Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Sono una donna eterosessuale trentenne e da due anni sto insieme a un uomo eterosessuale poco più giovane. Per i primi sedici mesi circa abbiamo mantenuto una relazione informale. Quando abbiamo fatto il discorso per “definire la relazione” (dietro sua richiesta!), lui ha accettato la mia regola del “nessun segreto importante”. Il grosso segreto che gli ho svelato io è questo: dovevo sposarmi con uno che poi ho lasciato, quindi là fuori ho un ex molto, molto risentito. (Il fatto che non siamo amici dipende dal mio ex, Dan, non da me. Sono rimasta amica con quasi tutti gli altri miei ex, mentre lui odia tutte le sue, fra cui ora ci sono anch’io. Hai ragione, è un campanello d’allarme). Il suo grosso segreto: ha un account sui social media dove pubblica foto provocanti. Di per sé andrebbe anche bene. Il mio fidanzato però accetta soldi da uomini sottomessi, gli vende la sua biancheria intima usata (!) e nei suoi scambi con loro usa un linguaggio estremamente omofobo e degradante. Lui si ostina a dire che non è omofobo per davvero e io gli credo. Non ha alcun problema con le persone gay, dice, è solo una recita. Lo capisco: alcune persone vogliono essere maltrattate. Quello che non capisco è perché debba essere lui a maltrattarli. Capirei se facesse questo tipo di lavoro sessuale (si tratta di lavoro sessuale?) per soldi o per eccitazione. Ma lui si ostina a dire che non lo eccita, Dan, proviene da una famiglia benestante (genitori molto ricchi) e ha un lavoro ben pagato nella loro azienda. Di che si tratta, allora, Dan? Quando gli chiedo perché continui a farlo – richiede un sacco di tempo e di impegno – lui ripete che lo fa solo per soldi. Lo eccita l’attenzione che riceve? È un esibizionista? È perché gli uomini gli parlano del suo corpo in modo diverso dalle donne? Sinceramente non credo che il mio fidanzato sia segretamente gay e non penso che si possa considerare tradimento. Ma non riesco a non pensare che stia mentendo a se stesso sul perché lo fa, e che ora stia mentendo anche a me.

– Finding I Need Dan’s Outrageous Moral Support

P.s. Uno scenario da incubo: mio fratello è gay. Non ha ancora conosciuto il mio fidanzato, ma lo farà. E se un giorno – dio non voglia – mio fratello dovesse imbattersi per caso nel suo account?

Il tuo fidanzato potrebbe essere bisessuale, Findom, ma in modo molto limitato. Con questo intendo dire che il tuo ragazzo prova un lieve brivido nel mettersi in mostra davanti agli uomini, o che gli piace far eccitare tizi sottomessi, o sapere che là fuori ci sono uomini che annusano le sue mutande usate mentre si masturbano, o tutte queste cose insieme.

Questo particolare tipo di lavoro sessuale (sì, lo è) che il tuo fidanzato sta svolgendo può richiedere parecchio tempo, perciò deve pur ricavarne qualcos’altro. E dato che non ha bisogno di soldi, rimane un’altra possibilità: questi scambi stimolano i sistemi di ricompensa in qualche anfratto del suo cervello. E se il tuo fidanzato è bisessuale solo per la findom, non credo ci sia nulla di scorretto nel fatto di definirsi eterosessuale (con se stesso, con te, con i suoi clienti).

Oppure forse, invece, è proprio per i soldi? Se c’è una cosa che abbiamo imparato sui ricchi negli ultimi decenni, Findom, è che non si accontentano di ciò che già possiedono. I milionari vogliono diventare miliardari, i miliardari vogliono diventare multimiliardari, ecc. (Non basta avere uno yacht, il tuo yacht deve avere anche un sottomarino). Quindi non si può scartare a priori la possibilità che il tuo fidanzato lo faccia per soldi. Il fatto che possieda già parecchio – e che a quanto pare sia destinato a ereditare ancora di più (fatti mettere al dito quell’anello, amica) – non significa che non voglia dell’altro.

E sai una cosa? Purché i tizi che pagano il tuo fidanzato in cambio di tempo, attenzione e mutande trovino che ne valga la pena, non c’è nulla di sbagliato in quello che lui sta facendo. E dati la sua età e il fatto che non te ne ha parlato finché non avete fatto quel discorso per definire il vostro rapporto, è del tutto possibile che tu sia la prima persona con cui parla di questo secondo mestiere un po’ kinky. Se non ci ha riflettuto troppo a fondo, forse non è stato in grado di spiegarti chiaramente perché lo fa. Dire al tuo fidanzato che il suo secondo mestiere non ti crea problemi – cioè esprimergli il tuo appoggio – anche se non capisci appieno perché lo fa, potrebbe portare a ulteriori conversazioni (e forse a un maggiore grado di consapevolezza da parte sua), Findom, e un giorno otterrai da lui una risposta più sensata.

