Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dovrebbe convocare il suo gabinetto di sicurezza il 5 agosto per dare avvio a una nuova fase dell’operazione militare di Israele nella Striscia di Gaza, dove ha autorizzato l’ingresso parziale di aiuti umanitari.
La riunione, annunciata dai mezzi d’informazione, ma non confermata ufficialmente, si terrà il 5 agosto, mentre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite terrà una sessione dedicata alla questione degli ostaggi israeliani a Gaza, voluta da Israele, che vuole porre la questione “al centro dell’agenda globale”.
“Il 5 agosto si terrà una riunione ristretta sulla sicurezza nell’ufficio del primo ministro”, che riunirà i ministri della difesa e degli affari strategici e il capo di stato maggiore dell’esercito. Lo ha annunciato la televisione israeliana N12 il 5 agosto.
La stampa israeliana, citando funzionari che hanno parlato a condizione di anonimato, prevede la decisione del premier: “Netanyahu vuole che l’esercito israeliano conquisti l’intera Striscia di Gaza”. Lo ha detto la radio pubblica Kan.
Diversi componenti del governo che hanno parlato con il primo ministro “hanno confermato la sua decisione di estendere i combattimenti alle aree in cui potrebbero essere tenuti ostaggi”, sempre secondo la radio Kan. “Il dado è tratto. Ci stiamo muovendo verso la conquista totale della Striscia di Gaza”, riporta anche il quotidiano Ma’ariv.
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Il 4 agosto il Cogat, un’agenzia del ministero della difesa, responsabile dell’amministrazione civile a Gaza, ha nuovamente autorizzato l’ingresso parziale di beni privati in modo “controllato e graduale”.
“L’obiettivo è aumentare il volume di aiuti in entrata nella Striscia di Gaza, riducendo al contempo la dipendenza dalla raccolta di aiuti da parte delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali”, secondo il Cogat.
Un numero limitato di commercianti locali sarà autorizzato a mandare “prodotti alimentari di base, alimenti per l’infanzia, frutta e verdura e articoli per l’igiene (…) a Gaza, soggetti a diversi criteri e a rigorosi controlli di sicurezza”, ha spiegato il Cogat.
L’obiettivo rimane quello di “adottare tutte le misure possibili per impedire il coinvolgimento” di Hamas nella “consegna e distribuzione degli aiuti”, secondo il Cogat.
Alla fine di maggio, Israele ha revocato il blocco umanitario totale imposto sul territorio palestinese all’inizio di marzo, che dipende totalmente dagli aiuti internazionali, ma consente l’ingresso solo di quantità molto limitate, ritenute insufficienti dall’Onu.
La comunità internazionale esorta Israele ad aprire le porte agli aiuti umanitari. “Negare l’accesso al cibo ai civili può costituire un crimine di guerra, o persino un crimine contro l’umanità”, ha ribadito lunedì l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk.
Almeno 1.373 palestinesi sono stati uccisi dall’istituzione, il 27 maggio, di un nuovo sistema di distribuzione di aiuti attraverso la Gaza humanitarian foundation (Ghf), sostenuta da Israele e Stati Uniti, la maggior parte dei quali a causa del fuoco israeliano, “mentre cercavano cibo”, ha accusato l’Onu la scorsa settimana.
Hamas accusa Israele di mantenere deliberatamente il “caos” e di “organizzare la carestia”. L’attacco del 7 ottobre 2023 ha causato la morte di 1.219 persone sul lato israeliano, per lo più civili, secondo un conteggio dell’Afp basato su dati ufficiali.
Le rappresaglie israeliane hanno causato almeno 60.933 morti a Gaza, per lo più civili, secondo i dati del ministero della salute di Hamas, ritenuti affidabili dall’Onu.
I video pubblicati alla fine della scorsa settimana da Hamas e dalla Jihad Islamica che mostrano due ostaggi israeliani indeboliti ed emaciati hanno riacceso il dibattito sull’urgenza di un accordo che consenta il ritorno dei prigionieri.
Con le famiglie degli ostaggi, molti israeliani chiedono la fine delle ostilità per riportare “a casa gli ostaggi”. Netanyahu sta “portando Israele alla rovina e gli ostaggi alla morte”, ha accusato il Families forum, la principale organizzazione che rappresenta le famiglie dei prigionieri di Gaza.