Circa un anno dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Natalia Soloshenko si è resa conto di aver bisogno di aiuto. Le notizie di morte e distruzione che arrivavano da ogni parte del paese erano diventate incessanti. A Žmerynka, la sua cittadina nell’Ucraina centrale, erano state risparmiate le atrocità di Buča e i bombardamenti di Mariupol, ma le sirene antiaeree si sentivano giorno e notte, costringendo spesso questa insegnante di chimica e biologia delle superiori a interrompere le lezioni e a cercare riparo con i suoi studenti nel rifugio sotterraneo della scuola.
Con l’intensificarsi della guerra, Soloshenko si è accorta che stava perdendo la capacità di concentrazione. Aveva cominciato a dimenticare le cose – parole, concetti scientifici, quello che voleva comprare al negozio di alimentari. Pensare era come farsi strada nella nebbia fitta. Ogni poche settimane veniva a sapere di un altro abitante di Žmerynka caduto al fronte. Molti erano stati suoi studenti o compagni di studi, ma capiva che qualcosa dentro di lei non andava perché aveva smesso di provare tristezza. Al suo posto sentiva solo irritazione.
Così, quando la figlia adulta è venuta a trovarla portando con sé una manciata di cappelli di funghi raggrinziti, arancio-rosati e punteggiati di bianco, il bisogno disperato di una soluzione l’ha resa curiosa.
Soloshenko è cresciuta sentendo dire che l’Amanita muscaria – comunemente nota come ovolo malefico, il fungo diventato famoso grazie al videogioco Super Mario bros – è velenosa, anche se in Ucraina e in altre regioni dell’Europa orientale e della Siberia ha una lunga storia come rimedio contro l’ansia e altri disturbi.
Ma dopo aver saputo che la figlia aveva cominciato a praticare il microdosing, cioè l’assunzione di piccole quantità del fungo nel tè a colazione, Soloshenko ha deciso di provarlo anche lei. Con sua sorpresa, ha sentito sciogliersi lo stress e la frustrazione nei confronti delle persone intorno a lei. Ha ricominciato a ricordare le cose e sono scomparse perfino le emicranie di cui soffriva da anni, ancora prima che i carri armati russi attraversassero il confine ucraino nel febbraio 2022.
In una serie di messaggi su Telegram dalla sua casa di Žmerynka – dove le continue interruzioni di corrente rendono la connessione internet troppo instabile per una telefonata – Soloshenko ha sottolineato che la decisione di assumere l’amanita è molto comune in tutta l’Ucraina.
“Sono così tanti i dispersi in guerra, così tanti i bambini rimasti senza padre”, mi ha detto. “L’incertezza della situazione fa paura. Non abbiamo fiducia nel futuro. Credo che siano tutte buone ragioni per soffrire di ansia ed essere stressati”.
Di fatto, ora che l’Ucraina è entrata nel quinto anno di guerra, il paese è nel pieno di una crisi di salute mentale. Un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’ottobre 2024rilevava che il 46 per cento degli ucraini ha problemi di salute mentale, mentre il conflitto ha anche interrotto i servizi di assistenza sanitaria.
In mancanza di alternative qualcuno, come Soloshenko, trova sollievo nell’amanita. La considerano un modo culturalmente appropriato per affrontare il trauma della guerra in una società che, come molte altre dell’ex Unione Sovietica, giudica ancora un tabù riconoscere pubblicamente di soffrire di depressione o ansia.
E anche se lo stigma legato alla salute mentale ha cominciato ad attenuarsi dopo l’invasione russa, l’accesso alla psicoterapia e agli antidepressivi è ancora gravemente insufficiente. L’amanita, al contrario, in Ucraina è legale e non è regolamentata come un farmaco. Si può comprare facilmente online.
Una popolarità in crescita
Negli ultimi tre anni i raccoglitori che ogni autunno cercano l’amanita sui pendii boscosi delle montagne e la vendono come integratore erboristico hanno visto impennarsi la domanda. Invece di consumarne grandi quantità, le persone preferiscono il microdosing, che consiste nell’assumere piccole dosi del fungo che non scatenano effetti spiacevoli come allucinazioni e sudorazione. L’amanita ha raggiunto perfino i soldati in servizio attivo al fronte.
