Il 2 novembre diversi attacchi informatici hanno colpito i sistemi di refrigerazione di decine di supermercati in Europa, facendo aumentare le temperature fino a 50 gradi. La conseguenza più immediata è stata la perdita di tonnellate di cibo.
I paesi coinvolti sono Belgio, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Italia, dove gli attacchi hanno interessato principalmente la Sicilia. Tre settimane fa un ciberattacco simile aveva colpito alcuni supermercati in Francia.
Inoltre, lo scorso agosto si erano verificati malfunzionamenti nei sistemi di refrigerazione di alcune basi militari statunitensi. Il 29 ottobre la Reuters ha rivelato che il Pentagono sta privilegiando la pista di un attacco informatico.
La reazione di Bruxelles
L’Unione europea ha reagito all’attacco del 2 novembre, che come i precedenti non è stato rivendicato, esprimendo “forte preoccupazione”. “Si tratta di un tentativo deliberato di sconvolgere la nostra filiera di approvvigionamento alimentare e di minare la fiducia dei consumatori. Prendiamo la minaccia molto seriamente”, ha dichiarato il commissario europeo per l’agricoltura e l’alimentazione Christophe Hansen.
Il timore è che si stia aprendo un nuovo fronte negli attacchi informatici. I frigoriferi non sono infatti gli unici dispositivi esposti agli hacker. Anche molti modelli di forni, lavatrici, lavastoviglie e impianti di riscaldamento sono collegati a internet per permettere l’accesso da remoto e il controllo automatizzato.
Campagna di sabotaggio
Il quotidiano britannico The Guardian si chiede chi ci sia dietro gli attacchi informatici, tirando in ballo possibili lupi solitari o piccoli gruppi con obiettivi politici o economici, ma anche gruppi di hacker legati a entità statali.
“L’ipotesi del coinvolgimento di uno stato è forse la più plausibile, considerando l’evidente effetto psicologico che attacchi di questo tipo possono avere su ampie fasce della popolazione”, afferma il quotidiano britannico, citando Russia, Cina e Corea del Nord.
“Di recente i capi dei servizi di sicurezza occidentali hanno avvertito che Mosca sta conducendo una campagna ibrida di sabotaggio in Europa, che probabilmente s’intensificherà nei prossimi mesi”, aggiunge.
Il Guardian sottolinea però che individuare gli autori sarà molto difficile a causa della relativa semplicità dell’attacco: “Chiunque siano, gli hacker non hanno neanche avuto bisogno di creare dei malware, e quindi sulla scena del crimine non sono rimaste tracce”.
I dispositivi della Danfoss
“I software che gestiscono i sistemi di refrigerazione commerciali sono connessi a internet”, e in quanto tali esposti agli attacchi degli hacker, spiega il settimanale tedesco Die Zeit.
Gli attacchi hanno colpito prevalentemente centraline digitali, termostati e software di controllo prodotti dall’azienda danese Danfoss. “L’azienda ha detto che molti dei dispositivi coinvolti sono modelli obsoleti per i quali non sono disponibili aggiornamenti, mentre nei modelli più recenti non sempre sono stati installati in tempo”, sottolinea il settimanale tedesco.
I software dei frigoriferi non sono aggiornati spesso come quelli dei computer e dei telefoni, per cui sono più vulnerabili.
Le conseguenze del ciberattacco avrebbero comunque potuto essere peggiori. Dopo l’episodio in Francia, infatti, molti supermercati avevano preso delle contromisure, rafforzando i loro sistemi informatici.
Danni più gravi
“L’attacco informatico del 2 novembre dimostra che, in un mondo iperconnesso come il nostro, le infrastrutture critiche sono estremamente vulnerabili”, afferma il quotidiano spagnolo El País.
“Gli attacchi hanno causato perdite economiche ad alcune aziende”, prosegue il quotidiano spagnolo. “Ma in futuro i danni potrebbero essere molto più gravi. Gli hacker potrebbero prendere di mira i sistemi di refrigerazione dove sono conservati i vaccini, magari durante una pandemia. Da questo punto di vista, gli attacchi delle ultime settimane potrebbero essere considerati un avvertimento”.
El País invita quindi governi e autorità locali a mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, anche nel settore energetico e in quello idrico.
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