Mia moglie non lavora e dipende economicamente da me. È un accordo che abbiamo da anni e che funziona bene per entrambi. Abbiamo una vita confortevole, ma con un bilancio mensile piuttosto tirato.
Quando l’ho conosciuta, dieci anni fa, non fumava. Sapevo che lo aveva fatto in passato, ma mi assicurò di aver smesso completamente. Alcuni mesi fa, però, ha ricominciato. Ne abbiamo parlato e io le ho spiegato la mia posizione: naturalmente è libera di fumare, purché lo faccia fuori casa e la spesa per le sigarette non rientri nel nostro budget familiare. Dovrà trovare quei soldi altrove, in qualche modo.
Credo che il suo vizio sia un problema per la nostra famiglia, perché aumenta la probabilità che si ammali, e io non voglio contribuire in alcun modo. Però percepisco un certo risentimento per la mia posizione. Non le ho mai detto di no quando mi ha chiesto qualcosa, e questa situazione sta creando una frattura tra di noi. È giusto che paghi le sigarette di mia moglie?–Lettera firmata
La tua posizione è facile da capire: perché dovresti finanziare un’abitudine così dannosa? Però prova a fare un passo indietro e a considerare la situazione nel suo insieme. Visto che sei tu a guadagnare tutto il reddito familiare, hai assunto il controllo totale di quel denaro, attribuendoti un potere di veto unilaterale sulle spese di tua moglie.
Questo è un problema, e lei ha buone ragioni per risentirsi. Non stai trattando tua moglie come una partner alla pari, e non stai considerando le entrate familiari come una risorsa condivisa. La stai mettendo nella posizione di una moglie vittoriana, ridotta a impegnarsi gli orecchini per avere un po’ di soldi da spendere. Dato che presumibilmente contribuisce alla famiglia in altri modi, tra cui il lavoro domestico, ha senso ritenere che i tuoi guadagni siano di tutta la famiglia e che lei abbia del denaro da gestire liberamente. Se decide di spendere la sua parte in sigarette, è una sua scelta.
Allo stesso tempo, dovresti sentirti libero, come marito affettuoso profondamente preoccupato per il benessere di tua moglie, di dirle regolarmente che secondo te dovrebbe smettere. Solo che l’argomento della conversazione dovrebbe essere la sua salute, non il tuo denaro. Mio padre smise di fumare su richiesta di mia madre, ma quando ricominciò, lei cedette, e alla fine morì per un tumore legato al fumo. Vorrei che mia madre avesse tenuto duro.
Un giorno tua moglie potrebbe esserti grata per averla spinta a smettere di fumare. Ma il modo di aiutarla non è sfruttare il tuo potere economico: è discutere insieme di come sbarazzarsi di questa dipendenza.
(Traduzione di Gigi Cavallo)
Il consulente etico è una rubrica del New York Times Magazine su come comportarsi di fronte a un dilemma morale. Qui ci sono tutte le puntate.
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