Il 4 settembre la calciatrice spagnola Alexia Putellas, considerata una delle più forti del mondo, Pallone d’oro nel 2021 e nel 2022, ha fatto il suo esordio nella Women’s super league (Wsl), il massimo campionato inglese, contribuendo alla vittoria casalinga per 2-1 delle London City Lionesses sul Manchester United.

Putellas, 32 anni, conosciuta come “la reina” (la regina), aveva trascorso gli ultimi quattordici anni al Barcellona, vincendo dieci titoli nazionali e quattro Champions league, la più importante competizione europea per club, oltre ai Mondiali con la Spagna nel 2023.

Il suo trasferimento dal Barcellona, considerato la squadra di club più forte del mondo, alla Wsl, che insieme alla National women’s soccer league (Nwsl) statunitense è attualmente il campionato nazionale più competitivo, ha suscitato grande interesse nel mondo del calcio femminile, non solo nel Regno Unito.

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“Perché la calciatrice più forte del mondo ha accettato di giocare in un piccolo club londinese?”, titola il settimanale britannico The Economist. Le London City Lionesses non sono infatti uno dei grandi club tradizionali del calcio femminile inglese, come il Chelsea o l’Arsenal, ma un piccolo club fondato sette anni fa e promosso nella massima serie solo nel 2025, che gioca le partite casalinghe in un piccolo stadio a Bromley, una cittadina a sud di Londra.

Il club è l’unico tra i quattordici della Wsl a non essere collegato a una squadra maschile con lo stesso nome. In origine costituiva la sezione femminile del Millwall, ma nel 2019 le Millwall Lionesses si erano rese indipendenti e avevano cambiato nome. La svolta è arrivata quattro anni dopo, quando il club è stato acquistato dall’imprenditrice statunitense Michele Kang, già proprietaria di squadre femminili negli Stati Uniti e in Francia.

Dal 2025 Kang ha promosso grandi campagne acquisti per le London City Lionesses, che oltre a Putellas hanno portato all’ingaggio di Mary Earps, ex portiera della nazionale inglese, e di varie stelle straniere. In rosa c’è anche la capitana della nazionale italiana Elena Linari.

“Per evitare spese eccessive che possano portare al fallimento, da quest’anno i club devono operare entro dei limiti di spesa”, spiega l’Economist. “Per l’acquisto e per gli stipendi delle giocatrici le spese non devono superare l’80 per cento delle entrate, anche se è ammesso un contributo aggiuntivo delle proprietà pari al 25 per cento delle entrate o fino a quattro milioni di sterline (circa 4,7 milioni di euro). I club che violano le regole possono essere puniti con multe e penalizzazioni in classifica”.

Le nuove regole sono concepite per incoraggiare la sostenibilità finanziaria, ma rischiano anche di consolidare il dominio dei club già affermati. “L’Arsenal e il Chelsea, che insieme hanno vinto otto degli ultimi nove campionati inglesi, hanno entrambi registrato negli ultimi bilanci ricavi per 21 milioni di sterline (circa 25 milioni di euro), e hanno quindi a disposizione un budget molto più alto dei rivali”, prosegue il settimanale britannico.

“Kang punta quindi a moltiplicare i ricavi delle Lionesses per compensare le maggiori spese”, scrive l’Economist. “Nel 2024-2025 il fatturato totale del club era di poco superiore alle 900mila sterline (poco più di un milione di euro), cioè più o meno la cifra a cui ammonta lo stipendio annuale di Putellas, bonus esclusi. Da allora i ricavi sono aumentati – nella stagione 2025-2026 è entrato in vigore nella Wsl un contratto molto più vantaggioso per i diritti televisivi – ma anche i costi si sono impennati. Nel 2024-2025 il club ha registrato una perdita di 10,6 milioni di sterline (circa 12,3 milioni di euro). È possibile quindi che i ricavi debbano aumentare di quindici volte per rispettare le regole della Wsl”.

Secondo Christina Philippou, esperta di finanza calcistica all’università di Portsmouth, intervistata dall’Economist, il fatto che le Lionesses siano una squadra solo femminile potrebbe essere un vantaggio: “Il club, rispetto a tutti gli altri, potrebbe avere una maggiore capacità di attirare i marchi che focalizzano l’offerta sul pubblico femminile”.

Ma ci sono anche svantaggi, come la mancanza d’infrastrutture. La sezione femminile dell’Arsenal, per esempio, gioca le partite in casa all’Emirates stadium, lo stesso dei maschi, e la stagione scorsa ha registrato una media di più di 33mila spettatori.

Al momento le Lionesses giocano nel piccolo stadio del Bromley, un club maschile di terza divisione, e la stagione scorsa hanno registrato una media di 3.200 spettatori. “Quella di Kang è sicuramente una scommessa molto audace”, conclude l’Economist.

La Wsl è attualmente considerata il campionato più competitivo e seguito d’Europa, anche se i due club che da anni dominano a livello continentale, il Lione prima e il Barcellona poi, militano in altri campionati.

