Il 28 agosto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato di un anno il mandato della missione di pace Unifil nel sud del Libano e programmato il suo smantellamento per il 2027.

Israele e Stati Uniti hanno reagito salutando una decisione “storica”.

“Per una volta riceviamo buone notizie dalle Nazioni Unite”, ha affermato l’ambasciatore israeliano Danny Danon, accusando l’Unifil di non aver saputo impedire al gruppo Hezbollah di “assumere il controllo della regione”.

“Invitiamo la comunità internazionale a sfruttare il prossimo anno per rafforzare le forze armate libanesi”, ha dichiarato invece l’ambasciatrice statunitense ad interim Dorothy Shea.

Circa 10.800 caschi blu fungono da cuscinetto tra Israele e il Libano dal marzo 1978, ma il consueto rinnovo del loro mandato, che scade il 31 agosto, si è scontrato quest’anno con l’ostilità d’Israele e del suo alleato statunitense.

Sostenuta da Beirut, la Francia, incaricata del dossier, aveva inizialmente proposto una semplice proroga di un anno, limitandosi a un accenno su una possibile fine della missione in seguito.

Ma di fronte al rischio di un veto di Washington, che aveva portato a vari rinvii delle votazioni, la risoluzione approvata il 28 agosto all’unanimità fissa in modo inequivocabile lo smantellamento della forza di pace tra sedici mesi.

La risoluzione prevede “un’ultima proroga del mandato dell’Unifil fino al 31 dicembre 2026 e uno smantellamento ordinato e sicuro nei successivi dodici mesi”.

Al termine di questo periodo, la sicurezza nel sud del Libano dovrà essere garantita unicamente dall’esercito libanese, precisa il testo.

Le preoccupazioni di Londra e Pechino

Il presidente francese Emmanuel Macron ha accolto con favore la proroga di sedici mesi, sottolineando l’importanza di un “ritiro completo delle forze israeliane dal sud del Libano e la fine di qualunque violazione della sovranità libanese”.

Altri stati hanno invece espresso più chiaramente il loro rammarico per lo smantellamento dell’Unifil.

“Il Regno Unito ritiene che un ritiro prematuro dell’Unifil rischi di alimentare un clima d’insicurezza che Hezbollah potrebbe sfruttare”, ha dichiarato l’ambasciatore britannico aggiunto James Kariuki. Il rappresentante cinese Geng Shuang ha invece denunciato “l’ostinata insistenza di un membro del Consiglio nel non voler riconoscere la reale situazione sul terreno”.

La decisione arriva in un momento in cui il governo libanese si è impegnato a disarmare e smantellare Hezbollah entro la fine dell’anno, sotto la pressione di Washington e nell’ambito dell’accordo di tregua che aveva messo fine alla guerra con Israele.

L’accordo prevede il ritiro di Hezbollah e dell’esercito israeliano dall’area a sud del fiume Litani, ma Israele mantiene ancora oggi truppe in posizioni strategiche nella zona e conduce regolarmente raid in Libano.