L’attivista e rifugiata siriana Sarah Mardini e altre 23 persone sono state assolte il 15 gennaio dalla giustizia greca dall’accusa di traffico di migranti, una sentenza accolta con favore dalle organizzazioni per i diritti umani.

Gli attivisti erano stati incriminati nel 2018 sull’isola di Lesbo, all’epoca porta d’ingresso nell’Unione europea per decine di migliaia di persone in fuga dalla guerra in Siria, per “associazione a delinquere allo scopo di facilitare l’ingresso illegale di cittadini stranieri in Grecia”.

“Tutti gli imputati sono assolti perché il loro obiettivo non era commettere un reato, ma fornire aiuti umanitari”, ha dichiarato Vassilis Papathanassiou, presidente del tribunale penale di Mitilene, sull’isola di Lesbo.

Poche ore prima anche il procuratore Dimitris Smyrnis aveva chiesto l’assoluzione degli attivisti, sottolineando che “non è stata dimostrata alcuna responsabilità penale”.

Uscendo dal tribunale nella tarda serata del 15 gennaio, gli attivisti e i loro avvocati si sono abbracciati a lungo, ha riferito un giornalista dell’Afp.

“Salvare vite umane non è un crimine”, ha dichiarato commossa Mardini.

Rifugiata in Germania dal 2015 con la sua famiglia, Mardini, 30 anni, era presente all’udienza, come anche il tedesco-irlandese Sean Binder, uno dei coimputati.

Sarah Mardini e la sorella minore Yusra, entrambe nuotatrici di alto livello in Siria, erano diventate famose dopo aver salvato dei profughi dall’annegamento durante la pericolosa traversata dalla Turchia alla Grecia nel 2015.

Successivamente si erano trasferite a Berlino. La loro storia aveva fatto il giro del mondo ed era stata raccontata nel film biografico Le nuotatrici.

Sarah Mardini era stata arrestata nell’agosto 2018 mentre lavorava come volontaria per l’ong Erci a Lesbo, dove tra il 2015 e il 2016 sono arrivati centinaia di migliaia di profughi, in grande maggioranza siriani.

La sentenza è stata accolta con favore dalle organizzazioni per i diritti umani.

L’ong Amnesty international ha però sottolineato che “gli attivisti non avrebbero mai dovuto essere processati”.

“Sono stati sottoposti a un calvario giudiziario di sette anni solo per aver salvato delle vite”, ha aggiunto Human rights watch.