In Francia e Spagna, però, come anche in Germania, il divario tra club di prima fascia e tutti gli altri è maggiore, e questo rende molte partite piuttosto scontate. Dal 2016 l’unico club che è riuscito a interrompere il dominio del Lione e del Barcellona in Champions league è stato l’Arsenal, che ha trionfato nel 2025.

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Dal punto di vista economico, il calcio femminile sta attraversando una profonda trasformazione. Non è più considerato solo una costola del calcio maschile, ma un settore autonomo in forte crescita. Secondo un’analisi della multinazionale britannica Deloitte, le entrate globali del calcio femminile hanno ormai superato il miliardo di dollari, una cifra che corrisponde a circa il 35 per cento del totale dello sport femminile d’élite.

A differenza del calcio maschile, le cui entrate derivano soprattutto da enormi contratti televisivi, quello femminile dipende più dalle partnership commerciali. Le sponsorizzazioni rappresentano circa il 45-72 per cento delle entrate dei top club, mentre i diritti televisivi sono ancora indietro, anche se in crescita. Dal punto di vista dei marchi, investire nel calcio femminile produce un grande ritorno d’immagine perché è associato a valori d’inclusione, etica e responsabilità sociale.

Il ruolo dei finanziamenti pubblici

Il quotidiano britannico The Guardian si sofferma su un rapporto pubblicato da Tiya Banerjee, economista dell’e61 Institute in Australia, che analizza la correlazione tra la ricchezza di un paese e i risultati che ottiene nel calcio femminile.

Secondo Banerjee, il fattore determinante non è la ricchezza del paese in sé, ma quanto investe nel calcio femminile.

“I finanziamenti pubblici nel calcio femminile garantiscono un rendimento molto maggiore di quelli nel calcio maschile perché, in assenza di grosse entrate provenienti dal settore privato, fanno realmente la differenza”, afferma il Guardian.

Nonostante la crescita del calcio femminile, il divario negli stipendi di calciatori e calciatrici rimane abissale. Mentre i giocatori della Premier league, il massimo campionato inglese, guadagnano in media più di tre milioni di sterline all’anno, le giocatrici della Wsl si fermano a 47mila euro.

Nella stagione scorsa la Wsl ha registrato una media di quasi settemila spettatori a partita, più degli altri campionati d’Europa. Per quanto riguarda il campionato italiano, non sono disponibili i dati per il 2025-2026, ma nel 2024-2025 la media è stata di 885 spettatori a partita, con un aumento del 62 per cento rispetto all’anno precedente.

In Italia – nonostante il divario con altri paesi d’Europa, dovuto anche a un ritardo strutturale e culturale, e nonostante alcune difficoltà economiche, con molti club in perdita – il calcio femminile è in salute, con un aumento costante degli spettatori e dell’interesse. Secondo le stime, il 40 per cento della popolazione italiana è interessato al calcio femminile, mentre i tifosi veri e propri sono circa sette milioni.

Le cose vanno abbastanza bene anche dal punto di vista sportivo, con tre squadre, per la prima volta, qualificate alla fase principale della Champions league 2026-2027 (la League phase). Alla Roma campione d’Italia si sono infatti aggiunte l’Inter e la Juventus, che hanno superato i rispettivi turni preliminari.

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Mentre la nazionale di calcio maschile ha mancato la qualificazione alle ultime tre edizioni dei Mondiali, quella femminile, tredicesima nel ranking Fifa, ha partecipato alle ultime due, raggiungendo i quarti di finale nel 2019.

Nei prossimi mesi la nazionale femminile cercherà di ottenere la terza qualificazione consecutiva. Affronterà negli spareggi la Bielorussia a ottobre e, in caso di vittoria, la vincente di Finlandia-Serbia a dicembre. La fase finale dei Mondiali si svolgerà in Brasile nell’estate del 2027, con la Spagna della fuoriclasse Aitana Bonmatí campione in carica.

Una forte spinta al movimento in Italia è venuta con la decisione della Figc, nel 2015, d’incentivare la creazione di sezioni femminili dei club maschili, che ha permesso di aumentare notevolmente l’interesse per il calcio delle donne. Un secondo momento di svolta c’è stato nel luglio 2022, con il passaggio al professionismo, limitatamente alla serie A.

Questo ha portato all’introduzione di tutele contrattuali e di minimi salariali garantiti per fasce d’età, che per le giocatrici dai 24 anni in su ammontano a 27.464 euro lordi all’anno.

Secondo l’ultimo ReportCalcio della Figc, pubblicato nel luglio 2025, in Italia ci sono più di 45mila tesserate, un dato più che raddoppiato dal 2008 ma che rimane ben lontano da quelli di altri paesi europei, che superano ampiamente le centomila tesserate. Il numero delle tesserate tra i 10 e i 15 anni è più che triplicato. A livello individuale, inoltre, negli ultimi anni tre giocatrici italiane – Manuela Giugliano nel 2024 e Cristiana Girelli e Sofia Cantore nel 2025 – sono state incluse nella lista delle trenta candidate per il Pallone d’oro.

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