Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Charlotte, 39 anni.

Il primo giorno

“Ogni volta che mi ritrovo accanto a lei, ho voglia di prenderle il viso tra le mani per baciarla. Ma non oso farlo perché lei ha quindici anni più di me, dirige la casa editrice in cui sto facendo uno stage e io non ho mai avuto una relazione con una donna. Incapace di accettare il mio desiderio per Zoé, mi accontento del piacere di sfiorarla quando siamo sedute l’una accanto all’altra o quando le passo vicino. So che vive con ‘qualcuno’, a volte dice ‘una persona’. In ogni caso, non specifica mai né il genere né il nome di questa persona. In segreto mi concedo di sognare che le piacciano le donne.

Due settimane dopo la fine del mio contratto, sono invitata a una festa per celebrare le ultime pubblicazioni a cui ho partecipato. Mi vesto completamente di nero, scelgo scarpe con i tacchi e infilo al dito medio un anello tuareg di cui vado molto fiera perché è un pezzo unico, una specie di portafortuna. Per timidezza saluto rapidamente Zoé e mi dedico ad altre cose chiacchierando con gli altri, anche se continuo a tenerla d’occhio, attenta a ogni suo minimo movimento.

Mentre la festa è in pieno svolgimento, lei si dirige verso di me e con un sorriso travolgente mi porge una busta. ‘Aprila quando sarai tornata a casa’, sussurra prima di allontanarsi. Il cuore comincia a battermi all’impazzata, la vista mi si annebbia, le mani mi tremano. Ho la sensazione che quella busta contenga qualcosa di importante. Rispetto il suo desiderio e nel guardaroba infilo il biglietto nello zaino. Ho un unico desiderio: leggerlo.

Tornata a casa dei miei genitori, una volta chiusa la porta della mia stanza, apro la sua lettera scritta a mano. Una pagina fronte e retro, l’inchiostro blu, alcune parole dal tratto più marcato di altre, degli spazi che sembrano esitazioni. È una lettera piena di emozione che suona come una confessione: ‘Un solo essere vi manca, e tutto è spopolato’, conclude. Per la prima volta, sento la forza della celebre frase di Alphonse de Lamartine.

Aggrappata a quella lettera, che rileggo decine di volte, mi rendo conto che la nostra attrazione è reciproca. Mi infilo nel mio lettino, completamente sconvolta. Sarò capace di fare il grande passo con lei? Ho vent’anni e conosco poco l’amore, anzi pochissimo e soprattutto non smetto di ripetermi che è più facile amare gli uomini.

Ma l’indomani stesso, convinta di non poter farmi sfuggire questa storia, le do appuntamento in un caffè parigino, vicino a rue de Rivoli. Quando arrivo lei è già lì, sorridente, calma, osservatrice. Mi siedo, un po’ imbarazzata per quello che sto per dirle. Accendo una sigaretta e passo rapidamente alle confessioni. Mentre io immaginavo che ci saremmo baciate appassionatamente, lei resta interdetta, quasi scioccata dalla mia dichiarazione. ‘Non me lo aspettavo’, sorride. ‘Ti ho scritto per liberarmi dei miei sentimenti, senza pensare nemmeno per un secondo che tu potessi provare la stessa cosa’.

Mentre attraversiamo in silenzio la Cour Carrée del Louvre, mi prende la mano con fermezza e propone di andare a dormire in albergo. Quando ci presentiamo alla reception, a qualche isolato di distanza, sono molto orgogliosa di essere al suo fianco. ‘Due letti singoli?’, ci chiedono. Mi diverte correggerli: ‘Una camera matrimoniale’. Lei mi spoglia teneramente, ma io tengo addosso i miei slip di cotone Petit Bateau. Un modo probabilmente per non lasciarmi andare completamente.

Molto presto, dopo quella prima notte, lei lascia la sua compagna e va a vivere un po’ ovunque, da amici o in alberghi dove la raggiungo ogni sera. Ci amiamo appassionatamente e scopro i piaceri della carne. ‘Capitolo uno, capitolo due…’. Ogni notte mi impartisce con molta dedizione una piccola lezione di educazione sessuale. Ho l’impressione che mi stia insegnando a vivere la mia vita”.

L’ultimo giorno

“Amo Zoé ma non posso fare a meno di ripeterle che, un giorno o l’altro, dovrò vivere una storia con un uomo. Per vedere, per fare un confronto, per farmi un’idea. È un’ossessione. Magari con quel ragazzo svedese che ho incontrato l’estate scorsa in Spagna e che mi ha promesso di raggiungermi a Parigi tra un viaggio e l’altro? Se in un primo momento lei comprende la mia richiesta, arrivando perfino a divertirsi un po’, con il tempo fa sempre più fatica ad accettarla.

Ha lasciato tutto per me: la sua compagna, il suo progetto di gravidanza, il suo appartamento. ‘Cosa ci fai con me?’, mi chiede, temendo che io prenda la nostra relazione un po’ troppo alla leggera. Chiaramente, non sono all’altezza delle sue aspettative. Ma mi è assolutamente impossibile prometterle un futuro insieme, nel momento in cui sento il bisogno di scoprire altri aspetti della mia vita sentimentale.

Un fine settimana, per parlarne più serenamente, mi porta nella sua casa di campagna dove facciamo delle sessioni fotografiche. Poso per lei tutto il giorno, nei campi, in un vecchio cantiere, sulla strada. Sono molto lusingata, ma al tempo stesso non capisco davvero cosa ci trovi in me. Non mi sento più molto a mio agio con me stessa da quando mi butto sul cibo a più non posso. È una cosa nervosa, mangio dolci di continuo. A fine giornata, invece di ritrovarci da sole a parlare del nostro futuro, beviamo qualcosa con due braccianti agricoli che ci provano con noi. Questo ci permette di non farci le vere domande.

Una volta tornate a Parigi ci vediamo sempre meno. Lei ha molto lavoro, è tornata per un periodo dalla sua ex compagna, non mi chiama più tutti i giorni. Soffro per questa separazione che ci sta consumando, ma non faccio nulla per riconquistarla. Mi concentro sui miei studi, sperando di incontrare presto un ragazzo per farmi un’idea.

Una sera la incrocio a una festa dove è venuta insieme alla sua ex compagna. Osservo la donna che aveva lasciato per me. Un portamento fiero, lunghi capelli neri ricci, una risata decisa, in confronto a lei mi sento insignificante. Noto che hanno una grande complicità. Io non valgo un granché rispetto a lei.

Qualche giorno dopo ricevo una busta di cartone. All’interno c’è un quaderno che contiene fotografie in bianco e nero di piccolo formato del nostro soggiorno in campagna. Tra una foto e l’altra ha scritto una favola per raccontare la nostra storia: io sono una piccola fata con tanti sogni e desideri. Scoprendo una pagina alla volta di questo quaderno a spirale, sono commossa da quest’ultimo regalo.

Quando arrivo alla terza di copertina, mi imbatto in una foto girata, attaccata alla buona con lo scotch. Una foto in più, come un post scriptum. Stacco l’adesivo e vedo Zoé, con il suo bel sorriso e i suoi occhi a mandorla. È di spalle, ma ha girato la testa, come per farmi un ultimo saluto. Se ne va per lasciarmi libera, senza rancore. ‘Ci lasciamo, ma è stato bello, no?’, sembra dirmi.

Più tardi, quando ho incontrato degli uomini, mi sono sempre sentita guidata da tutto ciò che mi aveva insegnato. Mi diceva di cercare la dolcezza degli uomini. Era convinta che avrei incontrato un uomo dolce”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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