertice. Potremmo condividere l’opinione del ministro degli Esteri Peter Hain, che ha parlato di “reazione eccessiva” della polizia per proteggere chi partecipava al vertice. Ma anche se la reazione della polizia nella confusione del momento può essere comprensibile, la sorte toccata a chi è stato arrestato dopo essere finito nelle mani degli agenti è del tutto ingiustificabile.

Ci sono stati molti resoconti indipendenti sulle gravi percosse inflitte alle persone fermate durante i disordini – tra loro i giornalisti che hanno la sola colpa di non essere riusciti a restare defilati – e caricate sui cellulari. È altrettanto preoccupante che sia stato impedito ai fermati di parlare con i funzionari del proprio consolato. Non è chiaro se qualcuno dei cinque britannici detenuti (due dei quali accompagnatori per bambini con difficoltà di apprendimento) abbia commesso atti violenti. Certamente, per le strade di Genova, c’è stato qualcuno felice di commettere gesti di voluta provocazione. Ma anche se uno o tutti fossero colpevoli dei reati di cui sono accusati, questo ha poca importanza. La punizione per gli atti di violenza viene emessa da un tribunale. Non può essere inflitta sotto forma di pestaggi all’interno della cella di una prigione. È anche grottesco che l’habeas corpus e il diritto ad avere un avvocato siano stati semplicemente ignorati, come se essere anarchici significhi automaticamente perdere ogni diritto.

Sembra che il deciso sostegno di Tony Blair all’azione repressiva della polizia a Genova – più incondizionato di quello espresso da molti politici italiani – abbia convinto alcuni funzionari del Foreign Office a essere meno espliciti di quanto avrebbero potuto nelle loro richieste di vedere i detenuti. È stato anche ipotizzato che la polizia volesse prendere tempo prima di consentire l’intervento del consolato a causa della natura delle ferite riportate dai detenuti.

La cattiva condotta deve essere punita. Ma la cattiva condotta di chi ha il potere è criticabile almeno quanto quella dei manifestanti con il passamontagna in testa. ◆ nm

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 397 di Internazionale, a pagina 6. Compra questo numero | Abbonati