“Tutto il paese avrebbe bisogno della psicoterapia”, dice Tatiana Boichuk, una raccoglitrice che negli ultimi due anni ha venduto amanita a migliaia di persone in tutta l’Ucraina. “Potresti portare qui tutti gli psicologi del mondo e non basterebbero”, mi ha raccontato in una chiamata su Telegram dalla sua casa a Vinnycja, a sud di Kiev.
Ma con la sua popolarità in crescita l’amanita ha suscitato polemiche. Alcuni medici ucraini ne hanno sconsigliato l’assunzione, mettendo in dubbio la sua efficacia e sottolineando i potenziali effetti tossici.
Gruppi come Heal Ukraine trauma, un’ong impegnata a trattare il disturbo da stress post-traumatico nei soldati ucraini con sostanze psichedeliche come i funghi contenenti psilocibina e l’mdma, hanno finora evitato di integrare l’amanita nella loro pratica. E anche se il fungo in Ucraina rimane legale, il governo ha segnalato che presto potrebbe intervenire per regolamentarlo, mentre ha proposto una normativa per autorizzare terapie assistite con l’mdma.
Alcuni paesi vicini come la Lituania hanno messo totalmente al bando l’amanita. Mentre scrivevo questo articolo anch’io mi sono chiesta se i suoi benefici sono poco più di un’illusione e se, nel pieno di una guerra brutale, una distinzione del genere ha davvero importanza.
L’Ucraina ha abbracciato l’amanita seguendo l’esempio degli Stati Uniti, dove da qualche anno si sta diffondendo un cosiddetto “rinascimento psichedelico”. Sostanze come psilocibina, ketamina, mdma e 5-MeO-DMT (uno psichedelico presente nel veleno dei rospi del deserto di Sonora) hanno perso lo status di droghe pericolose per essere riciclate come l’ultima frontiera del benessere, soprattutto tra le élite istruite e benestanti negli Stati Uniti e del nord globale più in generale.
Diversi governi locali degli Stati Uniti hanno autorizzato l’uso di funghi “magici” contenenti psilocibina per trattare la depressione, mentre i ritiri che offrono ayahuasca – una potente bevanda psichedelica ricavata da una liana sudamericana – stanno diventando sempre più popolari tra fasce di popolazione traumatizzate, per esempio i veterani di guerra.
Alcuni di questi centri operano apertamente negli Stati Uniti grazie a un’esenzione legale prevista per i gruppi religiosi. Il governo federale ha fatto sapere che potrebbe presto approvare la psilocibina per uso medico, rimuovendola dall’elenco delle sostanze vietate (come eroina e cocaina), il cosiddetto Schedule I.
Ma per lo più l’amanita non ha cavalcato quest’onda. Il fungo resta marginale, confinato in una piccola cerchia di irriducibili psiconauti (il termine usato dagli adepti per indicare chi esplora la coscienza attraverso gli psichedelici) in occidente e nelle comunità tradizionali degli hutsuli, un gruppo etnico dei Carpazi ucraini.
In parte dipende dalla sua resistenza alla commercializzazione. A differenza dei funghi contenenti psilocibina, l’amanita non è mai stata coltivata con successo in laboratorio e dev’essere raccolta nel suo ambiente naturale, dove cresce in simbiosi con alberi come querce, abeti e betulle. Il suo micelio – la parte del fungo che cresce nel terreno – instaura con l’apparato radicale degli alberi una simbiosi mutualistica nota come relazione ectomicorrizica. Poi i funghi spuntano dal terreno, spesso in cerchi concentrici noti in inglese come fairy rings, anelli delle fate, e in ucraino come “anelli delle streghe”.
Un altro problema è l’imprevedibilità dei suoi effetti e la sua potenziale tossicità. Il fungo contiene acido ibotenico, una neurotossina che può causare nausea, vomito, disorientamento e allucinazioni. Se consumate crude, dosi elevate di amanita provocano un’esperienza onirica, potenzialmente spaventosa, che dura ore e, in rari casi, può essere letale.
Ma se i funghi vengono bolliti o essiccati l’acido ibotenico si trasforma in muscimolo, una sostanza chimica che mima l’acido gamma-amminobutirrico (gaba), uno dei principali neurotrasmettitori del cervello. Anche l’alcol agisce sui recettori del gaba, e alcuni consumatori hanno paragonato gli effetti di dosi medio-alte di amanita all’ubriachezza.
Una rapida ricerca sugli psichedelici nel sito Erowid – gestito da un’organizzazione non profit per la riduzione del danno che si propone di fornire informazioni sulle sostanze psicoattive – rivela che alcune persone assumono ancora dosi elevate di amanita nel tentativo di raggiungere un breakthrough, il superamento di una soglia della percezione paragonabile a un viaggio psichedelico tradizionale.
