Il 26 agosto alcuni ministri e politici francesi hanno espresso la speranza che il primo ministro François Bayrou possa ottenere la fiducia all’assemblea nazionale l’8 settembre, ma la quasi certezza di un voto negativo impone di cominciare a pensare al dopo: nomina di un nuovo premier, scioglimento dell’assemblea o addirittura dimissioni del presidente Emmanuel Macron, come vorrebbe il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon?
Di fronte al rifiuto del suo piano di risparmi di bilancio da quasi 44 miliardi di euro, considerato indispensabile per risanare i conti pubblici, nonché agli appelli dei sindacati a bloccare il paese il 10 settembre, il 25 agosto Bayrou aveva deciso di giocarsi il tutto per tutto con un voto di fiducia.
Su richiesta del premier, Macron convocherà per l’8 settembre una sessione parlamentare straordinaria in cui Bayrou chiederà la fiducia su una dichiarazione di politica generale. La sua speranza è ottenere un via libera sulle linee generali del suo piano di riduzione del deficit pubblico, per poi negoziare le misure specifiche in un secondo momento.
Ma le reazioni dell’opposizione sono state immediate e non sembrano lasciare possibilità di successo al governo, che è privo di maggioranza fin dalla sua nascita a dicembre.
Dal Rassemblement national (Rn, estrema destra) a La France insoumise (Lfi, sinistra radicale), passando per Les Écologistes e il Partito comunista, tutti si sono impegnati a votare no alla fiducia.
Il governo vorrebbe ancora trovare un accordo di compromesso con il Partito socialista (Ps). Ma “i socialisti voteranno contro la fiducia”, ha subito chiarito il loro leader Olivier Faure.
Il 26 agosto Bayrou ha affermato che i deputati avranno tredici giorni per scegliere tra “caos” e “responsabilità”.
“Siamo impegnati in una battaglia per ottenere la maggioranza l’8 settembre”, ha affermato il ministro dell’economia Eric Lombard su France Inter, assicurando che “c’è ancora la possibilità di avviare dei negoziati sulla ripartizione dei risparmi di bilancio”.
Il ministro dell’interno Bruno Retailleau, presidente del partito di centrodestra Les Républicains, ha messo in guardia contro una caduta del governo “che andrebbe contro gli interessi della Francia”, sottolineando in particolare il rischio di una “grave crisi finanziaria”.
Tre ipotesi in caso di caduta del governo
Ma, a meno di colpi di scena, la Francia sarà virtualmente senza governo tra meno di due settimane, aggravando un’instabilità politica causata dallo scioglimento dell’assemblea nazionale nel giugno 2024, dopo le elezioni europee.
In caso di caduta del governo, Marine Le Pen, leader storica dell’estrema destra, ha ribadito la sua richiesta di sciogliere l’assemblea nazionale, nella speranza di ottenere la maggioranza.
Macron ha più volte assicurato di voler evitare un nuovo scioglimento, “ma non è possibile escludere l’ipotesi”, ha ammesso il ministro della giustizia Gérald Darmanin.
Mélenchon è andato oltre la richiesta di scioglimento, chiedendo le dimissioni di Macron. “Bisogna impedire al presidente di nominare per la terza volta un primo ministro che porterebbe avanti la stessa politica”, ha dichiarato.