P.s. Ho chiesto a Sunshyne Smile, un modello bisessuale che mette online contenuti più soft di quelli del tuo fidanzato, un parere sulle motivazioni del tuo ragazzo. “Io personalmente non lo farei se non ci fosse un ritorno economico o sessuale”, ha risposto Sunshyne in un’email. “Penso che il fidanzato di questa donna cerchi un senso di potere e controllo. Vuole sentirsi potente e dominante, ma non riesce a esserlo in altri ambiti della sua vita e ha trovato una sfera in cui può”. Credo che Sunshyne abbia colto nel segno: il tuo fidanzato lavora sostanzialmente per i suoi ricchi genitori, il che significa che non è mai sfuggito al loro controllo. Trovare un angolino di internet dov’è lui a comandare potrebbe avere un certo fascino.

P.p.s. Davvero? Tuo fratello gay che “si imbatte per caso” nell’account segreto del tuo fidanzato? È questo il tuo scenario da incubo? La mia tendenza a immaginare il peggiore degli scenari mi ha subito suggerito questo: vedere un lampo di riconoscimento sul volto di tuo fratello quando gli presenterai il tuo fidanzato, e in quel momento renderti conto che ci sono dieci paia di mutande del tuo ragazzo nascoste in fondo al suo cassetto dei calzini: quello sì che è il vero scenario da incubo.

Sono una donna cis di quarant’anni e ho una domanda su come riscoprire la mia identità sessuale da sottomessa dopo aver subìto una violenza. Per riassumere l’accaduto, durante un rapporto sessuale consensuale vanilla con il mio ormai ex, gli ho chiesto di smettere perché mi sentivo a disagio, e lui mi ha immobilizzata fisicamente e non si è fermato nonostante i miei “no” sempre più insistenti, e nonostante avessi usato una parola di sicurezza che avevamo concordato in precedenza quando sperimentavamo pratiche kink. Dopo l’accaduto ci ho messo parecchio tempo per capire che si trattava di stupro: lui ha subito riconosciuto di aver commesso un errore, ma ha anche attribuito parte della responsabilità a me, perché in precedenza gli avevo detto che volevo essere dominata e non gli avevo ricordato di recente quale fosse la nostra parola di sicurezza. (Adesso capisco quanto siano assurde quelle affermazioni e che persona di merda sia lui). Oggi sono al sicuro dal mio aggressore, e per fortuna da allora ho potuto godermi del sesso vanilla con più di un partner. Invece il solo pensiero di tornare a sperimentare con il kink della sottomissione mi provoca una forte sensazione di ansia a livello fisico: mi sento esposta e in pericolo anche solo a condividere i miei desideri con i partner, nel timore che qualcuno usi di nuovo la scusa del “pensavo che volessi farti dominare” per giustificare uno stupro. Per me è una grave perdita. Essere sottomessa è stato una parte fondamentale della mia identità sessuale privata e delle mie fantasie fin dai miei primissimi pensieri sessuali, e al momento della mia esperienza traumatica stavo appena cominciando a provare la gioia di esplorarla insieme ad altri. Sto seguendo una terapia dedicata e ho cominciato ad affrontare la questione del kink con il mio terapeuta, che è fantastico, ma mi chiedevo se anche tu e la tua comunità di ascoltatori aveste qualche suggerimento da darmi. Sono poliamorosa e ho almeno un partner di fiducia che conosce i miei trascorsi ed è disposto a lavorare con me su queste cose, ma al momento non ho partner con cui praticassi il kink prima dello stupro, e purtroppo nella mia vita ho avuto solo una manciata di esperienze kinky positive e sicure.

– Scared Manchester Sub

“Il senso di perdita descritto da Sms è del tutto normale”, dice Rena Martine, consulente su aspetti che riguardano la sessualità, divulgatrice e autrice. “La sottomissione richiede un livello di fiducia e vulnerabilità che va ben oltre la maggior parte delle pratiche vanilla. Vedere violata quella fiducia può aggravare il tradimento e creare un grave senso di sfiducia”.

Nella sua vita precedente Martine ha lavorato come viceprocuratrice distrettuale a Los Angeles, Sms, dove ha difeso donne vittime di violenze domestiche e aggressioni. Nel suo lavoro e nel suo libro, The sex you want, Martine aiuta le donne – comprese le vittime – ad accettare i propri desideri e la propria sessualità. E per alcune ciò significa ritrovare la strada verso i propri kink dopo la violenza che hanno subìto. E non solo accettarle in teoria, ma anche metterle in pratica.

“C’è un equivoco diffuso secondo cui la terapia è l’ultima tappa nel processo di guarigione da una violenza o un abuso sessuale”, spiega Martine. “Nella mia esperienza professionale, mi sono vista arrivare molte clienti che si sentivano ‘a pezzi’ perché anni di terapia non le avevano aiutate fino in fondo. E benché la terapia possa essere preziosissima, a un certo punto dobbiamo anche introdurre un’azione opposta, cioè offrire al cervello e al corpo nuove esperienze che contraddicano direttamente ciò che il trauma gli ha insegnato”.