Ma tutti i consumatori e i sei venditori con cui ho parlato in Ucraina e negli Stati Uniti raccomandano il microdosing, sia per ragioni di sicurezza sia perché le dosi elevate di regola non hanno nessuna utilità terapeutica. Anche le quantità ridotte, però, non sono le stesse per tutti: a qualcuno può bastare mezzo grammo, mentre altri arrivano fino a cinque grammi senza “sballare”, cioè senza percepire effetti di alterazione della coscienza.
Trovare la quantità giusta è un processo, mi ha detto Boichuk. Lei raccomanda ai suoi clienti di cominciare con una dose minima e aumentare gradualmente fino a individuare quella giusta.
Gli effetti dell’amanita possono variare anche a seconda della stagione e dell’ora, mi ha spiegato Boichuk. Presa al mattino può avere effetti energizzanti, simili al caffè, e la sera, invece, favorisce un sonno più profondo e prolungato. Molti consumatori, tra cui la stessa Boichuk, la assumono con dosaggi diversi a seconda della stagione, perché si accorgono di averne meno bisogno d’estate.
Meditazione in pillole
Pochi anni dopo essere stato innescato dal “rinascimento psichedelico” negli Stati Uniti, il boom dell’amanita è rimbalzato oltreoceano, anche se su scala relativamente ridotta. Su Zoom ho parlato con Vadym Khomenko, un imprenditore ucraino quarantenne che oggi vive in Lituania. Dopo l’inizio dell’invasione, nel 2022, Khomenko voleva fare qualcosa per aiutare le persone che soffrivano di stress e traumi dovuti alla guerra. Come molti altri in Ucraina è cresciuto ascoltando storie sull’amanita, ma invece di vendere il fungo intero ha deciso di isolarne il principale composto attivo, il muscimolo.
È un metodo contestato da alcuni consumatori dell’amanita, secondo i quali concentrarsi su una particolare molecola produce effetti diversi rispetto al consumo del fungo vero e proprio. Ma Khomenko ritiene che si potrebbe vendere più facilmente in un contesto normativo complesso come quello degli Stati Uniti, dove le agenzie federali richiedono uniformità e guardano con sospetto all’imprevedibilità.
L’azienda di Khomenko, che vende integratori a base di muscimolo con il nome di Muscimol One in Ucraina e di Present Perfect negli Stati Uniti, promuove il prodotto come “meditazione in pillole”. Non si propone tanto di aiutare a elaborare ricordi traumatici di lungo periodo, ha detto, quanto piuttosto di offrire un sollievo immediato nelle situazioni di forte stress, come durante gli allarmi aerei notturni a Kiev.
“Sei presente a te stesso”, mi ha spiegato Khomenko. “Non hai il cervello annebbiato e non ti senti sovreccitato. Sostanzialmente in quelle situazioni riesci a mantenere un certo autocontrollo”.
Tatyana Voloshin, una career coach (consulente di carriera) russo-ucraina che vive a Miami, usa l’amanita per aiutare i suoi clienti – da comuni cittadini ucraini a dirigenti d’azienda statunitensi che lavorano a Wall street – ad affrontare il burnout dovuto a professioni con alto livello di stress. Secondo Voloshin malgrado la crescente popolarità negli Stati Uniti l’amanita resterà una sostanza di nicchia perché non può essere standardizzata.
“Non è una pianta che puoi coltivare in laboratorio”, mi ha detto. “Se non puoi garantirne l’uniformità, come puoi trasformarla in una merce? L’amanita è intrinsecamente contraria alla mercificazione”.
Una storia popolare, probabilmente apocrifa, vuole che le renne volanti di Babbo Natale in realtà fossero allucinazioni provocate nei popoli artici dal consumo dei funghi
Può essere difficile immaginare un ruolo serio per l’amanita come supporto alla salute mentale perché per tanto tempo è appartenuta soprattutto al regno della fiaba, del mito e della leggenda. Una storia popolare, probabilmente apocrifa, vuole che le renne volanti di Babbo Natale in realtà fossero allucinazioni provocate nei popoli artici dal consumo dei funghi.
Altri racconti attribuiscono la tanto temuta forza e brutalità dei vichinghi a dosi elevate di Amanita muscaria o di un’altra specie, la Amanita pantherina dal cappello bruno, che li faceva diventare “furiosi”.
