La fragile tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran ha mostrato ulteriori segni di cedimento il 10 aprile, alla vigilia di nuovi negoziati in Pakistan, con Washington che ha accusato Teheran di non aver rispettato l’impegno di riaprire lo stretto di Hormuz, mentre Israele sta proseguendo i suoi attacchi in Libano.

L’Iran non ha ancora revocato il suo blocco quasi totale dello stretto, denunciando i bombardamenti israeliani in Libano, che l’8 aprile sono stati i più intensi dall’inizio della guerra. Teheran sostiene che gli attacchi in Libano costituiscano una violazione della tregua.

Nella tarda serata del 9 aprile il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato sui social media che l’Iran sta facendo un “pessimo lavoro” riguardo allo stretto di Hormuz. “Non erano questi i patti!”, ha aggiunto.

Nelle prime ventiquattr’ore di tregua solo una petroliera e cinque cargo hanno potuto attraversare lo stretto, dove in tempi normali transita un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo.

Il 10 aprile l’esercito israeliano ha affermato di aver colpito delle postazioni di Hezbollah in Libano da cui la sera prima erano stati lanciati verso Israele un missile e vari razzi.

Il missile è stato intercettato, secondo il Times of Israel. Hezbollah ha affermato di aver preso di mira infrastrutture militari israeliane nella città settentrionale di Haifa.

Secondo gli Stati Uniti e Israele, il cessate il fuoco non riguarda il Libano, che Israele ha cominciato a colpire all’inizio di marzo, parallelamente all’offensiva contro l’Iran.

Ma l’Iran e il Pakistan, paese mediatore, sostengono che il Libano fosse incluso nell’accordo. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che dovrebbe guidare la delegazione iraniana che incontrerà il vicepresidente statunitense JD Vance, ha chiarito che il Libano non può che essere parte integrante di qualsiasi progetto di tregua presente e futuro.

Il 9 aprile la nuova guida suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei ha affermato che l’Iran si vendicherà per la guerra.

“I criminali che hanno aggredito il nostro paese non resteranno impuniti. Chiederemo un risarcimento per ogni danno che ci hanno inflitto”, ha dichiarato.

L’accordo per una tregua di due settimane, ottenuto con la mediazione del Pakistan, era arrivato poche ore prima della scadenza di un ultimatum che, secondo Trump, avrebbe innescato attacchi statunitensi contro le infrastrutture energetiche e i ponti dell’Iran, nonché “la distruzione di un’intera civiltà”.

Intanto, in Pakistan è in preparazione il primo ciclo di colloqui tra Washington e Teheran, previsto l’11 aprile, il cui obiettivo è mettere fine definitivamente alla guerra scatenata dagli Stati Uniti a da Israele il 28 febbraio.

L’8 aprile l’Iran aveva presentato un piano in dieci punti per mettere fine al conflitto, che prevede il controllo iraniano sullo stretto di Hormuz, il riconoscimento del diritto dell’Iran di arricchire l’uranio per scopi civili, la revoca delle sanzioni e la cessazione delle ostilità, anche in Libano.

Pur precisando che Israele non sospenderà gli attacchi in Libano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato il 9 aprile di essere disponibile a dei colloqui di pace con Beirut, che includano il disarmo di Hezbollah.

Secondo un funzionario israeliano, i colloqui potrebbero tenersi la prossima settimana a Washington.