L’inquinamento atmosferico si sta aggravando nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, a causa degli incendi boschivi senza precedenti che hanno spazzato via decenni di progressi, secondo uno studio pubblicato il 28 agosto negli Stati Uniti.

Il rapporto annuale dell’università di Chicago sulla qualità dell’aria, l’Air quality life index (Aqli), usa i dati satellitari per valutare i livelli di particolato fine pm2,5 nel mondo, valutando anche le conseguenze sulla speranza di vita delle persone.

“Il particolato fine rimane la più grande minaccia alla salute umana sul pianeta”, ha dichiarato all’Afp Michael Greenstone, professore di economia dell’università di Chicago e cofondatore dell’Aqli.

“È peggio delle sigarette, della malnutrizione, degli incidenti stradali e dell’aids”, ha aggiunto.

Secondo lo studio, la catastrofica stagione degli incendi in Canada nel 2023 ha causato un aumento del 50 per cento dei livelli di particolato fine nel paese, mentre gli Stati Uniti hanno registrato un aumento del 20 per cento.

Anche se i dati riguardano il periodo 1998-2023, la tendenza dovrebbe accentuarsi dato che entrambi i paesi affrontano stagioni degli incendi sempre più intense, in un contesto di accelerazione del riscaldamento globale.

“L’inquinamento atmosferico è come uno zombi che pensavamo di aver eliminato, ma che ora sta tornando”, ha dichiarato Greenstone.

Negli Stati Uniti, dove la California era tradizionalmente lo stato più inquinato, la situazione si è aggravata in Wisconsin, Illinois, Indiana e Ohio a causa dei venti provenienti dal Canada.

Nel 2023 più del 50 per cento dei canadesi ha respirato aria che superava lo standard nazionale di 8,8 microgrammi per metro cubo, un aumento considerevole rispetto al meno del 5 per cento registrato nei cinque anni precedenti.

Le regioni più colpite sono i Territori del Nordovest, la Columbia Britannica e l’Alberta, dove l’aspettativa di vita si è ridotta di due anni.

Nel mondo i livelli di particolato fine sono aumentati a 24,1 microgrammi per metro cubo nel 2023, contro i 23,7 dell’anno precedente. Il dato è quasi cinque volte più alto di quello raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

In controtendenza ci sono l’Unione europea e l’Africa centroccidentale, che hanno registrato riduzioni nei livelli di particolato fine rispettivamente del 6 e dell’8 per cento.