Sono un uomo gay sieropositivo e sono sconvolto dalla direzione che sta prendendo il paese, perciò partecipo attivamente alle proteste. Ho un’amica progressista che vive in una cittadina a schiacciante maggioranza trumpiana ed è sposata con un sostenitore di Trump.
Mi manda spesso messaggi sulle sue paure per quello che sta succedendo e sembra sconvolta quanto me. Le ho parlato della mia preoccupazione per come l’attuale situazione politica potrebbe influire sulla mia vita e soprattutto su quella delle persone meno privilegiate di me, che potrebbero soffrirne.
Però lei non partecipa alle proteste ed evita di esprimere apertamente le sue idee, se non sui social. Ci sono manifestazioni nelle cittadine vicino alla sua che avrebbero bisogno di sostegno. Una volta, quando nella sua città c’è stata una protesta di Black lives matter, le stavano installando i ventilatori a soffitto in casa. A un’altra manifestazione non è andata perché aveva una festa di compleanno. Non ha mai partecipato a niente e io sono sempre più irritato.
Credo che sia importante esserci. So bene che siamo tutti diversi, quindi sto cercando di farmene una ragione. Mi sembra una persona che sta bene così e non vuole smuovere le acque, e questo per me è il massimo dell’ipocrisia. Ho la sensazione che sia stata proprio l’apatia a portarci fin qui, e mi chiedo davvero come, e se, continuare a tenere nella mia vita persone così.–Lettera firmata
Non è solo che siamo tutti diversi, è che persone diverse vivono situazioni diverse. Per chi abita nei nostri grandi centri urbani, proteste del tipo che descrivi sono controverse più o meno come una sagra di paese: non comportano praticamente alcun costo. Quasi tutte le persone che conosci saranno contente di vederti scendere in strada. Ma per la tua amica, che vive in una cittadina trumpiana, è tutta un’altra storia. I vicini che la vedrebbero alla manifestazione sarebbero gli stessi che incontra al supermercato o alle riunioni scolastiche.
Questo può voler dire convivere con la loro disapprovazione, ma anche essere emarginata. E, a differenza delle città dove i numeri possono crescere fino a diventare visibili, nelle piccole comunità omogenee le proteste rischiano di ottenere ben poco, a parte rafforzare la sensazione della maggioranza che la minoranza sia strana o fuori posto.
È giusto definirla un’ipocrita? L’ipocrisia consiste nel professare convinzioni che non si hanno. Lei condivide le tue idee, ma deve affrontare costi molto diversi quando si tratta di agire pubblicamente. E poi, essendo sposata con un sostenitore di Trump, quei costi si ripercuotono in tutta la sua vita quotidiana. Potrebbe anche essersi resa conto che esistono altri modi, a volte più efficaci, per convincere gli altri.
Le ricerche sul cosiddetto deep canvassing, una tecnica di dialogo e di ascolto attivo, mostrano che conversazioni di mezz’ora – ascoltare prima di tutto, invitare le persone a riflettere sulle loro opinioni, condividere la propria esperienza – possono cambiare gli atteggiamenti come raramente slogan e cartelli riescono a fare (al contrario, un ampio studio sui dati dal 2017 al 2022 è giunto alla scoraggiante conclusione che, nella politica elettorale statunitense, le proteste non sono quasi mai riuscite a modificare idee o preferenze di voto). Il semplice fatto di essere una persona con cui gli altri si sentono al sicuro nell’esprimere i loro dubbi può fare la differenza. In questa prospettiva, preferire conversazioni discrete all’esibizione pubblica potrebbe essere un’altra strategia, forse perfino migliore.
Tu dici che è stata l’apatia a portarci fin qui, alcuni ricercatori direbbero invece che ha avuto un ruolo anche la condiscendenza. La politologa Katherine Cramer, per esempio, ha studiato come il risentimento delle aree rurali sia stato alimentato dalla percezione del disprezzo proveniente dalle città. Quando ti chiedi se continuare a tenere nella tua vita persone poco impegnate come la tua amica, temo che sia tu a dimostrare una mancanza di empatia. La tua amica di provincia potrebbe aver valutato la sua situazione con più attenzione di quanto pensi. Forse la vera domanda è se lei dovrebbe tenere nella sua vita qualcuno che non ha preso in considerazione questa possibilità.
(Traduzione di Gigi Cavallo)
Il consulente etico è una rubrica del New York Times Magazine su come comportarsi di fronte a un dilemma morale. Qui ci sono tutte le puntate.
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