Meteorologicamente parlando, l’Europa è un posto tranquillo. Uragani, monsoni e tempeste di sabbia la risparmiano. Ma da qualche tempo qualcosa la distingue in modo sempre più allarmante. Si sta scaldando più velocemente degli altri continenti. Dalla metà degli anni novanta le sue temperature medie sono aumentate di 0,53 gradi Celsius a decennio, che è più del doppio della media globale terrestre di 0,26. E quest’estate gli effetti sono stati drammaticamente evidenti.
Le ondate di caldo hanno colpito il nord dell’Europa a giugno e il sud ad agosto. Secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis), fino al 19 agosto nell’Unione europea sono bruciati quasi diecimila chilometri quadrati di boschi (un milione di ettari), in confronto alla media di 2.440 dello stesso periodo dal 2006. Gli incendi hanno spazzato via vaste aree dei Balcani, dell’isola di Cipro, e in Francia, Grecia, Portogallo e Spagna. Alcuni si sono spaventosamente avvicinati a grandi città come Madrid, Porto, Podgorica e Patrasso, la terza della Grecia per abitanti. Almeno otto persone sono morte, ma probabilmente sono state molte di più. I paesi che stanno cercando di far fronte alla situazione hanno chiesto aiuto per ben 17 volte attraverso il meccanismo di protezione civile dell’Unione, il sistema che coordina la risposta ai disastri.
Rispetto alle sue dimensioni, il Portogallo è stato il più colpito. Il fuoco ha consumato il 2,9 per cento dell’intero territorio del paese: 2.600 chilometri quadrati, più di quelli bruciati in tutta l’Unione europea nello stesso periodo dell’anno scorso. Altri quattromila chilometri quadrati sono stati devastati nella vicina Spagna e trentamila spagnoli sono stati costretti a lasciare la casa. Alcuni degli incendi sono stati di un’intensità esplosiva, e questa sembra essere la nuova tendenza. “Ci sono aree in cui non c’è modo di controllare gli incendi con mezzi umani”, ha dichiarato la ministra della difesa spagnola Margarita Robles. “Solo le condizioni atmosferiche ci permetteranno di riprendere il controllo”.
Con le temperature in calo e le piogge in arrivo, forse il picco è stato superato. Ma rimangono molti interrogativi sulla necessità che i governi centrali e regionali facciano qualcosa di più. Secondo un’associazione di aziende forestali, tra il 2009 e il 2022, in Spagna gli investimenti pubblici nella prevenzione degli incendi sono diminuiti di più della metà.
Il riscaldamento globale trasforma di fatto gran parte delle campagne europee in legna da ardere. Ma di certo non appicca il fuoco, che si deve a eventi naturali, di solito fulmini, o all’intervento umano. Lo studio più recente sulle cause degli incendi boschivi in Europa ha usato i dati del 2016. Degli incendi con cause note (più della metà del totale), solo il 4 per cento è scoppiato in modo naturale. Il 39 per cento si spiega con incidenti e negligenze. Ma il problema principale, che riguarda il 57 per cento dei casi, è che i fuochi sono stati accesi intenzionalmente.
All’inizio degli anni duemila in Italia il corpo forestale dello stato (Cfs), che in seguito è stato assorbito dai carabinieri, aveva condotto uno studio dettagliato sulla base dei dati del 2001. La percentuale degli incendi dolosi era il 60 per cento, quasi identica alle cifre dell’indagine successiva fatta in tutta l’Unione europea. La guardia forestale aveva scoperto che solo circa uno su dieci dei fuochi era stato acceso da piromani o da persone con disturbi psichici. Nella maggior parte dei casi invece era successo che un tentativo di sgomberare la terra per il pascolo era sfuggito di mano. E altri incendi erano stati accesi per fare in modo che l’area bruciata potesse essere successivamente riclassificata e destinata all’edilizia.
È chiaro che sarebbe opportuno inasprire le sanzioni per chi appicca gli incendi e garantire che i terreni devastati dalle fiamme non possano essere successivamente usati per il pascolo o l’edilizia. E forse varrebbe anche la pena di riflettere attentamente prima di porre fine all’autonomia di forze specializzate come la guardia forestale.
(Traduzione di Bruna Tortorella)
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