Il ministro dell’interno francese Laurent Nunez si trova ad Algeri dal 16 febbraio, per una visita che il sito algerino Tout sur l’Algérie presenta così: “A nome di quale Francia viene Nunez? Quella nostalgica dell’Algeria francese rappresentata dalla leader di estrema destra Marine Le Pen e dall’ex ministro dell’interno e dirigente della destra tradizionale Bruno Retailleau, che vogliono una spaccatura? O quella degli adepti di un rapporto pacificato e libero dai contenziosi storici, incarnata dall’ex candidata socialista alla presidenza Ségolène Royal e da altre personalità?”
Questa prospettiva è evidentemente riduttiva e addossa tutta la responsabilità della crisi di nervi franco-algerina a Parigi, ignorando le lotte tra clan in corso ad Algeri che continuano ad avere un ruolo in diversi contesti, dalla liberazione a novembre dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal alla condanna il mese successivo del giornalista francese Christophe Gleizes, ancora detenuto.
In ogni caso questa lettura evidenzia fino a che punto la visita sia considerata una “ultima occasione”, come confermano a Parigi. Se il ministro dell’interno, sostenitore del dialogo con Algeri, dovesse tornare in patria a mani vuote, è verosimile che i rapporti tra Francia e Algeria entrino in un lungo periodo di gelo.
Anche se Nunez non ha voluto confermarlo prima della partenza, sappiamo che il 17 febbraio incontrerà il presidente algerino Abdelmajid Tebboune. Questo aspetto segna la differenza tra i normali contatti al livello dei ministri dell’interno e uno scambio realmente politico.
Dall’esito dell’incontro capiremo se sarà possibile fermare il degrado continuo delle relazioni franco-algerine (in corso da diciotto mesi) e invertire la tendenza attuale, naturalmente attraverso piccoli passi reciproci. Un segnale incoraggiante – e di questi tempi non ce ne sono molti – arriva dalla ripresa prudente dell’acquisto di grano francese dopo una lunga interruzione. In precedenza le importazioni dalla Francia coprivano buona parte del fabbisogno di cereali dell’Algeria, e lo stop è coinciso con l’allontanamento politico.
Ma questo non basta. Il destino del giornalista sportivo Christophe Gleizes, condannato in modo del tutto arbitrario a sette anni di carcere duro, è evidentemente al centro della questione, almeno per Parigi. Anche se esistono apparenze giudiziarie da difendere, resta il fatto che il presidente Tebboune avrebbe il potere di graziare Gleizes e chiudere un capitolo doloroso.
Ma anche se dovessero esserci passi avanti in questo senso, non lo sapremmo a stretto giro, perché l’Algeria stabilisce un’equivalenza (forzata ma con effetti concreti) con diverse vicende in corso in Francia, a cominciare dalla detenzione di un agente consolare algerino accusato di aver partecipato al rapimento di un oppositore del regime.
Ingranaggio bloccato
Alla fine dei conti lo stato dei rapporti tra la Francia e l’Algeria è un tema politico, e i contenziosi sarebbero superabili se solo ci fosse la volontà di riallacciare un dialogo che fino a due anni fa sembrava promettente. All’epoca i due presidenti, Tebboune ed Emmanuel Macron, si parlavano direttamente, tanto che nel 2024 si pensava a una vista del presidente algerino in Francia, anche se poi non se n’è fatto niente.
Da allora l’ingranaggio si è bloccato, sia su temi esplosivi, come la decisione francese di riconoscere la posizione marocchina sul Sahara Occidentale, sia sulla questione della memoria, nonostante gli sforzi dello storico Benjamin Stora, rispettato da entrambe le parti.
Lasciare che i rapporti sprofondino in un gelo duraturo non è nell’interesse di nessuno, né ad Algeri né a Parigi. La relazione tra i due paesi, infatti, riguarda milioni di persone che vivono in Francia ma la cui storia è legata a quella dell’Algeria. Eppure, se la visita di Nunez dovesse rivelarsi fallimentare, questo scenario preoccupante potrebbe concretizzarsi presto.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it