A metà del novecento, R. Gordon Wasson, ex dirigente bancario divenuto etnomicologo, sostenne che l’Amanita muscaria era la sostanza principale del soma, la bevanda sacra usata dalle popolazioni dell’antica valle dell’Indo per indurre l’immortalità che viene citata nei Veda, i testi fondativi dell’induismo.
In Ucraina e in altre regioni dell’ex Unione Sovietica l’amanita è conosciuta come mukhomor, “ammazza-mosche”, da cui deriva il nome inglese fly agaric (agarico dei mosche). Nonostante la sua tossicità per gli insetti, gli esseri umani consumano il fungo da millenni come medicina, sostanza inebriante e ausilio rituale.
Archeologi russi hanno scoperto incisioni rupestri che raffigurano l’amanita nell’estremo oriente siberiano. Nel suo libro del 2020 Fly agaric: a compendium of history, pharmacology, mythology, and exploration, l’antropologo Kevin Feeney riporta le storie di esploratori che nel settecento attraversarono la penisola della Kamčatka e videro i popoli indigeni koryak che consumavano amanita durante i banchetti.
Lo studioso dello sciamanesimo russo Olard Dixon (uno pseudonimo) ha ipotizzato che i popoli siberiani usassero gli stati onirici indotti dall’amanita per entrare in contatto con spiriti o antenati, definendo il viaggio allucinogeno “una sorta di volo spirituale, o una discesa e ascesa dell’anima”.
In seguito alle diverse ondate di colonizzazione russa, però, l’uso dell’amanita fu scoraggiato prima dalla chiesa ortodossa russa e poi dalle autorità sovietiche, che diffusero l’idea che il fungo fosse velenoso. Dopo l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991 queste idee rimasero radicate, soprattutto tra le generazioni più anziane.
Ma negli anni precedenti l’invasione russa qualcosa stava cambiando. Il microdosing – termine reso popolare negli anni dieci dallo studioso e divulgatore statunitense di psichedelici James Fadiman – cominciava a diffondersi, e le informazioni sull’amanita circolavano attraverso siti e social media in lingua russa e ucraina.
Nell’agosto 2022 una dottoressa russa residente nel nord della California e conosciuta come Baba Masha ha pubblicato il primo libro interamente dedicato alla questione, Microdosing with amanita muscaria. Presentava dati raccolti da più di tremila persone che avevano raccontato le loro esperienze di microdosaggio del fungo, con informazioni su dosi, tempi ed effetti.
Il libro, insieme al podcast in lingua russa di Masha, Radio psychedelix (che, a quanto dice, è stato vietato in Russia nel 2018 e poi di nuovo nel 2020 con l’accusa di “diffondere informazioni sulle droghe”), ha contribuito a divulgare le conoscenze sul microdosaggio dell’amanita nel mondo russofono, tra cui parti dell’Ucraina.
Questo aumento di popolarità è stato accompagnato dalle reazioni negative delle autorità e ha coinciso con alcuni allarmi sanitari. Nel 2025 un marchio di prodotti a base di funghi chiamato Diamond Shruumz è stato collegato a centinaia di avvelenamenti in tutti gli Stati Uniti e ad almeno due morti.
Anche se non è chiaro quali dei vari ingredienti fossero responsabili, in alcuni prodotti della Diamond Shruumz è stato rilevato muscimolo, cosa che ha spinto la Food and drug administration a emettere l’avviso di non usare l’amanita nei prodotti alimentari (come i cioccolatini ai funghi). Il fungo rimane legale in tutti gli stati tranne la Louisiana, ma i venditori sostengono di dover affrontare l’ostilità delle società di carte di credito e la diffidenza dei clienti.
Alcuni esperti hanno anche espresso il timore che l’amanita sia usata per curare i disturbi mentali senza alcuna ricerca scientifica a sostegno di questa ipotesi. Sull’[American Journal of Preventive Medicine](https://www.ajpmonline.org/article/S0749-3797(24)00163-6/fulltext), nel 2024 un gruppo di ricercatori e medici di salute pubblica della University of California, San Diego, ha ammonito che “senza evidenze cliniche” sull’efficacia dell’amanita nel trattamento di depressione o ansia, il suo uso “potrebbe prolungare sintomi che sarebbe possibile alleviare con terapie comprovate”.
