Le convocazioni degli ambasciatori sono un modo con cui i governi manifestano la propria irritazione. Di solito è un gesto riservato ai paesi ostili, ma quando è l’ambasciatore degli Stati Uniti a essere convocato dal ministero degli esteri francese, la diplomazia entra in una zona complicata e pericolosa. Ed è successo con il nuovo rappresentante dell’amministrazione Trump, Charles Kushner, che tra l’altro è anche (o forse soprattutto) il padre di Jared Kushner, genero di Donald Trump.
In questa vicenda c’è la forma e c’è il contesto. Con una lettera indirizzata al presidente francese Emmanuel Macron (pubblicata sul Wall Street Journal) in cui lo accusa di non fare abbastanza contro l’antisemitismo in Francia, Kushner, che non è un diplomatico di carriera, ha violato innanzitutto la forma, cioè le regole del gioco che proibiscono agli ambasciatori di immischiarsi negli affari interni del paese ospite. Ma non è il fatto più grave.
La cosa più inquietante è che in questo modo Kushner partecipa coscientemente a una campagna di destabilizzazione. La posta in gioco è semplice: il riconoscimento dello stato di Palestina da parte di Parigi, in programma il mese prossimo.
La lettera di Kushner fa seguito a quella con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu pochi giorni fa ha accusato Macron di gettare benzina sul fuoco dell’antisemitismo con la sua decisione di riconoscere la Palestina. Anche Kushner ha fatto riferimento alla questione, precisando alla fine della lettera di aver messo in copia Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
La settimana scorsa Kushner si trovava In Israele e ha perfino pubblicato una foto in compagnia di Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti, sostenitore dichiarato della colonizzazione dei territori palestinesi e amico di Netanyahu.
Stile diplomatico
La questione dell’antisemitismo è troppo seria per essere strumentalizzata in questo modo. Kushner ha ripreso i timori assolutamente reali di una parte della comunità ebraica per l’aumento degli atti antisemiti in Francia, ma l’ha trasformata in un’arma diplomatica, indebolendo così la sua posizione e rischiando di provocare un effetto opposto a quello sperato.
Il 25 luglio Macron ha voluto dimostrare che non intende lasciarsi intimidire da questi attacchi. Ha definito “intollerabile” il bombardamento di Israele su un ospedale della Striscia di Gaza, che ha provocato la morte di una ventina di persone tra cui diversi giornalisti che lavoravano per agenzie di stampa statunitensi e britanniche.
Ora tutto dipenderà dall’atteggiamento di Charles Kushner, che dopo la sua convocazione al ministero degli esteri francese ha incassato il pieno sostegno del dipartimento di stato a Washington. Se l’ambasciatore deciderà che intromettersi pubblicamente negli affari francesi sarà il suo “stile”, la questione rischia di degenerare. Tanto più che il governo statunitense, rappresentato da Kushner, non risparmia le intrusioni negli affari politici europei, solitamente a vantaggio dell’estrema destra (come in Germania, nel Regno Unito o in Francia) o dei nazionalisti populisti (in Polonia).
Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’Europa è alle prese con una situazione inedita, in cui il suo principale alleato è diventato anche un avversario politico. Bisognerà prepararsi: la lettera di Charles Kushner potrebbe essere solo l’antipasto di quello che ci aspetta in vista del 2027, quando ci saranno le prossime elezioni presidenziali in Francia.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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