Un aspetto tipico dei periodi segnati da grandi mutamenti geopolitici – com’è di sicuro quello attuale – è la capacità di rendere possibili situazioni altrimenti inimmaginabili. È il caso della visita a Strasburgo del primo ministro canadese il 16 e 17 settembre.
Nel pomeriggio del 16 settembre Mark Carney sarà al parlamento europeo per ascoltare l’abituale “discorso sullo stato dell’Unione” pronunciato dalla presidente della commissione Ursula von der Leyen. Il 17, invece, toccherà a lui rivolgersi ai parlamentari dei 27 stati europei, con un discorso molto atteso.
In Europa Carney è diventato un eroe opponendo un secco no a Donald Trump e al suo diktat commerciale, ma ora è intenzionato a proporre agli europei se non proprio un matrimonio in piena regola, quanto meno un riavvicinamento significativo. La settimana scorsa il Wall Street Journal ha parlato addirittura di un possibile status di “paese associato dell’Unione europea”, che resta naturalmente tutto da definire.
Dal punto di vista del Canada l’obiettivo è chiaro: moltiplicare le alleanze e gli accordi per affrontare la crisi con gli Stati Uniti. Carney, in questo senso, è impegnato su tutti i fronti: da un lato accoglie investitori per promuovere le risorse del Canada, dall’altro firma accordi con la Cina, paese con cui Ottawa aveva fino a poco tempo fa rapporti piuttosto freddi.
L’Unione europea è il pezzo pregiato di questa strategia. Anche il vecchio continente, tra l’altro, sta cercando di diversificare le sue relazioni, e il Canada può offrire molto nel campo dell’energia, dei minerali e della tecnologia. Tutti ambiti che risultano fondamentali per le necessità dell’Unione.
L’iniziativa ha anche una dimensione spiccatamente politica. Il Canada e i paesi europei condividono la sensazione di essere stati traditi dal loro alleato storico, gli Stati Uniti. Per questo motivo, pur facendo parte di una Nato dominata dagli statunitensi, cercano di sviluppare una cooperazione militare che aggiri l’ostacolo. L’anno scorso, per esempio, il Canada è entrato a far parte della cosiddetta coalizione dei volenterosi creata su iniziativa di Londra e Parigi per sostenere l’Ucraina.
All’inizio dell’anno Carney ha lanciato inoltre l’idea di un’alleanza tra potenze medie in alternativa al mondo prigioniero dei rapporti di forza voluto da Stati Uniti, Russia e Cina. Gli europei, chiaramente, sono interessati.
Questa convergenza è assolutamente sensata, anche se non bisogna sottovalutare i possibili intoppi. L’Unione non è particolarmente flessibile e potrebbe incontrare grosse difficoltà a inventare un nuovo status per un paese extraeuropeo. Per non parlare degli interessi economici di alcuni settori specifici: dieci paesi dell’Unione europea, tra cui la Francia, non hanno ancora ratificato un trattato commerciale con il Canada firmato dieci anni fa.
Detto questo, il contesto generale è chiaramente cambiato. Nel mondo di Trump i paesi che avevano rapporti privilegiati con gli Stati Uniti dovranno reinventarsi se non vogliono essere trattati come vassalli. È questa l’origine del riallineamento dei pianeti tra i sostenitori di un mondo basato sul diritto e non sulla forza bruta. L’alleanza tra le potenze medie, in ogni caso, potrà funzionare solo se riuscirà a coinvolgere i grandi paesi del sud.
L’Europa, spesso divisa e impotente, ha una grande occasione per fissare un obiettivo comune e trovare il proprio posto nella ricomposizione dello scenario internazionale. Non possiamo permetterci di sprecarla.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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