Yevgeny Skripnik, uno psichiatra ucraino, si è espresso contro la crescente popolarità dell’amanita nel suo paese, sostenendo che i suoi effetti percepiti possono essere attribuiti all’effetto placebo. Senza i finanziamenti per condurre studi su larga scala i consumatori devono fare i conti con una letteratura scientifica spesso contraddittoria.
Per esempio un importante studio pubblicato l’anno scorso da ricercatori dei Paesi Bassi e della Repubblica Ceca sembrava sostenere le conclusioni di Skripnik sui classici psichedelici come i funghi “magici”. Lo studio, apparso nel novembre 2025 sulla rivista Neuropharmacology, ha rilevato che chi assumeva piccole dosi di psilocibina aspettandosi di percepire degli effetti di fatto li riscontrava, e riferiva risultati come maggiore creatività e miglioramento delle funzioni cognitive.
Ma studi precedenti sul muscimolo, il principio attivo dell’amanita, hanno anche evidenziato che riduce le risposte allo stress sopprimendo l’attività del sistema nervoso centrale.
Spedizioni tra i boschi
In una sera d’inizio ottobre, nel vivace quartiere Podil di Kiev, sono entrata in un negozio di wellness illuminato a giorno, lo Humanist doping market. Lo spazio pulito e quasi asettico mi ricordava un dispensario legale di marijuana, ma senza le teche di vetro che espongono varietà di indica e sativa. Al loro posto, oltre a frigoriferi pieni di kombucha, c’erano grandi barattoli di vitamine e integratori ordinatamente allineati sugli scaffali lungo le pareti.
Tra l’olio di Cbd e l’estratto di ginepro nero ho trovato l’amanita. Confezionata in involucri argentati iridescenti, era venduta in capsule contenenti fungo essiccato ma anche in tavolette di cioccolata.
Ho chiesto a una delle commesse, una donna dai capelli scuri che sembrava vicina ai trent’anni e mi ha detto solo il nome di battesimo, Alexandra, se dopo l’inizio della guerra aveva notato un aumento dei clienti che acquistavano amanita. Anche se il negozio aveva cominciato a venderla solo pochi mesi prima, Alexandra ha detto che il conflitto aveva coinciso con un maggiore interesse per il microdosing come strumento di benessere generale, mentre il rinascimento psichedelico si diffondeva anche in Ucraina.
“La domanda di amanita è cresciuta sensibilmente, perché può aiutare le persone ad affrontare stati di ansia e situazioni che destabilizzano il sistema nervoso”, mi ha detto Alexandra. Anche lei aveva cominciato a usare l’amanita durante la guerra e ha scoperto che la aiutava a dormire e a riscoprire la bellezza della natura perfino vivendo in città.
“Ora è arrivato l’autunno, e ho cominciato a notare di più i colori e alcune piccole cose molto belle”, ha aggiunto.
In Ucraina, come in altre parti dell’Europa orientale e del Caucaso, la raccolta dei funghi non è solo un’attività con un fine. Magari è cominciata così, per trovare qualcosa da mangiare in più in tempi di scarsità e carestia. Ma oggi è una tradizione profondamente radicata nella società, con famiglie che ogni estate e autunno si inoltrano nei boschi e poi consegnano il raccolto alle anziane dei villaggi, che lo essiccano e lo mettono sott’aceto per l’inverno.
Anche se sono nata in California la mia famiglia è russa e sono cresciuta ascoltando i miei genitori parlare di queste spedizioni con profonda nostalgia. Volevo capire cosa significasse cercare l’amanita nel bosco, non solo come attività economica, ma come pratica culturale.
La raccolta dei funghi è una tradizione profondamente radicata nella società
Due anni fa, sono entrata in contatto con Viktor Hordubei, un raccoglitore di funghi che vende l’amanita nel suo negozio online, Amanita Store. In quel periodo viveva a sud della città di Leopoli, nell’Ucraina occidentale, alle pendici dei Carpazi. Ma a ottobre, quando sono riuscita a seguirlo in una delle sue escursioni, si era trasferito nel sud della Polonia, preoccupato per la sicurezza della sua famiglia dopo lo sbarramento di missili russi che aveva colpito l’Ucraina occidentale alla fine del 2024.
Così, in un pungente mattino autunnale, Hordubei è venuto a prendermi alla stazione di Bielsko-Biała, a sud di Cracovia, e ci siamo diretti verso il bosco in cerca di funghi.
