Almeno trenta persone sono morte a causa delle forti piogge che hanno colpito la capitale cinese Pechino, mentre più di 80mila sono state costrette a lasciare le loro case, hanno annunciato il 29 luglio i mezzi d’informazione statali.
Negli ultimi due giorni violente precipitazioni sono state registrate nel nord della Cina, in particolare a Pechino e nelle province dell’Hebei, del Jilin e dello Shandong.
“Le intemperie hanno causato trenta morti a Pechino”, ha affermato l’agenzia di stampa statale Xinhua, citando il centro municipale di contrasto delle alluvioni.
“80.332 persone sono state costrette a lasciare le loro case”, ha riferito invece il quotidiano locale Beijing Daily.
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La situazione più grave si è verificata nel distretto di Miyun, nella parte nordorientale di Pechino.
Decine di strade sono state chiuse e migliaia di case sono rimaste senza elettricità.
“Gli abitanti sono pregati di evitare gli spostamenti nelle zone a rischio”, si legge sul Beijing Daily.
La sera del 28 luglio il presidente cinese Xi Jinping ha esortato le autorità ad accelerare le operazioni di soccorso nelle zone colpite da alluvioni e frane.
Nella provincia dell’Hebei, che circonda la capitale, una frana ha causato quattro morti e otto dispersi, ha riferito l’emittente tv statale Cctv.
Primo emettitore mondiale di gas serra
I disastri naturali sono piuttosto frequenti in Cina, soprattutto in estate, quando molte province del paese sono colpite da piogge torrenziali e ondate di caldo.
La Cina è il primo emettitore mondiale di gas serra, responsabili del riscaldamento globale e del conseguente aumento dell’intensità e della frequenza degli eventi estremi.
Allo stesso tempo il gigante asiatico è leader mondiale nel settore delle energie rinnovabili e punta a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.