Martine ritiene che dovresti – lentamente e con cautela – ricominciare a esplorare i tuoi desideri di sottomissione. Una volta accumulate un po’ di esperienze positive, Sms, l’esperienza negativa che hai avuto con il tuo ex non ti sembrerà più così opprimente.

“La notizia ottima è che Sms ha già un partner fidato disposto ad accompagnarla in questo percorso”, dice Martine. “In questo caso, l’azione opposta potrebbe significare reintrodurre molto delicatamente il kink nella sua vita intima, aumentando gradualmente il livello di sottomissione. Per esempio potrebbe introdurre un paio di manette in velcro facilmente rimovibili, mentre il partner si limita a essere presente. Quando si sentirà a suo agio, può chiedere al partner di mettergliele e togliergliele”.

E se con i polsini in velcro fila tutto liscio, Sms, potresti passare alla fase in cui il tuo partner ti lega simbolicamente, aggiungendo una molletta facile da rimuovere. Se anche lì fila tutto liscio, potresti usare strumenti da cui non puoi liberarti da sola e lucchetti che non puoi aprire da sola. (Stiamo usando il bondage come esempio. Se i tuoi desideri di sottomissione riguardano altro, individua i piccoli passi che puoi compiere mentre esplori la forma di sottomissione che ti è più congeniale).

“La cosa fondamentale è che lei rimanga saldamente al comando”, conclude Martine. “Il nostro cervello cerca sempre di proteggerci e lo fa basandosi sulle prove che gli forniamo. Pensa a ciascuno di questi piccoli passi come all’introduzione di nuove prove che dicono: ‘Non subirai abusi sessuali ogni volta che cedi il controllo’”.

Seguite Rena Martine su Instagram. Per saperne di più sul suo lavoro, visitate il suo sito web.

Prima io e la mia compagna adoravamo i giochi di ruolo dom/sub, e io amo ancora sottomettermi a lei. Tanti anni fa, quando cominciammo a fare sesso, lei era insicura, perciò le lasciai prendere le redini, per così dire. Abbiamo esplorato insieme. Vederla acquisire sicurezza nel corso degli anni è stato davvero gratificante! Ma strada facendo ho collezionato alcuni accessori in pelle che lei non ha mai apprezzato fino in fondo, e ormai non li usiamo più. (Non tutti gli esperimenti funzionano!). Vorrei trovare una nuova casa a questi oggetti. Non si tratta di giocattoli per le parti intime, ma solo di abbigliamento in pelle, palette, frustini e qualche cinghia. Oggi occupano solo spazio in casa. Trovo che sarebbe un vero spreco buttare via tutti questi oggetti. Come faccio a venderli o magari regalarne qualcuno? Esiste un mercato dell’usato? Ho provato a pubblicare un annuncio su Fetlife, ma non ha funzionato. Sicuramente alcuni dei tuoi ascoltatori potrebbero essere felici di averli. In ogni caso, cosa mi consigliate?

– Seeking To Unload Fetish Finds

L’attrezzatura kinky di qualità realizzata in pelle – capi di abbigliamento, palette, dispositivi di immobilizzazione – può davvero costare un occhio della testa, Stuff, ed è per questo che il dibattito in rete sul kink tocca ogni tanto questioni di classe e privilegio. (“Il leather non avrebbe mai dovuto essere una gara in costume per gente che ha soldi da buttare”, ha detto Michael Integritas in un reel di Instagram che è diventato virale nella comunità kinky.) La paura di essere giudicati perché non si possiede l’attrezzatura “giusta” o “sufficiente” tiene lontane alcune persone dagli eventi fetish dove potrebbero entrare in contatto con altri kinkster.

Perciò trovo bellissimo quando gli appassionati di kink regalano le attrezzature di cui non hanno più bisogno – perché ne hanno comprate di nuove o perché qualche pezzo che hanno comprato non ha suscitato gioia – invece di gettarle. Dato che regalare le cose su FetLife non ha funzionato, Stuff, potresti provare a creare un account su SecondSkin.co, un sito dove le persone vendono le robe usate. Disfarsi di qualcosa gratuitamente può suscitare dubbi sulla qualità o sulle condizioni, Stuff, perciò chiedi un piccolo contributo, sottolineando (nell’annuncio) che il tuo obiettivo principale è trovare una nuova casa a questi oggetti per evitare che finiscano in discarica. (A chi usa SecondSkin: non siate avidi e non chiedete per la vostra attrezzatura usata più di quello che costa nuova! Chi acquista attrezzature usate è alla ricerca di occasioni!). Oppure, se ti senti davvero coraggioso e sei deciso a regalare le tue vecchie cose senza chiedere nulla in cambio, Stuff, potresti iscriverti al gruppo Facebook “Buy nothing” della tua zona e vedere se c’è qualcuno interessato.

Significherebbe lasciare tutto fuori dalla porta di casa in attesa che qualche fortunato (o pervertito) del posto venga a ritirarla, quindi non è raccomandabile se non vuoi che i tuoi vicini lo scoprano.

(Traduzione di Francesco Graziosi)

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