Hordubei ha 31 anni e lavora a tempo pieno come ingegnere informatico per un’azienda statunitense con una filiale in Ucraina. Come molti altri nella regione è cresciuto raccogliendo funghi con la famiglia e ricorda di aver imparato dal nonno quali specie raccogliere e quali evitare.
Già prima dell’invasione aveva cominciato a ricevere richieste di amanita da amici che sapevano quanto amasse passare del tempo nei boschi cercando esemplari della migliore qualità. Ha aperto un negozio online e ha iniziato rapidamente a fornire amanita in tutta l’Ucraina, perfino ai soldati in servizio attivo al fronte, che vivono nella costante paura di una morte imminente.
“Aiuta le persone a dimenticare”, mi ha detto Hordubei, “come se fosse un brutto sogno.”
Resta però il dubbio inquietante che l’entusiasmo per l’amanita sia solo marketing opportunistico e che il fungo, in realtà, sia attivamente dannoso. Nel 2023 il Servizio statale ucraino per la sicurezza alimentare e la tutela dei consumatori ha segnalato sei casi di intossicazione da Amanita muscaria, uno dei quali riguardava un undicenne che aveva comprato online delle capsule di funghi essiccati.
Nel 2025 la Polonia ha vietato la vendita di amanita, e alcuni dei raccoglitori con cui ho parlato temevano che l’Ucraina potesse seguire il suo esempio.
La soluzione, secondo l’imprenditore Khomenko, è raccogliere dati empirici che dimostrino gli effetti benefici dell’amanita. Finora la sua marginalità l’ha resa vulnerabile alla regolamentazione di un governo che non la comprende, ha detto.
“L’umanità sente di non avere una soluzione alla crisi di salute mentale, e non abbiamo molte possibilità di aiutarci da soli”, ha detto Khomenko. Il muscimolo, a suo giudizio, è “una molecola potente”, con la capacità di offrire sollievo alle persone, se usata correttamente. “Dobbiamo solo fare bene il nostro lavoro e fornire quante più informazioni aperte e scientifiche possibile”.
Per certi versi, però, avevo l’impressione che la domanda più importante non fosse se il fungo “funziona” davvero. Era chiaro che le persone si rivolgevano all’amanita per mancanza di alternative, in un paese dove in milioni convivono con lo stress e l’ansia di aspettare il prossimo attacco di droni o di ricevere una telefonata che annuncia la morte di una persona cara.
Le preoccupazioni per gli effetti tossici e per i venditori loschi in un mercato non regolamentato erano fondate, naturalmente. Ma in un contesto in cui terapie e farmaci del tipo accessibile in occidente scarseggiano – o forse non sono adatti a tutti – aveva senso che soluzioni dal basso come l’amanita funzionassero per almeno una parte della popolazione, effetto placebo o meno.
Per altri, come Hordubei, la composizione chimica del fungo è meno importante di ciò che rappresenta. Dopo aver lasciato l’Ucraina ha deciso di trasferirsi a Bielsko-Biała per essere vicino alla natura; quando si disconnette dal suo lavoro di programmatore, va quasi ogni giorno a camminare nel bosco, tempo permettendo.
Hordubei vende amanita a clienti online e la prende lui stesso, ma a differenza di Soloshenko non attribuisce al fungo grandi cambiamenti nella vita quotidiana o nella sua salute mentale. Invece quello che secondo lui lo ha davvero aiutato è semplicemente stare all’aperto: l’esercizio fisico, la calma, il legame con la famiglia e le sue radici.
Questo almeno era chiaro mentre gironzolavamo nel bosco, sbirciando sotto gli abeti e facendo scricchiolare le foglie cadute, con gli occhi che scrutavano il terreno in cerca di lampi di rosso. I primi quindici minuti non abbiamo trovato nulla, ma continuando ad addentrarci tra gli alberi ci siamo imbattuti nei primi esemplari di amanita, uno più grande dell’altro. Infine, dopo circa mezz’ora, abbiamo scovato il fungo ideale, armoniosamente proporzionato e grande come il mio pugno.
Hordubei lo ha afferrato per il gambo, staccandolo dal micelio con un coltellino. Ha spazzolato via con delicatezza la terra dal cappello, poi lo ha fatto ruotare tra le dita, ammirandone la pelle liscia e il colore acceso. Si è voltato verso di me con gli occhi che gli brillavano. “Guarda”, ha detto. “È semplicemente perfetto”.
(Traduzione di Giuseppina Cavallo)
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